Venta prontesse

La crisi, che fino ad oggi ci aveva lambiti più che altro dai Tg, comincia a mordere. Venta prontesse. Bisogna prepararsi. Ogni giorno nuove migliaia di persone si ritrovano a spasso, e il più delle volte anche senza ammortizzatori. Le vendite d’auto sono crollate del 50%. I ristoranti sono semivuoti. Ed è solo l’inizio. Lì per lì uno spera, si sbatte, cerca lavoro su e giù, prosciuga i risparmi, chiede prestiti, poi si arrende. Capisce che deve drasticamente cambiar vita. Vendere l’auto e andare in bici o in tram. Non rinnovare l’abbonamento alla Stampa, ma umiliarsi a farsela prestare dal vicino.

E’ lì che tocca con mano la nuova povertà, ed accettarla è ancora più duro se non l’aveva mai conosciuta, neanche nei racconti dei suoi vecchi. Mi viene in mente mio bisnonno materno, che era presente nel 1899 nello studio di Via Lagrange mentre Agnelli fondava la Fiat. Lavorava lì come agente di cambio, e aveva cuoco e servitù nella sua bella casa al piano nobile di Piazza Paleocapa. Aveva persino la nurse (che a quel tempo a Torino si chiamava “creada”) per i quattro figli, di cui il primogenito (mio nonno Manlio) faceva già il classico al Real Collegio Carlo Alberto.

Bene: qualche tempo dopo mio bisnonno si rovinò per una speculazione sbagliata in borsa. In pochi mesi piombò nella miseria più nera e dovette trasferirsi in una casupola ad Alpignano, che allora era provincia, non cintura.  Suo figlio (mio nonno) a 14 anni passò direttamente dai banchi del ginnasio più elitario del Regno ai banconi della Philips, operaio, considerandosi già fortunato ad aver trovato quel lavoro. Glie lo udii raccontare tante volte, ma mai con astio verso il padre. Semplicemente “a l’era andàita mal” e lui e i suoi fratelli erano già contenti che nonno-bis non si fosse sparato, come allora molti facevano di fronte al fallimento. Però se la legò al dito, e risalì la china fino a diventare il re degli autoricambi “non originali”. Batté persino il vecchio Agnelli in una causa che fece epoca. I soldi vanno e vengono, il carattere no.

 

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6 risposte a Venta prontesse

  1. Anonimo ha detto:

    Mi fa bene sentir dire che i soldi vanno e vengono ed è quello che mi stò ripetendo in questi ultimi tempi ma quando le banche investono in azioni (perdendone la metà) i soldi dei pensionati senza informarli dei rischi e senza avvisare quando le cose vanno male, che cosa bisogna fare?
    Denunciare la banca (ma gli avvocati costano e non si sa dove ti portano…)o accusare il colpo come ha fatto il bisnonno rifugiatosi ad Alpignano?

  2. Anonimo ha detto:

    …ad averlo, un carattere come quello del vecchio Manlio! Lo so, devi anche costruirtelo, mica puoi limitarti a constatare che non ci sei nato, con una tempra pari a quella. Ma non sta lì, a mio avviso, il pregio maggiore; esso consiste, invece, nella sapiente coniugazione di quella forza d’animo con l’assenza di rancore verso gli errori altrui (il fallimento borsistico del bisnonno). Infatti, chi “ha le palle”, spesso è anche spietato (nei confronti di se stesso e, di conseguenza, anche nei confronti degli altri) e, come tutti gli spietati, tende a perdonare gli errori con estrema difficoltà.
    Ben vengano, dunque, i tipi tosti, ma anche ricchi di “pietas” per coloro che sbagliano,come è stato Manlio.
    Michele

  3. Anonimo ha detto:

    Le banche sono le vere padrone del mondo. Ci voleva tanto a capirlo? Tengono per le palle l’economia reale col diritto di signoraggio (il diritto di battere moneta, di creare liquidità) e adesso che il denaro è virtuale si arricchiscono (e ci inculano) immettendo in circolo una quantità di denaro virtuale venti volte superiore al Pil mondiale (non dimenticate che il Pil, caduto a Bretton Woods l’ancoraggio delle monete all’oro, era il nuovo riferimento per regolare l’immissione di liquidità nei mercati). Sono loro che creano, fanno e disfano le fortune, e speculando su merci e prodotti ne determinano il valore (fittizio). Tornando al tuo caso personale: se la tua banca ti ha fregato (e non ne dubito, lo hanno sempre fatto) piuttosto che rassegnarti e andare come mio bisnonno ad Alpignano, iscriviti almeno all’Adusbef. Sarà poco, ma ti costa un’inezia, ed è una bella spina nel fianco del sistema bancario-finanziario. Anche perché ti tutela, o ti sostiene nelle tue lotte legali a costi molto, molto bassi. E ti dice cosa serve fare e cosa no.

  4. Anonimo ha detto:

    Grazie per il consiglio, proverò ad iscrivermi all’Adusbef per chiedere qualche parere.
    Un saluto
    Ro dJ
    Prima avevo dimenticato di firmarmi. Ciao

  5. Anonimo ha detto:

    una domanda, da piemontese ibrida e che non sa: ho trovato anche oggi altrove “venta travajè”, e mi domando: non è che questo “venta” dovrebbe essere scritto vent a …? forse vent da habemus + preposizione da?
    curiosità inutile, ma tant’è. altrimenti devo tirar fuori i vocabolari italiano-piemontese del bis-nonno, e non ho voglia. cli_

  6. drivers tag ha detto:

    I admire your work,can you teach me how to write such a nice article

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