A l'è s-ciopà la bola

Calano, o nel migliore dei casi restan fermi, i prezzi delle case in Italia (in generale) e a Torino (in particolare). Un mio amico bancario sostiene che è tutta colpa della crisi monetaria mondiale: le banche non hanno liquidità da prestare, e non concedono mutui. Stessa cosa per le auto, dice un altro mio amico che opera nel settore da anni: se ne venderebbero molte di più, ma se due anni fa le banche approvavano 8 contratti su 10 proposti dalle finanziarie, oggi il rapporto è invertito. Bel casino. Non è mai stato difficile investire come oggi, in Italia. Stando alle ultime frane borsistiche, non è facile neppure tenere i risparmi al riparo. E non dico dall’inflazione o dai consulenti rapaci, ma persino dalle banche (Usa docent…). A questo punto il più tradizionale dei beni-rifugio, il mattone, sarebbe dovuto andare alle stelle, come l’oro e i diamanti. “A marca mal – diceva mio nonno – quand che i mon e le giòje a van su”.

Invece no. Tutto fermo, anzi, in calo. Davvero è solo colpa delle banche? Negli anni scorsi in Italia s’è costruito relativamente poco, e questo, facendo prevalere la domanda sull’offerta, aveva contribuito, insieme al calo di Bot e Cct (e degli interessi attivi in banca) ad avviare la bolla. Ma il motivo di questo “costruire poco” era lo stesso che ha portato in rovina molte industrie: il prevalere della finanza sul prodotto. Anche per le grosse imprese edili era diventato più redditizio impegnare il capitale in borsa che comprare terreni e costruire. Poi il gogamigoga di carta straccia è finito, e la cazzuola è tornata a brillare, davanti al gregge impazzito che arrivava fuggendo dalle borse.

Perché allora a Torino la bolla s’ammoscia come l’uccello di fonte a una foto di Rosy Bindi in topless? Perché qui la Fiat mette in cassa gli operai, l’indotto chiude, e questo non consiglia (o non permette) alla gente di comprare case. Perché le banche non finanziano i mutui. Perché l’offerta eccede di troppo la domanda. Già… Soffermiamoci su quest’ultimo perché. Intanto c’erano gli “amici degli amici” (De Giuli-Castellani) che avevano comprato e ristrutturato interi quartieri del centro storico come il quadrilatero romano (che il Comune poi gli ha risanato a spese nostre) e li hanno messi in vendita. Poi sono arrivati i palazzinari che avevano comprato i terreni ex-Fiat e si sono affrettati a costruire e buttare sul mercato palazzoni su palazzoni prima che la Fiat “delocalizzasse” e l’indotto sparisse. Infine è arrivata l’edilizia olimpica. Tutti quegli alberghi nati come tali per prendere le sovvenzioni, e poi riconvertiti… i villaggi olimpici… milioni di metri cubi in vendita. Ecco perché a Torino la bolla edilizia è scoppiata prima che altrove, e le case stanno scendendo al prezzo delle patate. Sempre che le patate, se va avanti così, non salgano prima loro al prezzo delle case…

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2 risposte a A l'è s-ciopà la bola

  1. Anonimo ha detto:

    Interessante e ricco di spunti, questo post. La prima osservazione che mi viene in mente è che un motivo di quel “costruire poco”, oltre a quello principale già indicato da Manlio, consiste nell’elefantiaca sfilza di autorizzazioni amministrative che bisogna ottenere per realizzare qualsiasi tipologia di fabbricato, quand’anche esso insista su un terreno già edificabile. La citata complessità procedimentale, oltre ad essere riconducibile ad un modus regolandi tutto italiano è, altresì, imputabile ad un’esplicita volontà politica di complicare l’ottenimento di qualunque permesso in ambito edile; indovinate, a questo punto, a quale verdissima fazione partitica è ascrivibile tale comportamento…
    Saluti.
    Michele

  2. Mario Scarponi ha detto:

    Il problema è un pò diverso, la burocrazia è sempre superabile, anche se costa,il problema è che se faccio io un assegno a vuoto vado in galera, se lo fanno le banche si chiama leva finanziaria, ma ormai le banche non si fidano piu’ fra loro a falsificar moneta creandola dal nulla, che serve piu’ a loro per ripianare i falsi bilanci, che per darla alle imprese.

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