A corto di corte

Le donne si lamentano che gli uomini vanno subito al sodo, e non sanno più corteggiare. I maschi, a loro volta, dicono che è inutile perder tempo a corteggiare femmine che hanno perso il senso del pudore, sono sfrontate, esibizioniste, e si offrono senza inibizione nelle spiagge, nei locali notturni, nelle feste, forse per adeguarsi al modo in cui vengono presentate dalla pubblicità, dalla Tv (veline, letterine, miss…) e dai mass media in genere. A Genova è successo un putiferio per il “bus ateo”, ma quando giravano per Torino, qualche anno fa, bus tappezzati di chiappe femminili nude nessuno banfò. Era la réclame di non ricordo cosa, e questo già conferma che l’assuefazione al nudo avanza: ce ne vogliono dosi sempre più massicce per destare la nostra attenzione.

Il famoso manifesto di “Roberta”, la fabbrica di slip che sdoganò sui muri la natica spyder, chi ha i capelli grigi lo ricorda bene. Ma era trent’anni fa. Adesso ce ne vuole una fila, di chiappe, per distrarci. E molto più scoperte di quelle di Roberta. Anzi, totalmente scoperte, salvo quel triangolino di stoffa sul còccige detto “pass” perché fa sì che i culi non siano “tecnicamente nudi”, e quindi possano andare in video o sui manifesti. Ricordate quei gay processati a Toronto per aver sfilato nudi e assolti perché portavano scarpe e occhiali, quindi non potevano “tecnicamente” essere definiti nudi? Pareva assurdo e invece, col triangolo-pass, siamo lì…

Le lotte contro il pudore sono ipocrite. Anche Men e Playboy, nei primi numeri degli anni ’60, spacciavano in dotti articoli per “liberazione dall’oscurantismo” quel che era e resta solo pirateria. Solo bramosia di penetrare negli ultimi fortini ancora presidiati dal pudore per raccogliere (e monetizzare) le riserve di sdegno, stupore e attenzione prima che l’assuefazione le inaridisca. Perché il pudore è anche forma, e l’informale è sempre stato simpatico. Peccato che alla prima, simpatica e sorprendente trasgressione segua sempre la frana, lo sbracamento più becero, in tutti i campi. Parafrasando la massima inglese: “nessun gentleman giocherebbe mai a golf in braghe corte, ma solo un gentleman saprebbe farlo” si può dire che non è il culo in sé a infastidire, ma la tracotanza bottegaia con cui viene esibito.

In questa corsa senza regole ad arraffare i frutti caduti dall’albero scosso della forma, prima degli altri e prima che vadano a male, si inseriscono a pieno titolo figure come il pensionato baby, l’assenteista, il falso invalido, che non provando la minima vergogna finiscono per incoraggiare e legittimare la pubblica corruzione. Un po’ come succede a Domenica In quando la Rai regala per fare audience migliaia di euro con quiz telefonici in cui non solo vengono fatte domande spudoratamente facili, ma si bara, si danno “aiutini”, si passano per buone le risposte errate. Tutto questo facilume, questo sguaiato ammiccamento prepara il terreno alle televendite truffaldine e queste, a loro volta, alle Vanne Marchi e alle cartomanti. Siamo a corto di corte, non di carte.

 

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3 risposte a A corto di corte

  1. appropo' ha detto:

    lo dico da tempo che sono cambiati i tempi:
    una volta dovevamo scostare le mutande per vedere le chiappe, oggi dobbiamo scostare le chiappe per vedere le mutante.

  2. Anonimo ha detto:

    Ottimo giochino di parole, di gesti, di….
    APPROPO’ ho letto, in parte, essendo un poema, la tua PAGINA: la trovo di ottima qualità, “variegata all’inverosimile” e ricchissima di contenuti strampalati, interessanti e piacevoli. CIAO e GRAZIE!

    missis Horse

  3. dong ha detto:

    Was the blog designed by yourself? it is so likeable!

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