Scavate fra le macerie, ma anche fra i dati

A volte, di fronte ad avvenimenti gravi con molte vittime (come il terremoto dell’Aquila) le statistiche e le banche dati servono, se non a ridimensionare quella che rimane comunque una tragedia (ma ricordiamoci che è tragedia anche solo la morte accidentale di una persona, per chi la ama), a ricollocarla nella sua cornice naturale. L’Abruzzo, ad esempio, ha già patito una dozzina di terremoti dal 1500 in qua. Gli ultimi (quelli di cui si hanno notizie più precise) nel 1703 (seimila morti), nel 1786 (centinaia di morti), e nel 1915 il peggiore (trentamila morti).

Questo non resuscita i 150 morti di oggi, ma aiuta a rassegnarsi. 150 morti sono gli stessi che si ebbero nel 1968 nell’alluvione di Biella e Valle Strona. Nel 1997 a Sarno se ne ebbero 147 per la colata di fango alluvionale, e il tragico è che se ne ebbero altri 164 esattamente un anno dopo, nello stesso luogo e per lo stesso motivo. Ogni esodo e controesodo pasquale registra più o meno la metà dei morti dell’Aquila, senza che per ciò si mobiliti la nazione. Ripeto: questo non resuscita i 150 morti di oggi, ma aiuta a rassegnarsi.

E a quelli che s’indignano per la previsione di quel tale che è stato irriso (pare) in un Tg per aver previsto il sisma dell’Aquila, dico che è facile trovare gli indovini “a posteriori”. Anche per le torri gemelle c’era stata una segnalazione ignorata. Peccato che fosse mescolata ad altre migliaia rivelatesi false, per altri luoghi ed altre date. Nessuno nota mai, a posteriori, le previsioni funeste che non si verificano. Per Pasqua 1996  i servizi segreti britannici annunciarono gravi attentati a Londra per mano dell’Ira: non scoppiò manco un petardo. Per Pasqua 2002 la Cia mise 4 città italiane in allarme rosso per attentati islamici. Non successe nulla. Idem a Pasqua 2004 per il Vaticano. Idem alle Olimpiadi di Pechino 2006. Questo non resuscita i 150 morti di oggi, ma aiuta a rassegnarsi.

Di fronte alle disgrazie non serve indignarsi, accusare, parlare di “natura provocata”. La prevenzione può aiutare a ridurre i danni, ma nessuno ha mai calcolato quanto siano costate le opere di prevenzione fatte in luoghi dove non si è verificato nulla, e come avrebbe potuto migliorare la vita in quei luoghi spendendo in altro modo quei soldi. La prevenzione è un po’ come un’assicurazione: serve a tranquillizzare. Se vai a vedere quanto ti è costata una polizza antincendio in una vita, scopri che potevi comprarne un’altra, di casa, oltre a quella mai bruciata. La natura e il caso – questa è la morale –  han sempre fatto il quel che volevano, quando volevano.

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6 risposte a Scavate fra le macerie, ma anche fra i dati

  1. Anonimo ha detto:

    …un “tema”, in apparenza, trattato crudamente, ma, in realtà, molto obiettivo…

    missis Horse

  2. Anonimo ha detto:

    Penso che arriveranno i soliti sciacalli che si arricchiranno come è avvenuto in altre analoghe situazioni.
    Cesco

  3. Anonimo ha detto:

    però, Manlio, mi viene in mente il proverbio veneto che dice “il tempo, il culo e i siori i fà sempre quel che i vol lori” (tutte le “o” van lette chiuse).
    se per tempo intendiamo la natura tout-court, il culo noi poveri mortali con bisogni naturali oramai così snaturati da non aver più nemmeno l’istinto di conservazione che durante uno sciame sismico ci faccia preventivamente allontanare (certo, rischi che tutti ti prendano appunto per il culo se non succede niente, ma almeno…), restano i siori: chi ha il potere. e questi, ohimè, son quelli che zittiscono le tv o le cassandre, che controllano i controllori e lasciano costruire ospedali di carta, che decidono di rifiutare l’aiuto di 35 Paesi stranieri perchè siamo noi i migliori del mondo (e personalmente ritengo che rifiutare qualcosa dato spontaneamente, come a volte succede con i sentimenti, sia di per sè delittuoso).
    Ora serve denaro, e vengo a sapere (io povera ignorante, quanti come me?) che per ogni litro di benzina e gasolio paghiamo da tempi immemorabili
    accise sui carburanti:
    guerra Abissinia 1935: €0,001;
    crisi di Suez 1956 €0,007;
    disastro Vajont 1963 €0,005;
    alluvione Firenze 1966 €0,005;
    terremoto Belice 1968 €0,005;
    terremoto Friuli 1976 €0,051;
    terremoto Irpinia 1980 €0,039;
    missione Libano 1983 €0,106;
    missione Bosnia 1996 €0,011
    li vogliamo usare x l’Abruzzo???? Perchè, scusate, altrimenti dove vanni questi denari visto che le suddette situazioni non esistono più?
    Forse per l’Abruzzo non ci sarebbe bisogno di nuove tasse o interventi strutturali, se semplicemente si destinassero questi denari che frodandoci ci sottraggono? o fondi attualmente sprecati in operazioni inutili?
    la presa di coscienza del perché paghiamo è fondamentale.

  4. Anonimo ha detto:

    Non illudiamoci. L’occasione è troppo ghiotta per non applicarci su un sovraprezzo,
    mantenendo ovviamente tutti quelli preesistenti.
    E io pago(come tutti gli altri)
    Cesco

  5. Anonimo ha detto:

    A me pare che nel discorso manchino alcune non irrilevanti precisazioni:
    1. La distinzione tra edilizia pubblica e privata. L’assenza di “prevenzione” (immagino che qui, con essa, s’intenda il mancato rispetto della normativa antisismica) può, infatti, sostanziarsi in una libera scelta (legittima, ancorchè discutibile) quando la costruzione è privata; quando, invece, la stessa è pubblica, il rispetto della citata normativa dovrebbe essere sempre ottemperato.
    2. I criteri di costruzione che si vorrebbe prevenissero i terremoti servono, in effetti, a ben poco quando un sisma è molto debole o molto forte, ma nelle (frequenti) gradazioni intermedie della sua eventuale manifestazione possono risultare assai utili. A riguardo, deve altresì osservarsi che, se una data zona è correttamente classificata come sismica, il terremoto – prima o poi – si verificherà di sicuro.
    3. I criteri di cui al punto precedente consistono, più che altro, nella scelta di materiali che meglio rispondano a pericolosi fenomeni naturali, nonchè nell’utilizzo di una maggiore quantità di questi materiali in relazione alle opere infrastrutturali che con essi si vogliono realizzare. Proprio l’inadempienza nella scelta di dette materie prime è stata recentemente causa del crollo di una scuola pubblica, a Rivoli. Di qui, non è difficile rilevare che la negligenza contraddistintiva del menzionato episodio – rea di aver inutilmente causato un morto – potrebbe essere proficuamente combattuta iniziando da realtà in cui la stessa negligenza ne causa ben di più, perchè l’impatto emotivo e il ricordo sono, in tali ipotesi, molto più radicate nella mente di ciascuno.
    Saluti.
    Michele

  6. Anonimo ha detto:

    Errata corrige: nella seconda riga del punto 2, il vocabolo dodicesimo, “eventuale”, esprime una contraddizione insita nella tesi lì enunciata; l’avevo tolto nella versione definitiva, salvo poi sbagliarmi inserendo la bozza come commento al post. In questa sede, dunque, ribadisco che la parola in oggetto non va letta.
    Saluti.
    Michele

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