Il dolo è come il vino

«La cronaca di questi giorni va inquadrata in un contesto storico che comincia nell’89. Allora i comunisti non riuscirono ad elaborare un progetto forte che spezzasse l’intreccio tra l’azione politica e il clientelismo, lo storico male italiano del rapporto verticale tra patrono e cliente. Non ho mai mitizzato il Pci e non amo parlare di questione morale, ma a sinistra un tempo questo male veniva almeno studiato, oggi non più. In compenso, è fiorito, e il patrono non è più il proprietario terriero che dispone delle cose proprie, ma il politico che dispone delle cose pubbliche. Compreso il politico di sinistra: il clientelismo e il nepotismo si ritrovano anche nelle amministrazioni del Pd, e non vedo tensione su questo tema, al suo interno. Se il Pd non cambia direzione, può fare la fine dei socialisti craxiani negli anni ’90»

Chi ha detto queste cose? Feltri? Acqua. Uno dei pochissimi giornalisti italiani non di sinistra? Acquissima. Berlusconi? Alto mare. Un qualsiasi esponente del centro-destra? Oceano gelato. Di Pietro? Fuochino. Un giornalista-compagno? Fuoco. Ma molto più che un semplice giornalista: uno storico illustre, docente universitario a Berkeley, comunista duro e puro, ideologo dei girotondini: Paul Ginsborg. Io sono anagraficamente anziano, ma l’infinita misericordia divina mi sta compensando proprio nell’ora del mio tramonto di tante tribolazioni sportive e politiche patite nel mio mezzodì e nel mio meriggio. Prima la Juve in B. Adesso i compagni alla berlina, la lotta fra procure per nascondere le magagne rosse, i sindaci comunisti che s’incatenano come Dominici o s’improvvisano leghisti padani come Cacciari e Chiamparino… Che goduria!

A rimediare alla corruzione politica sembrò provarci Tangentopoli nei primi anni ’90, ma si capì presto che quell’offensiva delle toghe rosse era solo una strategia delle sinistre per eliminare gli avversari. Così si sprecò una grande occasione per estirparla, ed essa oggi dilaga sfacciatamente, anche a livello spicciolo. Patenti in vendita, concorsi truccati, frodi alimentari, appalti pilotati, truffe Anas, valvole cardiache… ormai bisognerebbe riservare agli scandali una rubrica fissa sui giornali, come all’oroscopo. Il box “scandali del giorno” sarebbe letto distrattamente da coscienze ormai mitridatizzate e incapaci di indignarsi. Ma attenzione, però: se qualcuno commentasse “una volta non era così” sappiate che mente. Non è vero.

Lo scandalo della Banca Romana (una truffa da centinaia di milioni di euro, molto peggio del caso Parmalat) scoppiava a Roma sul finire dell’800 proprio mentre a Torino De Amicis lodava i nuovi tram a cavalli sui quali si poteva incontrare il sindaco diretto al lavoro. Insomma, una volta rubavano in pochi, ma rubavano tanto. Oggi rubano tutti, ma meno. E’ come la cultura. Una volta il sapere era monopolio di pochi privilegiati, che lo usavano per dominare gli altri, tenuti apposta nell’ignoranza. Oggi invece è più spalmato, e se per quello il suo strato risulta (mooolto) più sottile, bisogna aver pazienza. E’ la democrazia, signori.

Lo si capisce ancora meglio con l’esempio dei sacrari turistici. Quante volte avete sentito dire che Capri, Courmayeur, Mont Saint Michel “non sono più quelli di un tempo”? La ragione è semplice: un tempo quei paradisi se li godevano pochi palati fini, mentre oggi ci vanno due milioni di turisti l’anno. E’ la democrazia, torno a dire. Un sistema che ha vantaggi e svantaggi. Se c’è un solo bicchiere di vino e siamo in dieci a volerlo, le soluzioni sono solo due: o se lo beve il più ricco (più forte, più prepotente, più furbo… fa lo stesso), e poi spiega agli altri com’era, o si versa vino annacquato a tutti, che se ne facciano almeno una vaga idea. Ma senza lamentarsi, poi, che non era vino.


