Quand a l'è quasi ora d'andé…

Un mio amico in vena di volontariato “a spot” è andato a leggere poesie piemontesi e distribuire caramelle ai vecchietti d’un ospizio comunale. Raccontandomi l’esperienza, diceva d’esser rimasto sorpreso da tante cose. Dalla struttura del ricovero, più confortevole e pulita di tanti hotel di lusso. Dalla proporzione, nei ricoverati, fra donne e uomini: quattro a uno. Dal fatto che tutti fossero molto più interessati alle caramelle che ai versi. Ma soprattutto dalla costante del lamento: gli anziani ospiti avevano da ridire su tutto. Vitto, alloggio, temperatura, compagnia, personale…

Questo mugugno ‘cronico’ dei vecchi non è caratteristica esclusiva di quelli ricoverati negli ospizi. Si lamentano anche quelli che stanno a casa loro. La domestica di mia suocera non riusciva a capacitarsi, venendo da un paese povero come la Romania, che lei si potesse lamentare della vita che conduce, pur avendo una salute discreta per la sua età ultra-ottuagenaria, una casa meravigliosa, la compagnia del marito e l’affetto premuroso di figli, nipoti e pronipoti. Al mio amico e alla colf romena ho spiegato che l’anziano, prendendosela con tutto ciò che lo circonda, opera solo una trasposizione inconscia d’obiettivo.

In realtà commisera se stesso per il Grande Commiato che sente avvicinarsi. E’ un omaggio alla vita, il suo, per chi sa capirlo. Il meccanismo psichico è semplice: davanti alla prospettiva di lasciare un mondo dove sta bene, egli cerca inconsciamente di enfatizzarne i difetti, per convincersi che dopotutto è meglio andarsene. Solo chi è fermamente persuaso che nell’altro mondo starà meglio non sente il bisogno di disprezzare questo. La calma serenità di certi anziani sorretti da una fede radicata e incrollabile lo dimostra.

Peccato che una simile polizza contro l’angoscia non sia gratuita, ma costi vite intere di sforzi. Non solo ai cristiani. La parola araba “jihad”, che associata all’aggettivo “islamica” viene spesso tradotta in “guerra santa”, in realtà vuol dire solo “sforzo” verso la fede, che non si compra in farmacia come le medicine, ma va cercata, inseguita, invocata e costruita con pazienza. E con tanta, tanta fatica. Il cammino verso un Dio capace di dare la pace interiore, costa uno sforzo immenso, a chi è intellettualmente onesto e non solo impaurito di fronte al mistero dei misteri. E bisogna anche che sia uno sforzo del tipo giusto, non come quello di chi a Dio, invece di chiedere segni, chiede assegni.

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2 risposte a Quand a l'è quasi ora d'andé…

  1. Mario Scarponi ha detto:

    Signore,cosa sono per te 2.000.000 di anni?
    Un attimo, figliolo
    E 2.000.000 di $?
    Un misero centesimo
    Allora,Signore,regalami un misero centesimo!!
    Aspetta un attimo, figiolo, che lo cerco.

    ( dal 2° libro dei tirchi )

  2. Anonimo ha detto:

    Post umanissimo, che ispira malinconia e speranza allo stesso tempo

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