Giostra di sicurezza

Quante realtà scompaiono da un momento all’altro, nell’indifferenza generale, e quasi senza che noi ce ne accorgiamo! Negli anni ’50, ad esempio, le automobili e i camion erano già padroni delle vie torinesi, eppure i carrozzoni gialli e blu di Gondrand e quelli marron del ghiaccio giravano ancora, trainati da cavalli enormi. Poi scomparvero quasi di botto, come le carrozzelle: l’ultimo “bërlandin” in bombetta si ritirò, decrepito, nei primi anni ’80, dopo aver prolungato coi servizi nuziali l’agonia di un mestiere (il suo, di “cocchiere su pubblica carrozza a traino equino”), colpito a morte dall’avvento dei taxi. C’erano ancora più di cento piole, negli anni ’60, ed oggi di veramente genuine ne resta forse una dozzina, non di più. 

E i lustrascarpe? Gli ultimi sei (me ne ricordo bene perché mi giovavo spesso delle loro eccellenti e poco costose prestazioni) resistevano al gelo appollaiati come corvi contro la balaustra del portico degli arrivi, alla stazione di Porta Nuova: Arneodo, Demaria e i Martino (distinti per “stranòm”: il mio preferito si chiamava “Martinàss”), tutti di Castelmagno, tutti ormai anziani e coi figli già grandi (e avviati in altri mestieri). Nell’80 morì Arneodo, il decano, e due anni dopo gli altri cinque mollarono di schianto tutti insieme: nel giro di pochi giorni chiusero le loro lise cassette e se ne andarono via tutti, come passeri ad una fucilata. Fra un po’ la stessa sorte toccherà alle vecchie botteghe e alle giostrine: la grande distribuzione sta già decimando i negozietti, e i luna park viaggianti faranno prima o poi la stessa fine per colpa di videogames, playstations e Gardaland varie.

In qualche piazza italiana, in qualche giardinetto esiste ancora (per fortuna) la giostrina fissa per i piccoli, e nelle sue vicinanze, guarda caso, non vedi bighellonare tossici o teppisti. Perché il giostraio sta lì e nota tutto, ricorda bene visi e movimenti, quindi rappresenta un deterrente per i malintenzionati (che infatti scelgono giardini più deserti). Invece di cacciare queste giostrine (come ogni tanto qualche assessore idiota annuncia di voler fare), bisognerebbe agire in senso esattamente contrario: far cioè montare un “mestiere” (così i giostrai chiamano le loro attrazioni, da noi vecchi piemontesi dette anche “baracon”), una giostrina obbligatoria, fissa, in ogni giardinetto. Così la cupa frase «per motivi di sicurezza» si vestirebbe, per una volta tanto, di poesia.

 

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2 risposte a Giostra di sicurezza

  1. Anonimo ha detto:

    Una di queste giostrine resiste ancora da molti anni. E’ sistemata, in fondo a corso Belgio, vicino alla riva del Po. Estate ed inverno continua a girare e mi ricorda quell’altra giostrina, posta a Diano Marina, dove mio figlio continuava a fare interminabili giri tentando di acchiappare la coda di quel pelouse che pendeva dall’alto . Se riusciva poteva fare un giro a gratis.
    Ricordo anche l’ultimo berlandin che , con il suo passaggio sotto alla finestra del mio ufficio, annunciava la primavera. Infatti, quando i prati cominciavano a rinascere, il vecchio berladin faceva muovere il suo cavallo per fargli riprendere la forma fisica e gironzolava per le tranquille strade, dietro al vecchio Cimitero.
    Cari ricordi.
    Sancho

  2. hgadvdf ha detto:

    This is really a nice blog,i always come here and read the articles

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