La canzone della resistenza

Passano persone, in collina, mica gente. Puoi osservarle con una calma da fotografo, senza che si mimetizzino presto nella folla, come succede in città. Sabato e domenica, poi, passano molti più praticanti del jogging. Solitari, a coppie, a gruppi. Senza mezze misure i solitari: sono quelli che vanno troppo piano per essere aspettati (e li vedi tranfiare, goffi e stravolti, verso le loro spietate bilance), o troppo forte per aspettare (e li vedi caracollare, eleganti, con l’auricolare di chissà quali note nell’orecchio). I gruppi invece chiacchierano a frasi brevi (che invidia: io riuscirei a malapena a rantolare) e mi viene il dubbio che i più allenati lo facciano apposta per smascherare quelli che faticano a stare al passo. Non li staccano, ma li umiliano forzandoli al silenzio, o a risposte affannose, come in una specie di sadico test.

Passano anche personaggi curiosi. Anni fa c’era una bella e giovane bionda, carnosa ai limiti del Rubens, che marciava con la bici al fianco, accompagnata da una muta di cagnolini festanti. Passava tutti i giorni, estate e inverno, ed era difficile perdersi quel passaggio perché i miei cani, avvisati dall’abbaiare dei colleghi a monte o a valle, entravano in frenetica eccitazione, correndo da un cancello all’altro finché lei appariva, con la sua muta al seguito. Seguiva un’abbaiata infernale, da una parte e dall’altra della cancellata. Un bel giorno scomparve, e riapparve qualche tempo dopo senza cagnolini, ma con un bel bimbetto sul sediolo della canna, biondo come lei, e dopo ancora con un secondo, avendo passato il primo a poppa, sul portapacchi. Ora è un bel pezzo che non la vedo: avrà mutato abitudini, o percorsi.

Invece seguita a passare tutti i giorni all’alba lei, la piccola bibliotecaria. Da trent’anni, sempre più stanca e storta, prima bruna, ora quasi bianca, ma sempre pronta al sorriso, pur se malinconico, ed al saluto cerimonioso. La vedo anche in chiesa la domenica, a Cavoretto, inginocchiata in fondo, mentre chiede a Dio la forza di continuare a lottare contro quella sua rara malattia che le impone di non fermarsi mai, pena la paralisi e la morte (così dicono). E lei continua, ogni anno più lenta, appoggiandosi adesso ormai ai muri e fermandosi ogni poco, che stringe il cuore persino a salutarla, dalla pena che fa. Mi viene voglia di scendere dall’auto e mormorarle “coragi, tota”, io che da lei potrei prendere lezione, di coraggio, altro che darne.

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3 risposte a La canzone della resistenza

  1. Anonimo ha detto:

    Scrivi così bene da fare “invidia”, quando leggo i tuoi scritti, vedo chiaramente ciò che descrivi, che bel dono hai, sei bravissimo e sensibile, peccato che …. Giovanni tutto questo non lo sa e peccato che continui a farti in qualche modo del male.
    Ro dJ

  2. Anonimo ha detto:

    Le frasi che si trasformano in immagini, poi in pensieri, poi in riflessioni.. Un abbraccio grandissimo Ale

  3. tag drivers ha detto:

    I have learned a lot from your site. Thanks!!

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