Costituzione cagionevole

Avete notato che da quando c’è la crisi internazionale le sinistre non osano più rimproverare la Lega di egoismo, perché hanno visto come si sono comportati i singoli stati europei ai primi spruzzi dello tsunami? Ognuno per sè, e vaffanculo Bruxelles. Banche salvate dallo Stato… “British job for british workers”: via gli operai italiani dalle raffinerie dell’Inghilterra… la Merkel che dà la Opel a Magna, anche se l’offerta Fiat era migliore, perché i “deutsche arbeiters” fanno casino… L’adagio, ovunque, è stato “prima noi, poi gli stranieri”. Ma quando lo diceva Bossi era un troglodita. Persino i precari statali si vergognano a berciare come prima, ora che vedono i veri precari (imprenditori, commercianti, artigiani, professionisti…) che chiudono, o resistono a stento coi fatturati dimezzati.

Mai come oggi suona vacuo l’articolo 1 della Costituzione (“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”) esempio palese del clima da guerra civile in cui fu scritta, con una guerra fredda in corso fra Est e Ovest, e il Pci pronto a prendere il potere. Molti partigiani rossi non avevano consegnato le armi dopo la liberazione, e le tenevano nascoste, pronte per la rivoluzione. I costituenti dovettero dar loro un contentino con quella frase, tanto solenne quanto demagogica e vuota. D’altra parte, cosa potevano scrivere? Fondata sulla vacanza? Sarebbero stati sinceri, vista l’italica passione per ponti, cure termali fittizie e false malattie, ma la decenza lo vietava. Fondata sulla religione? Lo scrissero a metà, riconoscendo il cattolicesimo come religione di Stato in base ai Patti Lateranensi, ma di più non potevano fare. Siamo mica islamici.

Quello che non fu mai chiarito, invece, è il diverso concetto che ognuno ha del lavoro. Fino a pochi decenni fa era ancora considerato una benedizione, una fortuna. Mia nonna, celiando, diceva sempre: “Vuoi numeri sicuri per il lotto? Ambo: travajé. Terno: seguité. Quaterna: mai pì chité”. Poi qualche pazzo ha detto che il lavoro era un diritto, ma poiché il lavoro presuppone un datore che abbia il suo tornaconto nel darlo, la scelta è netta. O questo datore è lo Stato (cioè noi), o è una classe imprenditoriale che, senza quel tornaconto, chiude e si mette in fila anche lei per una paga statale. Dopodiché lo Stato fa bancarotta, e finisce come l’Urss. Economicamente. Circa la libertà, guardate Cuba e la Corea del Nord, dove i lavoratori sono così prosperi e felici che non scioperano mai. Quelli che “il lavoro è un diritto” potrebbero emigrare lì, invece di sbandierare una costituzione scritta coi mitra sotto il tavolo. Anche se adesso, con la crisi, non la sbandierano più tanto…

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2 risposte a Costituzione cagionevole

  1. michele ha detto:

    …bellissimo pezzo, rispetto al quale non c’è alcunchè da aggiungere: bravo Manlio!
    Michele

  2. missis Horse ha detto:

    … io, invece, carissimo Michele, aggiungo una piccola nota: \BELLISSIMO PEZZO\!!!
    missis Horse

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