Tastiere malleabili

C’è una cosa che accomuna i grandi giornalisti schierati (tipo Bocca o Scalfari) e i politici di vertice. Gli uni e gli altri sono talmente abituati a spiegare il mondo alla gente che finiscono per convincersi che la gente sia incapace di spiegarselo da solo. Con gli occhi fissi al loro bilancino da farmacisti della deduzione, sono capaci d’incrociare il fioretto coi loro pari per un aggettivo fuori posto, a colpi di “inaccettabile” e affondi di “ridicolo” senza rendersi conto d’essere loro i ridicoli, con quella sicumera da oracoli viventi. Se uno avesse la pazienza di andare a riprendere i loro vecchi articoli e discorsi, e li paragonasse con quelli d’oggi, troverebbe contraddizioni impressionanti.

Ma Paul Claudel (uno di loro, guarda caso) scrisse: “Mi riservo, con fermezza, il diritto di contraddirmi”. L’importante è essere credibili in entrambe le versioni, cioè eleganti e convincenti. Perché, come disse Carl Kraus. “i giornalisti sono persone che non hanno idee, ma le sanno esprimere benissimo”. Peccato solo che il relativismo dovrebbe derivare da una sofferta analisi delle apparenze e da un continuo esercizio dell’autocritica, non dal narcisismo autoreferenziale e dalla pigrizia intellettuale. Invece molti “maîtres à penser” si limitano a cercare, su ogni argomento, la cosa che il collega non ha detto, per poterlo accusare d’averla taciuta apposta, per inconfessabili motivi di fazione o, peggio, di portafoglio.

Un esempio? Gli stessi giornalisti che in chiave antiamericana hanno scritto fino alla noia che “la democrazia non è esportabile” oppure che “l’occidente non ha il diritto d’intromettersi in usanze e valori diversi dai suoi” si trovano, senza neppure accorgersene, a tuonare contro la condizione subalterna della donna nel mondo islamico o contro il lavoro minorile nel terzo mondo. Lì scompare all’improvviso l’intoccabilità delle usanze locali, dei valori diversi dai nostri, delle peculiarità culturali, delle abitudini millenarie e non sradicabili da mano occidentale. In quei problemi abbiamo diritto ad intrometterci, nella democrazia no. La tastiera è lo specchio della coscienza, e come questa sa essere, all’occasione, malleabile

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Una risposta a Tastiere malleabili

  1. Mario Scarponi ha detto:

    a me mi ( ridondanza ) hanno rotto i cazzo questi pennivendoli di regime che tacciono sul piu’ grande latrocinio mondiale: la stampa di denaro dal nulla.
    loro stampano i giornali dal nulla, e quindi sono solidali con la casta dei falsari.
    giornai che campano non perchè la gente o li compra o li legge, ma sol perchè qualcuno, lo Stato , li foraggia con sovvenzioni proporzionali al viscido servilismo mostrato.
    ormai i giornai sono soo carta utile solo per pulircisi il culo.

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