Esercizi obbligatori di corpo libero

Eccola ancora, l’ansia da solstizio estivo che mi allaga piano le cantine dello spirito… ogni anno peggio, come i compleanni, che da ragazzo aspettavo ingolosito, e da anziano mi danno una sempre più netta sensazione di sottile fastidio. Per me, la vera svolta dell’anno è il 21 Giugno: pietra miliare, capoverso, dado celeste implacabile che segna un punto e ti ricorda che devi avanzare di una casella in quel Monopoli al contrario che è la vita. Con quel dado celeste devi proprio avanzare. Lo senti. Coi dadi terrestri, invece, puoi ancora imbrogliare te stesso e gli altri, star fermo un turno, andare in prigione, pescar probabilità e imprevisti, tornare indietro con gioia, magari grazie a un bisturi, una pillola, un amore… 

Avanzare verso il Grande Traguardo fa paura, ed è inutile mascherare l’angoscia per questa svolta del pianeta intorno al sole con fuochi d’artificio, processioni, falò e feste d’antica origine pagana. Il gong del tempo vibra il suo colpo nel silenzio assordante dell’universo. La razione quotidiana di luce fa il suo grande salto all’indietro, librandosi per aria come il ginnasta a fine pista, dopo la serie di flic-flac degli esercizi obbligatori a corpo libero. Poi ripiglia la corsa in direzione opposta, verso il buio invernale, lasciandosi dietro una nuvola impalpabile di talco che pian piano si posa, e imbianca l’angolo, lasciando intravedere la traccia diagonale delle sue esibizioni, avanti e indietro sulla pista dell’esistenza. E poi ancora avanti, ancora indietro, fino al grande finale (doppio salto mortale disteso con avvitamento, il più difficile). E poi l’inchino ai giudici… il saluto ai compagni ed al pubblico… l’attesa del voto. Con la speranza di far meglio in un’altra gara, se ci sarà.

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12 risposte a Esercizi obbligatori di corpo libero

  1. Anonimo ha detto:

    … eccola ancora una tua poesia legata al tuo intimo, al tuo pensiero sulla vita e sulla morte… eccola ancora che mi viene in aiuto per capirti un pò di più o, forse, per confondermi di più… eccola ancora a colmare il mio vuoto con scenari magici e onirici… eccola ancora!

    missis Horse

  2. Anonimo ha detto:

    E adesso poggia il ginocchio destro a terra, e rileggi il post. Akunamatata.

  3. Anonimo ha detto:

    … akunamatata… ritorna sugli alberi…!

    Missis Horse

  4. Anonimo ha detto:

    Me l’aspettavo, Manlio, il tuo post sul solstizio. E siccome capisco (e me ne dolgo) l’altalenare stagionale del tuo umore, provo ad offrirti un punto di vista alternativo, per rincuorarti. A me l’accorciarsi delle ore di luce (da ieri al 21 dicembre, anticamera di quel Natale che significa appunto “festa della luce”) fa da sempre l’effetto opposto. Mi mette di buon umore. Al contrario, mi angosciano proprio le giornate che si allungano, annegando sempre di più la loro fine nella vacuità di tramonti interminabili, procrastinando un commiato comunque inevitabile; io preferisco il senso di protezione offerto dall’incombenza veloce del silenzio notturno, amo l’arrivo di quel buio che mi dice che non ho più nulla da compiere, che la giornata è finita ed inizia il riposo. In fondo il giorno, accorciandosi, anticipava all’uomo antico la cessazione dell’affanno quotidiano, ridava senso all’agognato riposo, quel riposo mai veramente goduto durante l’estate perché vanificato dall’ossessione di poter fare ancora qualcosa “approfittando della luce”… Adoro il sollievo che provo, d’inverno, nel togliermi gli sci dai piedi alle tre, conscio del fatto che per il resto del pomeriggio il buio e il freddo non mi consentirebbero di dedicarmi con buoni risultati a nulla, fuorchè al relax.
    Michele

  5. Anonimo ha detto:

    Per numero 3 dopo numero 2. Era parola di grando rispetto per grando scrittore. In ginocchio é lettore, come forse tutti capito. Meno te. Tu scusa me.

  6. Anonimo ha detto:

    Scusa Akunamatata, hai ragione e grazie per la critica. Non ne farò più… piuttosto vado a farmi un giro…
    Con simpatia
    Missis Horse

  7. Anonimo ha detto:

    caro Manlio, leggiucchiando qui e là del solstizio, ho rinvenuto un brano – evidentemente scritto da un massone – che corrisponde al mio pensiero, e poichè sono una mangusta guerreggiante, immune al morso dei serpenti, te lo mando e te lo dedico:

