Il succo del tarocco

E così il Giornale di Mario Giordano, oggi, si è fatto pizzicare a taroccare le foto. Niente di clamoroso, per carità. Era una foto di guerra a Gaza, solo con un cielo blu, un elicottero e alcune nuvolette di spari che non c’erano nell’originale. Chiamato in causa dalle associazioni dei fotoreporters, il capo grafico del Giornale si è difeso sostenendo che scontornare, tagliare e ritoccare le foto è normale, lo si fa per creare innocui effetti e migliorare i difetti dello scatto. La cosa mi lascia un po’ perplesso: se per “creare effetti innocui” in una foto di guerra mi aggiungete un elicottero, per sputtanare Moggi in una foto in cui dà la mano ad un arbitro cosa fate? Gli mettete una mazzetta di banconote nel palmo? Guardate che poi la gente ci crede davvero, talmente è verosimile.

Comunque l’argomento del limite nei taroccamenti delle immagini è intrigante. Porta a discutere di realtà soggettiva, di imprescindibile interpretazione di ogni scena, anche solo nella scelta dell’inquadratura (a priori) e nella scelta dei tagli (a posteriori), di impossibilità che possa esistere una realtà assoluta e condivisa, di filtri sensoriali che comunque modificano e differenziano le percezioni da soggetto a soggetto (pensate ai daltonici), eccetera… Insomma, si sconfina nella filosofia. E qui la vicinanza della L e della K sulla tastiera mi aveva fatto digitare freudianamente fikosofia… Non senza una spiegazione metafisica, però: se non era illusione il celestiale orifizio femminile per la mia generazione, non so cos’altro lo fosse…

Comunque, diciamo che a cominciare dalla Santa Sindone e dalle Sacre (presunte) Reliquie, il taroccamento è un’arte antichissima. Ma per non perderci in altri campi e restare in quello delle foto di guerra, anche in tempi in cui non esistevano le foto digitali e il software (photoshop e altri) per ritoccarle, si taroccava la scena. Non avete idea di quante foto di guerra sono state “create” su set improvvisati, dove l’ucciso si rialzava e ripeteva la caduta finché non veniva bene. Persino la famosissima foto del gruppo di marines americani che innalza la bandiera a Iwo Jima è taroccata. Si erano messi in posa.

Di cosa ci si può ancora fidare – direte voi – se anche la cronaca visiva (cioè le immagini fotografiche e filmiche) dei media è oggetto di taroccamento? Di niente – rispondo io – né di quella visiva, né di quella fonica e men che meno di quella scritta. Se il miraggio insegna che non ci si può fidare neppure dei propri occhi, dobbiamo rassegnarci. Aveva ragione Pedro Calderon de la Barca, quando scrisse nel 1635 il suo dramma filosofico-teologico “La vida es sueño” (la vita è sogno). O più semplicemente aveva ragione mia figlia Maria Claudia quando scrisse sulla porta della sua cameretta, pochi mesi prima di morire a 16 anni:  “La realtà è un sogno. Abbracciamo e accettiamo l’illusione. Solo oltre l’esistenza si annida la verità”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il succo del tarocco

  1. Anonimo ha detto:

    … per questo può essere dolce l’abbraccio della morte…
    missis Horse

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...