Traffico natalizio

Il traffico sotto Natale è veramente da delirio. Oggi ho impiegato esattamente 65 minuti per percorrere i quattro Km che separano le Molinette dal Palazzo di Giustizia. Dalle 19,30 alle 20,35. Avrei fatto più in fretta a raggiungere Savona o Alessandria. Vent’anni fa, quando Torino aveva 1.200.000 abitanti, si circolava meglio. Oggi ne abbiamo 800.000, c’è la crisi economica (dicono), eppure non ci si muove.

Il fatto è che, pur in presenza di un calo del 30% della popolazione, oggi circolano più macchine di vent’anni fa. Non solo il loro numero è triplicato (!!!), ma dal 1990 ne è cresciuta di tre volte la mobilità. Sono dati dell’Aci. In pratica chi ha l’auto la usa, non la lascia in garage come facevano i nostri padri, che la tiravano fuori solo in caso di emergenza o per esibirla. A ciò s’aggiunga il vero dramma della mobilità torinese: i trasporti pubblici. Già carenti in tempi normali, nelle emergenze vanno in tilt. Ore di attesa alle fermate. Tempi di percorrenza superiori a chi va a piedi. Veicoli strapieni che non si fermano neppure. Se poi piove, come in questi giorni, il caos diventa completo.

Si dice che il primato europeo (per estensione e qualità) della nostra rete autostradale fino agli anni ’70 fosse dovuto alla sudditanza dei governi Dc nei confronti della Fiat. Se questo è vero, il ritardo con cui Torino si sta dotando del metrò potrebbe avere lo stesso motivo. Ragionando “a contrariis”, lo confermerebbe il fatto che oggi, con una Fiat politicamente sempre meno influente (da almeno tre lustri) il metrò torinese ha preso il via e la nostra rete autostradale si è fermata. Ormai obsoleta e inadeguata al traffico, è scesa all’ultimo posto fra le grandi nazioni europee. Viva la vecchia Fiat prepotente, verrebbe da dire. Nel frattempo, però, anche i centri urbani italiani si sono tutti intasati. Tutti, da Trieste a Palermo. Questo, anziché invogliare i cittadini all’uso della macchina, li scoraggia. 

Si aggiunga tutta una serie di aggravanti: il caro-carburante, le multe (il cui gettito per molti comuni supera ormai quello dell’Ici), la politica idiota dei divieti di circolazione ecologici, l’effettiva saturazione del mercato occidentale (l’imperativo di cambiare auto ogni tre anni costituisce per la svalutazione della stessa una cripto-tassa tra i 300 e i 1000 euro al mese) e si capirà di cosa è fatta la crisi dell’auto. La domanda è: questa crisi ci restituirà almeno un traffico più fluido? Per me, no. L’intasamento del traffico (fenomeno sociale, legato alle abitudini dei cittadini) non c’entra niente con la crisi dell’auto (fenomeno economico, legato alle circostanze che abbiamo prima elencato). Quando le strade sono bloccate, non importa se a bloccarle sono nuovi modelli o vecchie carcasse. Che la General Motors fallisca o no, che la Fiat si sposi o resti zitella, quattro ruote sotto il culo non se le nega nessuno. Ficchiamocelo in testa una buona volta, e studiamo una soluzione capace di risolvere i due problemi. 

Siccome nessuno vuole rinunciare alla comodità dell’auto e nel contempo c’è grande allarme economico per la sua crisi (quel  settore industriale è considerato strategico), proviamo a favorirne l’uso, non a scoraggiarlo come si fa adesso. Gli incentivi statali alla rottamazione e gli aiuti statali ai produttori siano spesi per fluidificare il traffico, togliendo le inutili zone pedonali e le ZTL, costruendo nuove strade, superstrade ed autostrade, sovrappassi, sottopassi, sopraelevate, tangenziali, bretelle, tunnel, parcheggi… Se l’uso dell’auto sarà davvero facilitato e gratificante, il ricambio dei modelli verrà da sé.  La faccenda dell’inquinamento è una bufala, e comunque la gente ha dimostrato di fregarsene: senz’auto non ci sta. Tanto vale provare a farla circolare meglio. Oltretutto, a parità di Km percorsi, più fluido sarà il traffico, meno inquinata sarà l’aria. Così saranno contenti anche quei rompicazzo di verdi.

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Una risposta a Traffico natalizio

  1. Anonimo ha detto:

    Parole sante! Peraltro, senza falsi complottismi, è alquanto singolare che quanto scritto nel post in commento venga periodicamnete (e doverosamente) ribadito con la consueta chiarezza espositiva soltanto da Manlio: possibile che nessun altro senta l’esigenza di denunciare le stesse cose? Eppure qualcuno (invero pochi) di intelliggente c’è ancora, in giro. Ciononostante sono pressocchè assenti le voci fuori dal coro dell’ “ambientalisticamente corretto” (che poi, si scrive così, ma si legge “ambienterrorismo”).
    Saluti.
    Michele

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