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4 risposte a Il dolo è come il vino

  1. Anonimo ha detto:

    Manlio, guarda che a volte ritornano. I sindaci comunisti s’incatenano e s’inleghizzano. Ma altri ritornano. Dove meno te l’aspetti. Io sono il padre di uno di questi révénants. Lui, il révénant, era fino a ieri il prototipo del figlio modello: media del 9 in prima classico all’Alfieri, primo all’Agòn regionale di greco, educato, di buone letture. Un po’ solo, senza l’amico del cuore, senza l’amore ma con frullato di ormoni. All’improvviso è diventato un ferrovecchio del fallimento comunista. Quest’anno, in seconda classico, prima delle elezioni mi ha notificato di essere komunista, bertinottiano. Ha educatamente atteso che suo padre, cioè il vecchio fascista che sono io, si riavesse dal malore e dopo qualche giorno mi ha notificato di essere attratto dal fumo. Mi ha acceso il toscano che avevo lasciato spegnere ed è partito per la gita scolastica. E’ tornato raccontandoci di notti insonni a parlare (bene! speriamo che abbia incontrato l’Amore o, almeno, due belle tette!) e a bere: anzi, mi piace molto la vodka, adoro il rhum, specie dopo un litrozzo di birra per fare il fondo. L’altro sabato è uscito con quattro compagni (nei due sensi della parola) è tornato a casa e ha vomitato molti litri di birravodkaelimoncello.
    Quando è scoppiato il casino del decreto Gelmini hanno fatto l’occupazione notturna dell’Alfieri: il révénant ci chiese il permesso di partecipare. Il vecchio fascio non l’ha concesso: sorvolando sulle valutazioni ideologiche, ne facevo questione di metodo. Intanto è un reato previsto dal codice penale. Poi non va d’accordo con il progetto di vita che, per un diciassettenne è ancora appannaggio dei genitori. Infine, erano una ventina di gatti, quattro dei quali sono i compagni portatori di superalcolici, già visti in azione. Il révénant ha inghiottito il divieto con elegante amarezza (è ben educato, è buono, bla bla).
    Poi i quattro compagni al rhumvodkaelimoncello l’hanno invitato a fare capodanno in montagna. A parlare del Che e a stordirsi di alcol. Il révénant si è beccato un nuovo divieto che non gli va proprio giù, all’amarezza è subentrato un forte fastidio.
    Stasera ci ha notificato che si okkupa nuovamente l’Alfieri e che lui ci tiene a far parte dei duri e puri (i soliti quattro gatti storditi di alcol) di questa risurrezione komunista. Mia moglie e io abbiamo provato un dolore molto acuto nel dirgli il terzo no. Credo che sia da queste cose che partono tumori o ictus cerebrali: ti fa male dire di no. Come sarebbe bello acconsentire, ridere insieme a tuo figlio, partecipare della sua eccitazione per la grande avventura di democrazia notturna… Ma noi non riusciamo a chiudere gli occhi per non vedere ipotesi molto concrete, basta leggere i giornali. Irrompono venti naziskin e massacrano di botte ‘sti quattro gatti storditi dal limoncello. Arriva la madama, li bastona per bene e lo vado a ritirare in via Grattoni. Se va bene arriva la mattina dopo con il fegato sciolto da fiumi di limoncello (che gusti di merda, poi, a bere ‘sta cagata di limoncello!). Se va meno bene, gli hanno anche infilato in bocca una canna e scopre di essere attratto dalle simpatiche foglioline, con tutto quanto a cascata è consecutivo e possibile.
    E, questa volta, non ha avuto nè elegante amarezza, nè malcelato dissenso. Questa volta sta facendo un giro di boa che può allontanarlo da noi e dal progetto.
    Che cosa significa essere un buon genitore? Si può esserlo giudicando negativamente gli amici del figlio? Non sarebbe meglio dargli fiducia? Sei un buon genitore se scegli la fiducia e accetti i rischi?
    Non vorrei fare di questo spazio una posta della casalinga, ma a volte ritornano. E se non ne parli con un amico, con chi se no? Anche se avrei già una mezza idea su ciò che ti frulla per la testa…
    Pingosss

