Zanzar show

Fa piacere, d’estate, cenare all’aperto. Ma che sia barbecue o cena fredda, la costante negativa è sempre quella: le zanzare. Oggi c’è pure quella “tigre”, che punge anche di giorno e surclassa l’anofele nostrana, più alla buona, che s’accontentava di ciucciare dall’imbrunire all’alba. Tra gli espedienti usati nei secoli per combatterle, cito con raccapriccio quello usato dai nobili veneti in epoca barocca. Si ispirava al trucco usato ancora oggi per salvare l’uva dalle vespe: mettere in testa ai filari un tralcio d’uva molto dolce per attirarle e non farle andar oltre. Gli incipriati e imparruccati sudditi della Serenissima “noleggiavano” i neonati alle famiglie più povere per esporli nudi davanti alle finestre aperte, in modo che le zanzare si fermassero su quei teneri culetti e non entrassero.

Oggi invece la guerra è chimica: zampironi, candele alla citronella, bruciaessenze al geranio, torce all’eucalipto, fornelletti, trappole ai raggi ultravioletti, stilografiche all’ammoniaca… un’industria. Ma è inutile. Le bastarde se ne fregano, anzi, ci guazzano. Sembrano allevate ad Autan, allattate a Vape. E i convitati iniziano il dibattito. Al solito gradasso che dice “a me non mi pungono” il solito spiritoso ribatte “perché sei così cattivo che fai schifo anche a loro”. Un classico. Poi c’è il martire (“se ce n’è una nel raggio di chilometri mi scova e mi pinza, anche attraverso i vestiti…”) che infligge a tutti una conferenza sugli ultimi ritrovati antipuntura. E c’è il padron di casa autoritario, quello che non consiglia, ma ordina (“datemi retta, che poi non voglio lamentele”) di usare la sua dotazione di stick, spray e unguenti, come fosse la cintura di sicurezza nel decollo.

Intorno al tavolo ha già disposto una tripla barriera difensiva. Torce aromatiche (le più lontane), piatti di coccio o di stagnola pieni di cera liquefatta su cui galleggiano enormi stoppini accesi e sfumazzanti (barriera intermedia, messa per terra, così c’inciampi e t’imbratti di cera scarpe e braghe) e infine zampironi sotto il tavolo. Si mangia avvolti da fumi velenosi (secondo una ricerca indiana uno zampirone nuoce quanto il fumo passivo di 51 sigarette) e zaffate dolciastre che coprono l’aroma ad ogni cibo e vino, senza peraltro evitare le punture. C’è gente disperata, dopo cena, che sniffa pecorino per rifarsi l’olfatto. Ma una cosa fa ridere. Se a tavola, fra tutti quegli olezzi fumiganti, uno osa accendersi la sigaretta, tutti lo guardano stupiti e imbarazzati, come se avesse sceso le mutande.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Zanzar show

  1. missis Horse ha detto:

    divertente lo “ZANZAR SHOW”… da Cafe Cabaret!… me lo sono veramente gustato (è il caso di specificare quale dei due? Il “ZANZAR SHOW”, naturalmente… il caffè lo bevo tutti i giorni al “ZANZIBAR”! ;)). 😀
    missis Horse

  2. Pingoss ha detto:

    …Mmmhhh, Missis, magari è un falso indizio. Ma stavolta c’è qualcosa su cui lavorare. Au revoir chez Zanzibar…
    Pingoss

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...