    “La scienza d’oggi ci dice, con Einstein, che “Solo chi ha il senso dell’insondabile Mistero che lo circonda, può essere uno scienziato”, e il Massone vuol essere un ricercatore…
    Il mistero ci avvolge, lo riconosceva quindi anche Einstein, ma quel divino che è in noi, più o meno avvertito; quel senso di privazione per qualcosa che è nostro, ma non qui; quell’armonia che spande dall’idea di un Ordine Universale da cui partiamo ed al quale torniamo, sono il nostro filo diretto che non richiede alcun intermediario.
    Continuamente, instancabilmente, il massone semina, e miete il suo raccolto.
    Non può trascorrere stagione senza che egli si disponga alla fatica di arare, con fiducia attenda che l’ inverno svolga il suo compito di catalizzatore di tutte le energie, per poi falciare, raccogliere, trebbiare.
    Il più antico dei frutti è il grano: umile, sottile, ricco. Da tempo, forse, neppure il massone si sofferma più a margine del campo a contemplarlo, ascoltando il confortante fruscìo degli steli che paion secchi e sono invece all’ apice della maturazione.
    Questa nostra moderna sconcertante evoluzione che ci fa rifuggire il caldo avvolgente, temere l’umidità della rugiada o della bruma, aborrire il gelo, deplorare il vento, ci fa dimenticare che il freddo invernale fa riposare la terra, che l’umidità la disseta più della pioggia, che la canicola fa esplodere la maturazione, che il vento fa volar via le scorie e agevola fruttuose copule.
    E i ritmi del nostro interiore percorso – che tanto beneficio avrebbero dall’ uniformarsi alle pazienti attese imposte dai cicli della luna e del sole – rimangono senza riferimento, oscillano in pericolosi asettici propositi che non trovano sponda nel ristoro della natura.
    Il 3 è la perfezione: pensiero ragione e coscienza; fuoco acqua e soffio: gli elementi dell’universo e del nostro essere. E allora, interpretando nel nostro microcosmo la perfezione, possiamo e dobbiamo anche cercare la comunicazione con gli altri esseri. Se traduciamo il fuoco con la passione, l’acqua con la fluidità di intento, l’aria con la trasparenza, quelle che possono essere per eccellenza definizioni dell’Amore, lentamente possiamo anche imparare a percepire il Fratello, sentendo dentro di noi i suoi stati d’animo, vivendo i suoi sentimenti, aprendo finalmente quel meccanismo tanto elementare, quanto inusitato ormai, dei vasi comunicanti. Se siamo determinati e concentrati sulla nostra finalità, tuffiamoci nel sentire nostro e altrui, e all’equinozio poi ci abbandoneremo alla spinta verso l’alto che senz’altro riceveremo.
    Coltiviamo questo tempo, cercando l’un l’altro di giungere a percepire il profumo dello spirito che ognuno di noi emana, fino a cogliere gioie e sofferenze invisibili del Fratello; affratelliamoci nella conoscenza vera, non quella superficiale della quale spesso ci accontentiamo.
    E subito, una o cento che siano le spighe del nostro individuale raccolto, sgraniamole senza contarle, deponendole con i Fratelli sull’aia del nostro Tempio, miscelando i chicchi: perché dalle mescolanze vengono sempre gli esiti più pregevoli!
    Auguro a Voi tutti, come a me, che il pensiero si mantenga cristallino, per sviluppare tutta la sua energia e trasmettersi fluido tra noi, che ci penseremo anche senza vederci.”

    rikki-tikki-tavi

  8. Anonimo ha detto:

    Per numero 6. Tutto bene, cara. Akunamatata significa forse NEMA PROBLEMA. E non dovrai mai mortificare il tuo istinto di critica.

  9. Anonimo ha detto:

    Se Missis Horse avesse il porto d’armi dovremmo stare attenti perfino a scaccolarci ai semafori. Perchè la fanciulla (del West) prima spara e poi ti magari ti critica ancora. Ed essendo una “tarantolata colliniana” è una simpatica intollerante.
    Pingoss

  10. Anonimo ha detto:

    Da numero 8 per Pingoss numero 9. Sei molto severo: io invecchiando divento più docile. Mi tradurresti plis gentilmente, brevemente, il termine “tarantolata colliniana”, che mi è avulso?

  11. Anonimo ha detto:

    ehi Pingosss! CIAO, allora saresti daccordo con Aku… !!!???? Se ti interessa, credo di sì, io non ho MAI “sparato”! OK (va bene?)?
    Il mio commento è il numero 1 e, quindi, il migliore, ne convieni?
    Da quando in qua il numero 1 é il peggiore?
    Ti abbraccio con simpatia e sono contenta di averti riletto! CIAO
    missis Horse (fanciulla dell’ovest)

  12. Anonimo ha detto:

    Gentile mangusta Rikki-tikki-tavi,
    Il tuo nome d’arte ha ridestato i ricordi di giovinezza e mi sono tornati alla memoria, Baloo, l’orso, Bagheera, la pantera, Ka ,il pitone, e tante altre figure ma la mangusta era paricolarmente simpatica.
    Cordialità
    Cesco

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