Ladri d'arcobaleni

La manifestazione di massa dovrebbe servire a testimoniare l’auspicio che un’idea si realizzi (o sia impedita) più che a realizzarla o impedirla in concreto. A dispetto di chi la usa in modo ossessivo e professionale per cercare d’abbattere ‘a spallate’ i governi (indovinate a chi mi riferisco…), la manifestazione è testimonianza, non strumento. Quindi ha più senso se riguarda una questione precisa come il Filadelfia o la riforma della scuola, e meno se riguarda sentimenti generici e scontati. Sfilare contro la guerra o contro il terrorismo, voglio dire, è come sfilare contro il mal di denti.

Purtroppo guerra e terrorismo sono mali fisiologici. Che lo fosse la prima lo disse già Tucidide, definendola “una malattia cronica dell’uomo”. La guerra bisogna saperla fissare negli occhi, perché se no, come dice Glucksmann, è lei che ti guarda dormire e poi ti sveglia a colpi di bombe. Ed è antico anche il terrorismo, perché l’abuso strumentale della violenza è sempre esistito, anche se ogni civiltà ha elaborato sistemi fantasiosi per cercare di controllarla e canalizzarla (si pensi alle olimpiadi o ai circenses).

Poiché però la patente di terrorista o di partigiano te la dà chi scrive la storia secondo le sue idee (come si vede oggi nella questione irachena), le Chiese e gli Stati hanno sempre predicato il rispetto per la vita in teoria e l’hanno sempre violato nella pratica (quando serviva violarlo per ragioni di potere). Esempi? Le crociate e i roghi sul versante guelfo, e la “ragion di stato” su quello ghibellino. Un diritto di deroga al rispetto per la vita prima o poi se lo son preso tutti: la criminalità organizzata, i servizi segreti, gli anarchici, i separatisti, i partigiani, i mujaheddin… L’elenco è lungo.

Nell’attesa del solito, stucchevole duello di numeri sulla manifestazione pacifista del primo maggio a Roma (tanto per cautelarsi i compagni hanno stanziato 4 miliardi per scritturare Vasco Rossi, come se la pace potesse veder diminuito il suo valore ideale da una marcia mal riuscita!), penso con tristezza a quelli che già oggi, parlandone, minacciano di tenerne fuori a schiaffoni le rappresentanze non gradite. Anche loro si comportano come come le Chiese e gli Stati. Pacifisti a parole, ma ipocriti, autoreferenziali, fanatici e violenti nei fatti. Bella pace, quella iridata!

 

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Una risposta a Ladri d'arcobaleni

  1. Anonimo ha detto:

    Complimenti caro Manlio, per le tue spietate e veritiere analisi. Le tue parole sono aria pura in un mondo che olezza male.
    Cesco

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