Buon Natale ai nostri soldati

L’augurio di Buon Natale è un augurio di pace e deve essere indirizzato a tutti gli uomini di buona volontà. Ma dopo l’orgia di auguri a parenti ed amici fatti e ricevuti via posta, sms, e-mail, telefonate e messaggi su Facebook, ne voglio indirizzare uno su questo blog ad una categoria particolare: i soldati in missione. A tutti, ma in particolare agli alpini che se la stanno vedendo grigia in Afghanistan, dove i taliban si stanno riorganizzando e sono ogni giorno più pericolosi. Buon Natale, véci e bòcia, fatevi onore laggiù, come sempre e ovunque. Avete diviso le sinistre sulla vostra partenza, ma ormai spaccare le fazioni dei rossi è più facile che rispondere alle domande di Mara Venier a Domenica In.

Per regalarvi un sorriso, vi mando alcuni brani tratti dal “decalogo del vécio can” scritto nel 1916 sul Monte Cauriol e riscoperto dallo scrittore toscano Cesare Calamandrei. A me è piaciuto moltissimo, perché ha molti tratti in comune con la vecchia, buona  goliardia. Ascoltate. Siamo in piena guerra, al fronte, ed è l’alpino anziano che parla (il vecio can) per ammaestrare i giovani (i bòcia, le ultime reclute):

« Ama la Patria e la montagna: la Patria è l’Italia. Sii pronto a dare per lei la tua vecchia scorza. Fuma la pipa e il toscano: gli altri fumi sono leccornie indegne di un vécio can. Onora la barba: l’aveva Maometto, l’avrai anche tu. Sia bella o brutta, sarà sempre l’insegna del vécio can barbògio. Ama il vino, latte dei vecchi. Il fiasco è la mammella del mondo. Non disdegnare la grappa. I liquori più fini abbassano il vécio can al putrido livello del bòcia. Non avrai paura di pallottole e granate. Se però son fitte, va al coperto. Meglio un vécio can vivo, che due morti. Tratta affabilmente i compagni e gli inferiori. Non lasciarti però mancare di rispetto e inculca a suon di pedate la tua superiorità. Non andare mai a dormire la sera. Quando i bòcia dormono, il vécio can deve fare la guardia. Gli siano compagni il fiasco e il toscano. A mezzanotte mangerai salame e pane e la canterai lunga ancora per qualche ora. Non marcare mai visita. Col sole e la tempesta, sotto l’acqua o la tormenta, su per le crode come nei pantani, il vécio can deve crepare di salute. La sua faccia nera e brutta incuterà rispetto. Disprezza il nemico e tiragli sulla testaccia. Se si dà prigioniero prendilo a sberle, e poi dàgli da mangiare. Il tuo occhio sia vigile e pronto. I tuoi muscoli temprati e saldi. Tira dritto per la tua strada e strafottitene di tutti. Sii buono come il pane con gli inferiori, ma feroce come una jena con le carogne e coi vili. Amen»

Vi tenga compagnia questo Buon Natale particolare, cari alpini, e magari vi rechi un po’ d’allegria. Voi oltretutto siete in guerra (e dura…), ma non lo si può dire, perché per le alchimie politiche del mondo, non solo dell’Italia, siete in missione di pace, vi chiamano “peace keepers”, cioè in teoria sareste lì solo per farvi ammazzare mentre portate viveri ed aiuti. Mondo ipocrita e bislacco… Ma gli alpini di tutto il mondo vi sono vicini. E non solo loro. Ricordate quella strofa della canzone “Dove più aspra sarà la battaglia”, dove dice “Voi, care mamme, che tanto tremate – non disperate dei vostri figlioli – che qui sull’alpe non siamo mai soli – c’è tutta Italia che a fianco ci sta”. Basta che sostituiate l’Afghanistan all’alpe…

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2 risposte a Buon Natale ai nostri soldati

  1. Anonimo ha detto:

    non conoscevo il “decalogo del vécio can” ma da vecchio ufficiale degli alpini posso testimoniare che per i veri alpini quelle regole fanno parte del loro DNA.

  2. caelanjohn ha detto:

    Your blog really do not in general.

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