Dissepolture facili e sepolture difficili

A volte fra  i lanci d’agenzia si trovano gemme d’involontario umorismo, come quella volta che l’Ansa titolò: “Olio sul Po, la chiazza va lentamente verso il mare”. Meno male che andava verso il mare: pensate il panico, se si fosse diretta lentamente verso il Monviso. E così quei 20.000 litri di gasolio si erano fatti una bella crociera ad un km all’ora, tra l’invidia dei mezzi pubblici torinesi, che quella velocità se la sognavano e se la sognano ancora oggi, eccettuata la Metropolitana. In Comune serpeggiava il nervosismo: pare che un benzinaio, solo per aver chiesto a Chiamparino “acqua e olio a posto?” si fosse sentito rispondere “non faccia lo spiritoso”. Comunque erano 40 milioni di vecchie lire che galleggiavano, mica bruscolini. Le rive del Po si saranno riempite di cassintegrati Fiat intenti a recuperare almeno un po’ di quella manna con spugne, carte assorbenti e mestoli.

Altro spunto esilarante sono le dissepolture delle inchieste. Se battete su Google la frase magica “riaperte le indagini” ci troverete di tutto. L’inchiesta sulla strage di Portella delle Ginestre (1947) riaperta dopo 58 anni guida la classifica. Seguono la riapertura delle indagini sulla morte di Tenco dopo 36 anni, su Mauro De Mauro dopo 35, su Ustica dopo 28, su Mauro Rostagno dopo 19, sul delitto di Via Poma dopo 16, su quello dell’Olgiata dopo 15, su Moana Pozzi dopo 14, su Ilaria Alpi dopo 13, e via disseppellendo… Siamo davvero incredibili: in Italia il 96% dei furti resta impunito, e con gli omicidi non va molto meglio, ma in compenso i nostri magistrati sono attivissimi nel riaprire le indagini chiuse da decenni.

D’altronde la noia è noia. E’ giusto che gli inquirenti, non riuscendo a risolvere i casi nuovi, scavino nei vecchi così, tanto per aver qualcosa da fare. Suggerirei un supplemento d’inchiesta sulla tragedia di Superga: poteva esserci un dirottatore, sull’aereo del Toro. Che non se ne sia trovato il corpo non vuol dir nulla, perché a volte i cadaveri vanno a spasso.  E non scherzo: a Cremona è successo con quello di un’anziana signora, morta in ospizio. Sentite che odissea.

I parenti l’hanno prelevata in ambulanza e l’han portata a casa, a Casalpusterlengo, ma il medico di famiglia si è rifiutato di compilare il certificato di morte, indispensabile per procedere alle esequie, ma che va redatto sul luogo del decesso. Allora il mezzo ha fatto dietrofront (sempre con la salma a bordo) ed è tornato all’ospizio, ma lì non hanno accettato il cadavere, perché per regolamento non possono accettare morti. Niente da fare. Peggio: mentre all’interno i parenti protestavano, discutevano e supplicavano, l’ambulanza ha dovuto andarsene per un’urgenza, così ai poveracci è toccato riportare a casa la defunta con la loro macchina, facendo finta che dormisse. La faccenda si è poi risolta, ma la frase “ha raggiunto il meritato riposo” non ha mai avuto un senso pieno come per costei. Anzi: l’ultimo viaggio fatto a passo d’uomo sul furgone funebre, da casa al camposanto, nella comoda bara, le sarà parso una gita di piacere.

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