  2. Anonimo ha detto:

    Non voglio suggerire, signor Pingoss, ma potrebbe forse tranquillizzarla sapere che sono in molti a seguire il percorso di suo figlio che, credo e le auguro, possa concludersi in un ritorno alla “rettitudine” (perdoni la formula moralisticheggiante, che tuttavia mi pare renda bene l’idea). Io, ad esempio, a 14 anni ero uguale al suo ragazzo a quell’età e a 17 ero cambiato nello stesso senso. A 32, da quasi un paio di lustri, ritengo invece le “okkupazioni” siano, tra il resto, massima espressione di confusione giovanile, peraltro superabile nel corso del naturale sviluppo verso l’età adulta. E non stia troppo a preoccuparsi del limoncello: anch’io, oggi, preferisco bere un bicchiere di vino mentre pranzo, ma a 17 anni sceglievo stupidamente di sbronzarmi trincando porcherie (mojito, daiquiri e altre merdate del genere) a stomaco vuoto. Infine, le assicuro che essere anarchici, comunisti (cioè idioti) a 20 anni o giù di lì può essere persino un bene: la reazione che seguirà ad avere sposato, seppur per breve tempo, ideologie così anacrostiche, socialmente inique ed antifunzionali al benessre comune sarà radicale e porterà suo figlio ad essere, se possibile, più anticomunista di Manlio.
    Saluti.
    Michele

  3. Anonimo ha detto:

    Cerca su Internet le parole della canzone “Les trois notaires” di Jacques Brel. Se non le trovi dimmelo, te le trascrivo e te le mando io. C’è dentro il senso di quello che ti sta succedendo, e che Michele ha già perfettamente fotografato.
    E ricordati che è molto, molto più facile dire ai figli dei sì che dei no, ma poi tutti noi benediciamo, una volta diventati adulti, i no che i nostri genitori hanno avuto, con sofferenza, il coraggio di dirci. Dei sì non ci ricordiamo neppure.
    Un abbraccio
    Zeus

  4. Anonimo ha detto:

    Ciao Manlio,
    ieri sera, in un momento di relax etilico nel contesto della tradizionale cena di fine anno che i dirigenti del mio Dipartimento sono soliti reiterare fuori dagli schemi e dai formalismi, si é naturalmente parlato e disquisito, tra l’altro,di politica, regionale e non; mi ha colpito l’analisi, stringata ed essenziale, che il nostro ex Dirigente Generale, (da poco in pensione) ha fatto della odierna realtà raffrontata al recente passaato.
    ” Ieri la politica aveva due motivi di stimolo: l’ideologia e l’interesse; oggi si é perso ogni riferimento all’ideologia…”
    Ho dovuto, purtroppo, condividere questa elementare osservazione che, da sola, può spiegare il dilagare di episodi di corruttela e di mala amministrazione della cosa pubblica cui siamo costretti ad assistere, ahimé sempre più spesso.
    Penso che l’unica speranza per l’Uomo della Strada sia che “l’interesse” del politico abbia come obietivo “la Gente” piuttosto che le sue tasche !!!
    E allora mi chiedo, senza formulare progetti di fantapolitica: non é il caso di dare maggior credio a quel tal Di Pietro che auspica la rigorosa pulizia, almeno giudiziaria, di coloro che si ergono a nostri rappresentanti, sia nella conduzione del Paese che nelle amministrazioni locali, dalle più piccole alle più rilevanti?!?!?!?
    …Potrebbe essere comunque un inizio, non risolutivo ma certamente di grande aiuto per recuperare il rispetto delle Istituzioni.

    Sempre tuo affezionato, Valter
    (Dirgente Regione Sicilia)

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