Viva Marx, abbasso Leni

Finalmente una giornata della memoria rossa in sordina. I compagni hanno le loro gatte da pelare: fra grane giudiziarie, minacce di dimissioni, liti fra i sindacati, scandali telefonici, faide tra procure, i sondaggi li danno in calo. La gente, d’altra parte, si sta accorgendo del loro piede tenuto in due staffe: pro-ebrei ad Auschwitz, anti-ebrei a Gaza. Poteva mica andare avanti ancora tanto, questa farsa, almeno con la stessa enfasi. Per ciò stavolta l’abituale geremiade del “non dimenticate le vittime dei neri” gli è venuta male, svogliata, con un suono fesso di campana rotta.

Che stiano acquisendo il senso del ridicolo, i compagni? Quel senso che solo sei anni fa non avevano ancora, al punto di non vergognarsi di relegare nel museo della montagna la retrospettiva di Leni Riefenstahl, “impresentabile regista di Hitler”. La rossa Torino non si vergognò neanche un po’ di confinarla al Monte dei Cappuccini (dopo averla sdoganata quasi di straforo) con la scusa dell’alpinismo e delle esplorazioni: le bastò intitolare la rassegna: «Leni Riefenstahl: vette, icebergs e abissi».

Viltà faziosa, quella, che disonorò la nostra città, culla del cinema, sede del suo museo, organizzatrice di un film festival diretto dal “grande” Nanni Moretti, dispensatrice di ricche sovvenzioni e di orgogliosi patrocinî al festival del cinema gay. Ma così fu. Leni aveva appena passato i cento anni e morì di lì a poco. Fu una grande occasione perduta, per onorarla, anche se si diceva che fosse stata l’amante del Führer. Nessuno saprà mai se è vero o no, ma se lo è povera Leni: baffino non era certo un Casanova, anzi, considerava il sesso una perdita di tempo. Non come Cerutti, che a cinquant’anni si spolverava un paio di damazze al giorno nella sala del mappamondo, senza manco levarsi gli stivali, poi teneva testa all’amante ventenne Claretta e infine assolveva anche i doveri coniugali con donna Rachele a Villa Torlonia.

Ma la colpa di Leni, per i compagni, era e rimane quella d’aver raggiunto il successo sotto il Reich. Ciò bastava e basta ancora oggi a squalificarla, come successe anche al filosofo Heidegger e al più grande pianista del secolo, Backhaus, osteggiati nel dopoguerra per aver continuato a lavorare nella Germania nazista. E’ un ostracismo duro a morire: ancora pochi giorni fa Rai3 definiva la Riefenstahl “discussa regista”. Discussa da chi? Ma da quei girotondini, da quei narcisi ex-sessantottini che da giovani correvano nei cineforum ad applaudire le mappazze di Eisenstein, uno che esaltò i massacri di Lenin e Stalin e fece carriera sotto la più sanguinaria dittatura della storia. Ecco perché il suono della giornata della memoria rossa è sempre più fesso: sono troppi, ormai, i Fantozzi a sapere che la Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca 

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2 risposte a Viva Marx, abbasso Leni

  1. Anonimo ha detto:

    Allora passo domani ;P

    Francesca C.

  2. mayoress ha detto:

    I have a collection of your blog I hope you update regularly .

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