I rave e le fave

Nell’indifferenza generale, e favorito anche del tramonto della Tv analogica a favore di quella digitale (molti, nell’occasione, hanno preferito abbonarsi a chi offriva un menu digitale più ricco) Murdoch ha battuto per la prima volta Berlusconi. Sky ha più abbonati di Mediaset premium. E ha dei fiori all’occhiello come Current Tv (brevi servizi-inchiesta autoprodotti da giovani giornalisti esordienti: tecnica spartana, ma argomenti scomodi) che di recente ha mandato in onda tre servizi interessanti sulle estati taliane. Uno sulle gare automobilistiche notturne clandestine, uno sulle risse in discoteca e uno sul mondo dei rave, le feste-lampo clandestine.

Il primo mi ha riportato alla mente le sfide notturne degli anni ‘60 al nostro bar, vicino a Piazza Bernini. Il percorso era bar-monumento di Crimea-bar. Tragitto libero. Partenza uno alla volta. Al ritorno del corridore gli si prendeva il tempo, poi partiva il successivo. Si mandava solo un “commissario di gara” al monumento perché testimoniasse l’effettivo doppiaggio della “boa” da parte dei concorrenti, per il resto bastava il cronometro. Non c’era ancora l’autovelox, non c’era traffico, e noi ci passavamo intere notti, d’estate. Mai un incidente. Quanto alle risse, non sono certo una novità: quarant’anni fa eravamo così incazzosi che non c’era bisogno d’aspettare la sera. Bastava una parola storta, e ce n’era per tutti.

Ma mi ha fatto tenerezza il servizio sui rave. L’autrice tentava di creare suspense… l’aggancio su Internet, il dettaglio accattivante (“c’è acqua…cascate….non posso dirti di più…”), l’itinerario svelato poco per volta via sms… Poi però all’arrivo c’era il solito capannone dismesso: ingresso 10 euro, senza biglietto (solo un timbro sulla mano, come facevamo noi alle cene goliardiche), un generatore a gasolio che pompava ansimando i watt necessari alle casse perché sparassero la “musica” ai decibel d’ordinanza, un tavolaccio dove comprare bibite e superalcolici e soprattutto lei: sua maestà la pasticca, una 30 euro, due 50. Tutto, ovviamente, esentasse. Personale in nero, niente Iva, niente Siae. Ma ecco che trillava il cellulare: c’era un altro rave a pochi Km. Poi un altro, e un altro ancora… e questo solo in Emilia. Figuriamoci nel resto della penisola. Il sospetto si faceva certezza: altro che rave, erano feste alla buona, come le nostre di tanti anni fa, con in più le pasticche e in meno il vino. Piccoli morsi pirateschi nella gran torta delle discoteche. L’esca è il brivido del proibito, l’amo è la pasticca, ma i pesci rimangono sempre loro, povri marajòn.

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