Ahi, serva Italia…

La sentenza a orologeria del processo Mills (su un caso di vent’anni fa…), la campagna di stampa gossipara sulle veline e su Noemi, le foto sulle presunte “orge” di villa Certosa (pubblicate dallo spagnolo “El Pais” che – guarda caso – è apparentato al gruppo editoriale della Repubblica/Espresso…) e gli attacchi a Berlusconi del solito Economist (e di altri fogli “progressisti” d’oltralpe e d’oltremare) hanno sortito l’effetto voluto: ridurre le proporzioni del successo del Pdl da cinque a dieci punti percentuali. Tralascio l’osservazione (già fatta da tanti altri) sull’effetto comico/patetico di un Pd costretto ad esultare per esser stato solo scazzottato anziché bastonato come temeva, e vengo all’aiuto della stampa estera.

La sinistra italiana ha molti alleati nella stampa europea, e li usa. Non le importa se questo dà licenza alla stessa stampa di dare addosso, poi, anche alla nostra nazione – e non solo al Berlusca – quando le fa comodo. E’ un po’ come quando le nostre signorie medioevali e rinascimentali in lotta fra di loro chiamavano gli stranieri in aiuto, ma poi dovevano sopportare che i loro eserciti si abbandonassero ad ogni genere di violenze e di saccheggi anche sui loro territori, o addirittura si rifiutassero di tornare a casa stabilendo “protettorati” più ispirati alla conquista che all’alleanza. Il ricorso alla stampa estera da parte della sinistra è solo la riedizione in chiave mediatica di quel vizio, che ci costò secoli di dominazioni straniere.

L’Italia è uno stato relativamente giovane (150 anni) ma gli italiani furono patriottici per un terzo di quel tempo, grosso modo dalla fine dell’800 (guerre coloniali ) alla fine del ventennio. Anche perché dal 1945 in poi le sinistre hanno cercato di cancellare ogni traccia dell’Italia monarchica e fascista, dai pilastri come l’egemonia culturale e l’alleanza con la chiesa, ai temi di facciata come il culto dello sport e della latinità. Non ci sono riuscite del tutto, ma di sicuro hanno sradicato quel poco di patriottismo che avevamo. Oggi, di fronte ad una globalizzazione che mette in crisi il concetto stesso di Stato-nazione, può anche darsi che sia stato un bene. Ma dovrebbero sradicarlo anche gli altri. Invece abbiamo visto che alle prime avvisaglie della grande crisi economica mondiale, ogni Stato (anche nella Ue) ha pensato agli interessi suoi. Ahi, serva Italia…

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