Febbre porca

Chissà se questa ridicola pandemia di febbre maiala, gonfiata dai media in carenza da tsunami e terremoti, riuscirà a spaventare la gente. Ci stiamo facendo il callo, amici! Terrorizzarci è sempre più difficile. La gente sa che, se il focolaio è Città del Messico (20 milioni di abitanti), i casi sono circa 2000 e i morti 100, vuol dire che anche là si ammala uno su mille, e tra chi si ammala ne muore il 5%. In pratica si crepa più facilmente di caghetta, laggiù. Non so se questa epidemia darà la scusa agli israeliani per dolersi della legge del 2004 che consente lo spaccio di carne suina, fuorché nei quartieri a maggioranza ebraico-fondamentalista.

Di sicuro ne godranno i musulmani, della serie “l’aveva detto, Maometto, che il maiale è un animale impuro. E mo’ beccatevi ‘sta febbre, infedeli!”. Ma è proprio quella la differenza fra ebrei e mussulmani. Entrambi bandiscono dal loro vitto la carne di porco, ma mentre Israele non obbliga gli ebrei ortodossi a mangiare il maiale, l’Islam obbliga tutti, anche i non mussulmani, a non mangiarlo. Che sia sesso, che sia cibo, che siano embrioni, il discorso non cambia: la differenza fra il pensiero liberale e quello confessionale è che il primo non ti obbliga a fare una cosa contraria alle tue convinzioni, il secondo sì.

L’occidente non obbliga i maomettani a bere alcolici, ma nei paesi islamici gli occidentali vengono obbligati a non berne. Pena la flagellazione. Uno dice: sì, però solo in teoria… Un cazzo. In pratica. Sentite la testimonianza di Mons. Mazzolari, vescovo in Sudan: “Ad un anziano missionario, cui avevano trovato in fondo ad un container di medicinali una bottiglia di whisky mezza vuota dimenticata dal camionista, inflissero di fronte a me 50 nerbate. Invano, dopo 25, un confratello più giovane disse basta, i colpi rimanenti dateli a me. Andarono fino in fondo”. Godiamoci il nostro vino, allora, finché ce lo lasceranno bere. Mai come dopo queste testimonianze suona giusto, per esso, l’appellativo “vino da meditazione”.

 

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Febbre porca

  1. Mario Scarponi ha detto:

    come faranno col Mortadella a Bologna?
    è una situazione a rischio

  2. barrettwilliams ha detto:

    It is amazing…I will follow your instruction.

  3. Anonimo ha detto:

    …mmmmhhh. Io sono in linea con la filosofia antiallarmista di Manlio, ma mi chiedo se, in relazione alla tipologia di problemi in oggetto (non solo, cioè, l’influenza suina, ma anche l’aviaria e altre pericolose patologie virali), non sia opportuna qualche riflessione più articolata. E’ bene ricordare, infatti, che le epidemie, nello scorso secolo, sono state la causa del maggior numero di morti: a titolo esemplificativo, la “Spagnola” seccò una quantità di persone maggiore a quella imputabile allo sterminio di Hitleriana memoria. Inoltre, i dati forniti dall’illustre Autore, pur corretti, andrebbero comparati con altre rilevazioni compiute a breve, al fine di verificare non tanto la (bassa) incidenza della patologia “in assoluto” (valutazione che conta ben poco, se decontestualizzata rispetto al quadro evolutivo del fenomeno), quanto appunto la tendenza diffusiva del virus. D’altronde, e qui mi stacco dal pezzo del Collino per un’osservazione critica più generale, mi fanno incazzare come un’ape le indicazioni tranquillizzanti che al proposito forniscono i vari sedicenti esperti. Intanto, se essi sono davvero tali, che utilizzino la loro indiscussa competenza per trovare una cura in grado di neutralizzare il virus, anziché offrirci assurde rassicurazioni di carattere logistico-amministrativo: “…abbiamo progettato un efficace metodo di isolamento dei soggetti affetti dal virus….abbiamo pronto un serio piano di evacuazione….. stiamo monitorando il territorio in modo capillare…”. Cioè: siccome non trovano una soluzione vera, si trastullano con aspetti meramente organizzativi, che funzionano bene solo fino a quando il problema in esame non diventa davvero serio (infatti, nel caso dell’aviaria, tutto il citato apparato di controllo ha retto perché l’influenza non si è sviluppata secondo il trend di crescita ipotizzato, per puro caso o in quanto l’ipotesi formulata era scorretta, senza quindi alcun merito afferente la “preparazione” alla diffusione dell’infezione virale). In secondo luogo, come combinare le anzidette rassicurazioni con l’illustrazione della sintomatologia del virus? Analizzandola, in effetti, c’è da rabbrividire, perché la sintesi è la seguente: la patologia si contrae respirando la stessa aria di un contagiato (come per un comune raffreddore), gli effetti sono mortali, la cura non esiste. Punto. Ah, siam messi proprio bene. E, alla luce di questo, non dovrei preoccuparmi? Cioè: prima mi dicono di stare calmo, perché è tutto sotto controllo, ma poi precisano che, a seguito di un contatto con una persona affetta, la trasmissione è pressoché certa e, se ciò accade, schiatto. Non sarebbe il caso di far luce sulla vicenda, se non altro sulla schizofrenica contraddittorietà di queste indicazioni contraddittorie? Mi parrebbe saggio evitare di far passare la gente per scema: se le persone si allarmano è a causa dei dati di fatto che – giusti o sbagliati che siano – vengano ad esse forniti.
    Saluti.
    Michele

  4. Anonimo ha detto:

    Sig. Michele,
    Le sue osservazioni sono valide ma la vera difficoltà consiste nel trovare l’esperto capace ed onesto in grado di illuminarci.
    Cordialità.
    Cesco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...