il solito giovane… mo' lo sistemo io…

Leggo che l’uomo raggiunge la massima creatività ed efficienza intorno ai 40 anni, e penso alla splendida creatività dei bambini. Picasso diceva: “Da bambino disegnavo come Raffaello, ma mi ci è voluta tutta la vita per imparare a disegnare come un bambino”. Anche l’efficienza (che non è un valore a sé stante, ma valutabile solo se applicato a campi precisi come lo sport, il lavoro, la comunicazione, il sesso…) a parità di soggetto e di campo d’applicazione cambia secondo il contesto in cui si estrinseca: età, clima, condizioni fisiche e psicologiche, effetti di farmaci o droghe…

L’età anagrafica, poi, è un concetto abbastanza relativo. A 40 anni sei un vegliardo tra i selvaggi del Borneo e un giovane scapolo nella longeva Italia del nord. Arriva però comunque, prima o poi e per tutti, l’età in cui, come scrisse Péguy, si diventa all’improvviso ciò che si è sempre stati. E’ il malinconico momento dell’anchilosi mentale, appena più accettabile se viene vissuto in modo consapevole. Quando i vecchi amici che non vedo da anni mi chiedono come me la passo, rispondo spesso (se sono di buonumore): “per fortuna e benevolenza di Dio invecchio, provvedendo all’ordinaria manutenzione della mia ormai acclarata mediocrità”. Il velo d’autoironia cela appena il senso della frase: ad una certa età sai chi sei, e che difficilmente cambierai.

E’ quello il sugo dell’aforisma di Péguy. Se sei lucido di mente, non puoi non prender atto della tua progressiva perdita d’efficienza (anche solo nel senso di banale efficienza operativa), défaillance umiliante che dovrebbe essere compensata da una minor impulsività e una maggior saggezza (o almeno una più facile visione di sintesi, dovuta all’esperienza). Purtroppo non è sempre così: sull’efficienza mentiamo a noi stessi, e la saggezza è minata da due insidie maligne: la depressione e la schiavitù dalle abitudini. L’una ci rende irascibili, pessimisti e vendicativi. L’altra ci fa da comodo pilota automatico, anchilosando la nostra capacità di scelta.

Ed ecco chi dà fuori di matto se la cena non è pronta alle sette in punto, o se qualcuno gli ha spiegazzato il giornale prima che lui lo leggesse. Quel che fa veramente rabbrividire, purtroppo, è che col progressivo elevarsi dell’età media in Occidente (e della gerontocrazia in Italia) molte decisioni importanti, politiche, giudiziarie, economiche… sono affidate a gente così. E’ terribile pensare di perdere una cosa importante (un lavoro, un affare, un’opportunità, una causa…) perché chi è chiamato a deciderne ha digerito male o sente dolore ai calli. Eppure succede. Troppe volte dietro la severità dei vecchi, dietro certe inflessibilità paludate di “augusta gravitas”, sono nascoste inconsapevoli (o inconfessabili) vendette. Per la propria vecchiaia che avanza e per invidia verso chi (incolpevole) ne è ancora lontano.

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