Pancia batte testa uno a zero

Devi vederli, i garruli bambini “firmati”, trascinare per saldi e per vetrine quelle loro mammine impacciate dai tacchi troppo alti, e impellicciate. Devi vederli slalomare tra i mucchi di neve sporca (grandi cicles di ghiaccio sputati a caso lungo i marciapiedi) con le nonne a rimorchio. Si sa, si sa che ormai i gagni condizionano molti degli acquisti in famiglia, e non solo quelli che li riguardano direttamente. Giran per saldi, i marmocchi, ed esplorano i “loro” bazar con occhio navigato, protestano, spingono dentro e fuori dai negozi le parenti indecise, le gelano con una smorfia appena escono dal gabbiotto di prova, sostituendosi al giudizio dello specchio.

Tutto ciò è normale, in un’epoca che affida l’infanzia alla Tv, subdola balia priva di mammelle, e non si limita a lasciarli allevare da quella tata (che li educa “di testa” e non “di pancia”), ma glie la fa anche comandare, dando loro in mano il simbolo moderno del potere domestico, il telecomando. Non che io sia un denigratore della televisione: personalmente ne faccio buon uso, e poi in fondo quella finestra elettronica sul mondo è comoda sia come nurse per i bimbi sia come badante per i vecchi. Farle la guerra è anacronistico ed inutile come voler difendere l’uso dei dialetti in una realtà linguistica che viaggia inesorabilmente verso l’inglese planetario.

Senza contare che la Tv ce li plagia, i figli, ma al tempo stesso ce li sveglia. Noi, invece, chi ci svegliava? Perche a plagiarci c’era la fila: la scuola autoritaria e nozionista, la chiesa (che ci attirava allora con l’oratorio come fa oggi la Tv coi cartoni animati), gli amici più grandi, la stessa famiglia, dove la regola era “tì, parla mach quand che le galin-e a pisso” (tu parla solo quando le galline pisciano, cioè stai zitto), e se osavi metter bocca in qualche decisione che magari ti riguardava anche (il menu della cena, la meta di una gita, o l’ora di accendere la luce per buio sopraggiunto) t’arrivava un secco: «zitto tu, gagno, che sei l’ultima ruota del carro», che era una vera e propria martellata sulla tua autostima.

Altri tempi, altri equilibrî sociali. Noi pensavamo più a giocare (almeno fino all’adolescenza) che ad apparire puliti, eleganti, grassi o magri. Ma i bambini si specchiano sempre negli adulti, e allora i nostri adulti di riferimento avevano educazione e mentalità ottocentesche. Per loro i vestiti erano solo (o prevalentemente) un riparo: d’inverno per il freddo e d’estate per le pudenda. Certo, nel vestirsi le nostre mamme cercavano di metterci la fantasia ed il gusto che mettevano anche nel cucinare, nel cantare e nel conversare, ma non facevano la gara nevrotica all’apparenza delle mamme d’oggi.

I nostri figli invece la fanno, perché copiano da noi, e in più sono plagiati da una pubblicità che conosce ogni fessura della loro psiche. Per fortuna non conosce ancora del tutto le anse e i meandri della loro anima. Finché la pubblicità parlerà loro “di testa”, lasciando inesplorata quella grande aiuola in fioritura (da innaffiare con cura) che è il loro cuore, avremo ancora una chance di vincere la gara contro il plagio da telecomando. Ma dovremo parlare, agire ed abbracciare “di pancia”. Nei bimbi il sentimento batte sempre la ragione, uno a zero.

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2 risposte a Pancia batte testa uno a zero

  1. Anonimo ha detto:

    Ma come mi piace, caro orco buono, leggere questi tuoi post! E vedo con piacere che dove lasci parlare la TUA pancia, le sue dimensioni epiche (epico da epa, non da epos) sono tali che nessuno osa commentare: che sia un’applicazione reciproca di quella sbrodolata alla Kipling? Mi piace, mi piace, mi piace. Sei proprio attento come intendo io.
    Ti abbraccio, molto di pancia. Cli

  2. kgdtry ha detto:

    I m very pleased with your blog,i howp you will update it soon

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