Maluettona

E’ morta anche la mia seconda ed ultima Dedra famigliare. Oggi si dice “Station Wagon”, ma a me piace ancora adoperare quel termine nato negli anni ’60 (prima, quel tipo di macchina si chiamava “giardinetta”) e che sa di gite fuori porta, di damigiane issate sul portabagagli, di cani e di figliolanze numerose. Adesso ho preso una Multipla (sempre di seconda mano) e le terrò compagnia dal quinto all’ottavo, nono, speriamo decimo anno di vita. Statistiche alla mano, se sai comprare (se cioè non ti fai rifilare delle macchine bocciate o spompate) quello è il modo più efficace per non pagare quella tassa occulta che è la svalutazione del mezzo, nei primi anni paurosa.

La chiamavo Maluettona, questa mia seconda Dedra (da buon matto io battezzo sempre le mie auto, fin da giovane) perché era una Dedra come Malù, la berlina tre volumi che l’aveva preceduta e della cui morte vi parlerò domani, ma era più grossa. Malù la prima, Maluettona lei. Stavolta ha ceduto la guarnizione della testata. Nulla di grave, ma il prezzo per sostituirla, aggiunto a quello della frizione (ne aveva solo più una foglia) e della marmitta bucata (da sostituire integralmente perché sempre più rombante) raggiungeva un totale non giustificabile per un’auto di valore zero, ecologicamente proscritta e con 230mila km nella pancia. L’ho portata a demolire, e amen.

Ma voglio ricordare, nel salutarla, un episodio di qualche anno fa. Perdeva gasolio nel cofano, la mia Maluettona, ed oltre al pericolo d’incendio c’era la noia della puzza, che arrivava fin nell’abitacolo. Passo allora dal mio vecchio pompista Cassinotti, classe 1936, granata Doc. Lui apre il cofano, guarda, tocca qua e là, poi rientra in officina senza dire una parola e ne esce con due tubicini di gomma. Mi fa: “S’it feuisse ‘n gheub, i l’avrìa fàte lassé sì la vitura, peui i l’avrìa butàte sòn (indica uno dei due tubi), parèj da sì ‘n mèis ‘t j’ere da capo, e mi ‘t piumavo torna sent euro. Ma ‘t ses del Tòr, e alora ‘t buto cost (indica l’altro, quello buono) e va con Dio, che sossì a së s-ciapa mai pì”.

Traduco a beneficio di chi non capisce il torinese: “Se tu fossi uno juventino ti avrei fatto lasciare qui la macchina, poi ti avrei messo questo (il tubo cattivo) così fra un mese eri daccapo, e io ti piumavo di nuovo cento euro. Ma sei del Toro, e allora ti metto questo (il tubo buono), e va con Dio, che questo non si rompe mai più”. Scenette d’una vita piemontese che scompare. Anche il mestiere di Cassinotti, pompista diesel, ormai tramonta. E’ finita l’epoca dei tubicini, dell’orecchio allenato, della sapiente regolazione di viti, farfalle e dadi. Oggi le auto son piene di “centraline”, come la mia Multipla, e se questi marchingegni elettronici si guastano non ci son santi, ti tocca cambiarli (a suon di bigliettoni) anche se la meccanica sarebbe perfetta, e manca solo l’impulso.

Ormai la diagnosi dei guasti te la fanno in camice bianco, i meccanici delle concessionarie, infilando una presa Scart nel motore e leggendo sul video tutti i valori della scheda. Il microchip ha ucciso l’artigiano, il “méca barbìs” (meccanico baffo), sostituendolo con algidi tecnici che però emettono parcelle roventi, anche perché scaldate dai ricambi imposti dalle case madri a prezzi folli. Addio lime sapienti, addio pazienti saldature, addio sublime arte dël tacon (del rammendo).

Mentre guidavo Maluettona verso casa, quella volta, pensavo che in fondo le stava succedendo come a me, che non trovo più un buon medico all’antica che sappia diagnosticare le mie bue con l’occhio, il tatto, l’olfatto e l’esperienza, ma solo dottorini spocchiosi che per avvicinarsi alla diagnosi prescrivono analisi su analisi, e poi magari la sbagliano ancora. Pochi medici auscultano o “sonano il groppone” (come i vecchi fiorentini chiamano la percussione del dorso con le due dita) pochissimi annusano le urine, decifrano gli interni borborigmi col fonendoscopio o palpano a fondo il ventre del paziente. Nessuno sa più leggere il male nello sguardo. Addìo consulti pensosi, mandati in pensione da ecografie, lastre, risonanze, Tac e altre diavolerie computerizzate.

In compenso anch’io, come Maluettona, posso contare su ricambi per quasi tutto il corpo. Organici e meccanici. Cuore, fegato, polmoni, reni, arti… ormai si trapianta con successo quasi tutto. Meno male che all’elenco manca il cervello. E’ una considerazione ingiusta, se penso ai cerebrolesi, ma il terrore di vedermi trapiantare, in caso d’incidente, le meningi d’un comunista mi farebbe perdere il sonno.

 

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Maluettona

  1. Anonimo ha detto:

    Bellissimo articolo…. ciao nonno Manliot…. FUFU

  2. Anonimo ha detto:

    Periodo non propizio per me, non voglia neanche di sorridere, ma, Manlio, quella del terrore di un trapianto di cervello mi ha fatto fare una grandissima risata!
    Sacrosanta verita.
    Liete feste
    Carmen

  3. Anonimo ha detto:

    … oppure potrebbe avere la fortuna di
    ricevere le meningi di un tifoso della
    Signora e restarne illuminato…

  4. Anonimo ha detto:

    Fortuna?…. Direi super sfortuna, si
    equivalgono le due cose!
    Illuminato? Mille volte meglio oscurato!
    Carmen

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...