Cocomeri in campo

Tramite i verdi (verdi fuori, ma rossi dentro, come i cocomeri) la sinistra vorrebbe prendersi l’esclusiva della difesa ambientale come ieri tentò di prendersi, con le bandiere iridate, quella della pace. Per fortuna gli incaricati non sono politicamente all’altezza dei mandanti. Nelle giunte rosse, infatti, i verdi barattano il loro voto (spesso decisivo) con piatti di lenticchie di pura immagine. Un’area pedonale (non proprio necessaria) qui, una protezione (non molto ragionevole) di cinghiali e cornacchie là, e così via. Non vogliono gli inceneritori per via della nanopolveri. Non vogliono il collegamento Tav Torino-Lione, anche se passa le Alpi tutto in galleria. Demonizzano l’amianto fino a imporre ridicole tute spaziali (e costi incredibili) a chi smonta una normale tettoia di Eternit. Ci terrorizzano col presunto inquinamento elettromagnetico di cellulari, tralicci e ripetitori…

Questo loro allarmismo cronico ha creato l’effetto “al lupo-al lupo”: la gente non bada più ai loro strilli, e mentre loro si stracciano le vesti per gli “ecomostri” (qualcuno mi spiegherà un giorno perché un palazzo in riva al mare, come ce ne sono a migliaia in Francia, Spagna, Stati Uniti eccetera, sia più brutto di una centrale eolica in piena campagna), mentre loro blaterano di “impronte ambientali” i veri inquinatori si stropicciano le mani. Divisi in sigle e siglette, litigiosi e attaccati al cadreghino come tutti i politici, i verdi nostrani son bravi solo a spartirsi l’amministrazione di parchi e il controllo di oasi naturalistiche, ma si guardano bene dall’intervenire concretamente sui grandi problemi. Anche solo con azioni dimostrative e spettacolari come fa Greenpeace, o con digiuni e campagne referendarie come i radicali.

Loro protestano, si oppongono a priori, e bon. Ci fanno la predica perché sprechiamo l’acqua, ma fingono di non vedere che la maggioranza dei depuratori italiani è insufficiente o fuori uso. Vietano ai ristoratori di congelar pesci e carni (ma a casa noi possiamo farlo: come mai?), proibiscono ai margari l’uso di stampi in legno per i formaggi (ma in Francia sono consentiti: come mai?), multano a milionate il gitante che raccoglie lumache o stelle alpine, e nel frattempo i grandi delitti ecologici (come la concimazione delle nostre campagne fatta coi rifiuti tossici “lavorati” e riciclati come fertilizzanti) continuano indisturbati. Obsto, ergo sum. L’importante per loro è opporsi, sempre e comunque. Per esistere.

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2 risposte a Cocomeri in campo

  1. fabbry62 ha detto:

    Ma perchè i verdi non vanno in IRAN a protestare contro le “nuove” centrali nucleari?
    Perchè i “rossi” con le bandiere iridate della pace non vanno a protestare contro i talebani che continuano a perseguire le donne e la scuola?

  2. Anonimo ha detto:

    Caro Manlio, tra le belle cose dei verdi hai dimenticato la legge che impedisce di raccogliere roba dalle rive dei fiumi.
    Lo scopo era quello di evitare che si usasse sabbia e ghiaia di fiume per le costruzioni.
    Come al solito i nostri cavalieri del Graal hanno esagerato e hanno proibito tutto: per cui se prendi un ramo galleggiante per scaldarti, ti danno multe milionarie (in lire).
    E quel ramo, e tutti quei rami, alla prima pioggia, vanno ad ostruire le arcate dei ponti, ed ecco un’alluvione bell’e pronta.

    Un caro saluto.
    Federico

    p.s. ovviamente la ghiaia e la sabbia continuano a prenderla impunemente. Basta prenderla un po’ piu’ in la’, cosi’ si creano anche smottamenti sulla riva del fiume.

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