Kubra cavallo dell'est

Tra i clandestini che arrivano, quelli che creano problemi con la loro selvatica avidità sono in genere persone che già in patria ne creavano o stavano per crearne. Catapultati qui dalla loro realtà di fame quotidiana, han visto noi che se ci cade una moneta da 10 cents non ci abbassiamo manco a raccoglierla, e si sono incazzati, alzando le loro pretese persino nell’accattonaggio. Ho visto io al ristorante un mendicante con cartello che, fatto il giro del déhors (dove nessuno gli ha dato nulla), se l’è presa con l’unica persona che gli aveva dato qualcosa, anche se erano solo 20 cents. Ha guardato con disprezzo la moneta e colei che glie l’aveva data, poi glie l’ha gettata nel risotto, bofonchiando insulti nella sua lingua e dileguandosi prima che qualcuno reagisse.

Naturalmente l’esempio non fa testo, e la maggior parte degli immigrati sono lavoratori onesti, spesso malpagati (i clandestini addirittura ignobilmente sfruttati) dediti a mestieri che noi  non vogliamo più fare (per ora, poi con la crisi si vedrà…). Dai loro racconti in italiano scarno e sgrammaticato (e proprio per ciò colorati e forti come quadri di Ligabue) emerge il Far East che pulsa a due ore d’aereo da qui. Famiglie patriarcali, feste popolari, pesci pescati con le mani, mestieri qui ormai scomparsi, paesi senza regole, auto e moto tenute insieme con lo spago, botteghe senza licenza, aratri tirati dal cavallo, miniere ottocentesche…

Storie talvolta dure, come quella di Kubra, giovane contadino bulgaro al cui padre viene rubata la terra dal ras locale, con l’appoggio della burocrazia corrotta. Gli ultimi risparmi spesi (invano) in avvocati, poi l’inevitabile partenza, col magro viatico spolpato lungo il viaggio da doganieri corrotti e “passeurs” rapaci. Persino la valigia rubata a porta Nuova dai compatrioti che, come avvoltoi, aspettano lì i nuovi arrivati. Poi il calvario dei lavori in nero… 11 ore di betoniera per 30 euro, a volte 20, 10, o addirittura zero, come quella volta che il “caporale” italiano disse a Kubra: «Zingaro di merda, i tuoi compatrioti mi han fregato un mucchio di attrezzi, oggi tocca a te pagare per loro, non ti do un euro» e poi, sghignazzando: «Se non ti sta bene, puoi sempre andare alla polizia». Qui si capisce come è facile, per chi subisce certi torti, cedere alla tentazione di delinquere.

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4 risposte a Kubra cavallo dell'est

  1. donato ha detto:

    é un deja vue da chi, come me, ha letto i cartelli \non si affitta ai meridionali\ e che a scuola ero chiamato napulotto anche dai professori. l’incazzatura di chi si sentiva succube di tale situazione e che cercava disperatamente di professare la sua volontà di lavorare onestamente, è stata convogliata sulla stessa strada di chi era stato \inviato\ per fare strada alla mafia o cosche simili (e non mi si venga a dire che al nord i commercianti non sono a rischio taglieggiamento). ma, per il sindacato ed i partiti loro compari, \più eri incazzato, maggiormente facevi paura al padrone\. quando impareremo ad avere la giusta misura delle nostre azioni? la combricola dell’accozzaglia (pardon, l’avevano chiamata l’unione) ha cavalcato le situazioni che hai descritto con il loro intellettuale buonismo, tanto subdolo e falso, quanto pericoloso. il popolo degli \impegnati nel sociale\, dei pacifisti, dei no global senza se e senza ma, non ha imparato la lezione: bisogna che tutti abbiano delle regole da seguire. invece continuano ad urlare che, se non la pensi come loro sei un fascista, un guerrafondaio, un razzista. ciao Zeus

  2. Pingoss ha detto:

    Qui si capisce anche uno dei vantaggi del buon vecchio colonialismo. Mentre non sono ancora riuscito a comprendere le ragioni contrarie. Naturalmente andando un po’ più avanti degli stereotipi alla “ai hev a drìm” o alle solenni dichiarazioni sui diritti dell’uomo, scaturite dai pince-nez di austeri capitalisti in redingote.
    Pingoss

  3. manlio collino ha detto:

    Manlio,
    se incominci a giustificare anche tu i clandestini che delinquono, allora siamo a posto.
    Mia nonna ha fatto la prima guerra mondiale da bambina, la seconda da madre ed ha allevato sei figli da sola con due mucche nella stalla (una a mezzadro), ma non le è mai venuto in mente di rubare o di insegnarlo ai figli… o nipoti.
    Ciao, Ettore

  4. manlio collino ha detto:

    Ettore,
    attento: io non li giustifico.
    Ho solo scritto Qui si capisce come è facile, per chi subisce certi torti, cedere alla tentazione di delinquere.
    Molti muratori bergamaschi, davanti a uno che li avesse fatti ruscare come animali per 10 ore e poi non li avesse pagati (sfottendoli anche), si sarebbero fatti giustizia sommaria da soli.
    Il che equivale a delinquere.
    Nel caso di Kubra (che pure non è un ladro, né credo che lo diventerà, perché ha sani principi morali come tua nonna) è il capocantiere italiano che lo ha derubato.
    Se i clandestini li respingessimo, invece di sfruttarli, sarebbe molto meglio.
    Ma non fa comodo a molti piemontesi, che li impiegano (in nero) a potar vigne, cogliere frutta, pulire stalle, fare i giardinieri a poco prezzo nelle ville…
    E questo senza tirare in ballo la raccolta dei pomodori al sud, i cantieri della camorra, eccetera.
    De Gaulle, a un tale che gli diceva “Occorrerebbe eliminare i furbastri”, rispose “Vaste programme, mon ami, vaste programme…”
    Un abbraccio
    Manlio

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