Beneficenza sì, ma dedotte le spese

San Valentino, Natale, Halloween… ogni ricorrenza, di antica tradizione o di recente adozione, viene opportunamente enfatizzata dal sistema commerciale per indurci a spendere. Ma lì sappiamo come muoverci. Quello che invece ci spiazza è il dilagare di pubbliche collette, derby del cuore, maratone benefiche in Tv… Sono sempre più numerose le associazioni per la lotta a questo o a quel morbo che dopo una martellante pubblicità sui media ci attendono la domenica “nelle principali piazze italiane” per venderci frutta, fiori, piante “il cui ricavato sarà devoluto eccetera”. La maggior parte di esse è certamente al di sopra di ogni sospetto, ma nessuno spulcia mai i loro conti, altrimenti scoprirebbe che il “ricavato” da devolvere alla ricerca s’intende sempre come “incasso meno spese”.

Ed è proprio lì, sulle spese, che casca l’asino. O almeno cala la nebbia più fitta. A volte, essendo carente (o del tutto mancante) la manodopera volontaria nell’associazione promotrice, le “spese dedotte” sono le fatture (se ci sono) del soggetto giuridico (associazione, azienda, cooperativa) cui è data in appalto la parte “pratica” dell’iniziativa benefica, cioè la pubblicità, l’acquisto del prodotto da vendere in piazza, il personale, le strutture, i trasporti, la contabilità, eccetera. Non ci sarebbe nulla da eccepire, se non fosse che questi “soggetti giuridici”fanno capo o appartengono quasi sempre (per comodità e sicurezza, ovviamente…) a parenti, amici o conoscenti dei capi o di membri delle associazioni che indicono le “giornate della lotta a…” e che pagano le loro prestazioni senza badare al risparmio. Solo quel che avanza (quando avanza) va allo scopo benefico dichiarato.

Un esempio per tutti: il business della raccolta a domicilio di abiti smessi e oggetti usati. Si sa da anni che è una truffa, tant’è che poi quella roba la ritroviamo regolarmente nelle boutiques di abbigliamento vintage e nei negozi di modernariato. Ed è talmente lucrosa, quella truffa, che per attuarla non solo vengono “affittate” le firme degli enti benefici più in vista (da mettere in calce al foglietto che troviamo affisso accanto alle cassette delle lettere), ma si creano addirittura associazioni “benefiche” ad hoc. E dire che basterebbe una leggina semplice semplice, che obbligasse chi chiede offerte (in natura o in soldi) per beneficenza a lasciar spulciare i suoi conti da chiunque lo desideri. Ma è più facile che il Toro rivinca lo scudetto che una legge simile sia votata.

 

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2 risposte a Beneficenza sì, ma dedotte le spese

  1. Anonimo ha detto:

    Chapeau! Complimenti a Manlio: davvero un bellissimo pezzo. Non a caso, su questo tema scomodo, nessuno (o quasi) si pronuncia. Il che, a mio avviso, rende se possibile ancora più vere le cose scritte nell’articolo qui sopra.
    Saluti.
    Michele

  2. live487 ha detto:

    good blog, come on.

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