Potendo scegliere

Si fa un gran parlare in questi giorni della “guerra anomala” degli americani, un po’ per l’escalation di yesuichèn Obama (che ha deluso i suoi tifosi veltroniani mandando più uomini e più armi di Bush in Iraq e in Afghanistan) e un po’ perché i nostri ragazzi stan morendo laggiù senza potersi neanche difendere. La casalinga di Voghera non capisce un cazzo di regole d’ingaggio e di “caveat”; sa solo che suo figlio rischia la pelle in un papocchio definito operazione di pace, e vorrebbe che potesse almeno cercare di stanare il nemico quando gli spara, invece di limitarsi a scappare. Poi ci sono i “danni collaterali”, cioè i morti civili che la propaganda islamica ha imparato a sbandierare, anche se sono quasi sempre complici dei talebani.

Ecco: la propaganda. Insieme al coinvolgimento dei civili è la vera novità delle guerre moderne, da un secolo a ‘sta parte. Con l’avvento della radio, dei cinegiornali, della Tv e di Internet la propaganda è diventata decisiva, nelle guerre. Non per nulla i vincitori del 1945 vollero processare i vinti a Norimberga, con grande (per quei tempi) enfasi mediatica. Solo l’odio per il nazismo condiviso da tutto il mondo poté far considerare credibile un processo che in realtà era privo di senso, e rese remissivi (anche se sprezzanti) i gerarchi. Ma già solo 50 anni dopo Milosevic e Saddam si mostrarono tutt’altro che remissivi, in processi come quello di Norimberga. Anzi, fecero i gradassi, s’atteggiarono ad eroi e a martiri, perché sapevano che la platea mediatica mondiale era divisa nel valutare le loro azioni di guerra. Non era più unanimemente ostile come a Norimberga

Questa divisione d’opinioni su Saddam e Milosevic fa capire quanto sia vano lo sforzo che l’uomo fa da sempre per dare alla guerra un volto umano. L’uomo vorrebbe mitigare in qualche modo la spaventosa violenza bellica che è visibile ogni giorno nella natura, la forza primigenia e divina in senso negativo, cioè luciferino. Già in epoca arcaica le questioni tribali o le dispute fra le città-stato venivano spesso regolate fra delegazioni, in scontri dalle norme prestabilite, anziché con guerre. Anche le regole di combattimento cavalleresche rispondevano a quest’esigenza, e su questa direttiva s’andò avanti nei secoli, fino alla convenzione di Ginevra, alla messa al bando dei gas, al trattato di non proliferazione nucleare, eccetera.

Sforzo lodevole, ma puntualmente vanificato dai vari Attila, Gengis Khan, Hitler, Stalin, Bin Laden, Rijna, Cesare Battisti… che ritennero sempre loro interesse particolare più importante del rispetto delle regole. Machiavelli (che non è morto ieri) scrisse che per il Principe il fine giustifica i mezzi, e quindi al suddito non resta che scegliere il male minore. E’ qui che torna in ballo il “principe” Obama. Tutti i regimi totalitari della storia, religiosi o laici che fossero, si sono sempre dimostrati più feroci e duri da scalzare delle democrazie, e gli Usa sono una democrazia. Potendo scegliere, preferirei nessun impero planetario. Ma se proprio mi fosse imposto, lo vorrei americano. Non certo russo, o cinese. Men che meno islamico.

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2 risposte a Potendo scegliere

  1. Bajet ha detto:

    A me gli Americani ricordano i gobbi, sempre spacconi, saccenti, presuntuosi, disonesti.
    Ha fatto più morti per diabete e obesità la coca cola che i regimi comunisti!
    Preferisco un impero planetario comandato dal \non sono un santo\, almeno ci sarà pane e pelo per tutti!!

  2. missis Horse ha detto:

    caro signor Bajet, dia un’occhiatina a questo sito e forse, dopo averlo attentamente letto, le verrà voglia di farsi una bella nuotata in una piscina colma di Coca Cola
    http://necropolisgulag.altervista.org/
    Le porgo distinti saluti – missis Horse

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