Nodi parentali gordiani

Tre storie strane e contraddittorie sui legami parentali. Storia n.1: il pensionato torinese che fu trovato mummificato addirittura due anni dopo la sua morte, ma che rimase ancora per mesi all’obitorio perché la moglie e i figli non volevano occuparsene: tanti anni prima lui era fuggito con un’altra, lasciandoli in miseria, e non s’era mai più fatto vivo. “E’ come se fosse morto allora” dicevano. Storia n.2: i figli adottivi e le madri naturali che hanno fondato un’associazione e si aiutano a vicenda a cercare gli uni la mamma, le altre i figli. Pensate che, nei testi di legge, colei che dopo il parto rifiuta la prole viene indicata come “procreatrice” e non come madre, come se l’atto contro natura la escludesse dal meritare quel sacro nome. Eppure, se nell’associazione ci sono molte “procreatrici” pentite che cercano disperatamente i figli rifiutati, non sempre le cose vanno così.

Storia n. 3: una “procreatrice” (agiata e con figli), è stata rintracciata per donare il midollo alla figlia rifiutata (sposata, e anche lei con due bimbi), ma si è negata per non perdere l’anonimato. “La legge mi ha garantito la segretezza – ha detto – e non posso ora rovinare la serenità della mia famiglia per un episodio sepolto della mia adolescenza”. La figlia leucemica, prima di morire, piangeva: “è come se mi avesse abbandonata un’altra volta”. In realtà la snaturata abbandonava con quel gesto anche i nipoti. Rivelandosi e donando il midollo avrebbe regalato una madre alla sua prima figlia, e una nonna ai due figli di lei.  Continuando a nascondersi e negando il midollo, ha reso orfani i due bimbi. Altro che far loro da nonna-madre per riscattare l’antica colpa! Si resta allibiti.

C’è un fatto interessante, da notare, dopo questa carrellata di vicende parentali tra loro contraddittorie. I figli adottivi riuniti nell’associazione vogliono sapere non tanto “chi” ma “perché”. Non gli interessa, cioè, l’identità della loro procreatrice, ma il motivo dell’abbandono. Come se avessero un complesso di colpa (loro, invece di lei!). Vogliono “chiudere il cerchio”, anche se sanno che potrebbe costargli rifiuti dolorosi (come è accaduto alla leucemica) o delusioni. I romanzi popolari dell’800 (Dickens, Hugo, Malot…) erano pieni di storie così. Però l’abbandonato di allora chiedeva sempre “chi”, e basta. Il “perché” era sottinteso (miseria, disonore…) e la morale del tempo rifiutava l’idea che la madre, una volta rintracciata, si negasse. Sarebbe stato assurdo. Però nei romanzi: nella realtà succedeva anche allora. Siamo diventati amorali noi, o erano più ipocriti loro?

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2 risposte a Nodi parentali gordiani

  1. Anonimo ha detto:

    Questo pezzo mi ricorda un paleo BN, che Manlio scrisse a proposito dei maggiori danni causati dalle difficoltà e dalla lentezza delle pratiche adottive rispetto a quelli riconducibili ad un’estrema semplificazione delle medesime procedure: non condivisi, allora, la tesi, ma rimaneva comunque alquanto suggestiva e molto ben argomentata; trattava, inoltre, un tema molto difficile ed interessante, centrando in poche righe il cuore della questione. Non ricordo più, tuttavia, il titolo di quell’articolo che mi aveva fatto riflettere e discutere molto. Se a qualcuno venisse in mente, faccia sapere. Grazie.
    Saluti.
    Michele

  2. appropò ha detto:

    mi corre l’obbligo di segnalarti un appropò-post del 2007:
    http://appropo.blogspot.com/2007/02/vantaggi-dellautonomia.html
    riferito al nonno di Aosta tenuto in congelatore per cinque anni onde continuare ad incassarne la pensione. Dacci un’occhiata…

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