Problemi di confine

Si dice che spesso la realtà supera la fantasia. Ve ne racconto una. Sapete che, in goliardia, si usa “processare” le matricole prima di accettarle. Bene. Negli anni ’70 c’era a Torino un tal Roncaglia che s’era inventato il “Tribunale Goliardico Nazionale”, dal quale pretendeva di gestire le diatribe fra gli Ordini italiani. Scattò subito la burla: l’Ordine del Micco di Pistoia e quello del Chiavaccio di Prato finsero di rimettersi al Tribunale per la lite su una matricola che aveva, secondo le mappe del Roncaglia, la casa proprio sul confine fra i due Ordini. “La cucina e il bagno sono in territorio di Prato – diceva l’interpellanza – mentre la camera da letto è su Pistoia. Chi ha diritto a processarlo? Chi regna sui luoghi in cui egli riempie e vuota il corpo (cucina e bagno) o chi è sovrano su quello in cui egli riempie lo spirito studiando, sognando ed eventualmente dedicandosi all’autoerotismo (la camera da letto)?” Notate il riferimento all’autoerotismo: era impensabile, allora, che una vil matricola potesse avere altri tipi di attività sessuale…

Ad ogni modo, nonostante la burla fosse trasparente, il Roncaglia ci cascò come un merlo, ed emise la sentenza, con tanto di motivazione. Non so quale fosse, ma fu sventolata a lungo nelle piazze, a suo ludibrio. Sembra una storia relegata al mero ambito goliardico, quasi di fantasia, e invece la realtà, che come dicevo all’inizio supera spesso la fantasia, presenta un caso analogo all’imbocco della Val di Susa. Una diatriba concretissima che riguarda l’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, la cui chiesa è contesa dai due Comuni di Rosta e Buttigliera Alta perché il confine fra essi la taglia esattamente in due. Chi ha diritto ad apporvi il suo numero civico? Chi ha diritto di segnalarla come sua nel proprio sito Internet? “Noi – grida Buttigliera – perché il portale è nostro, come gran parte della navata”. Ribatte Rosta: “Sì, ma l’abside, mezzo campanile, la sacrestia e il chiostro, senza contare opere importanti come gli affreschi di Defendente Ferrari e i dipinti di Jaquerio, sono in territorio nostro”.

La discussione è annosa, e come nel caso-burla della matricola toscana l’argomento decisivo potrebbe essere quello della fruizione. Perchè i fedeli prendono la messa (chiedendo perdono a Dio nel Confiteor, o al prete nel confessionale) in un Comune, però prendono l’ostia consacrata nell’altro. I sacramenti sono tutti pari, come tali, ma per il fruitore è più importante il luogo dov’egli vuota l’anima dal peccato o quello dove la riempie di grazia eucaristica? Vien voglia di passare la questione al vecchio Roncaglia, invece lì ci son di mezzo (e da decenni) fior d’avvocati, geometri e notai. Vedete che noi goliardi, in fondo, siam più seri?

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