Onlus non lucet in tenebris

Ormai i questuanti “per conto terzi” ci assediano tutto l’anno. Per strada, in chiesa, in casa, per posta, su Internet, alla radio, alla Tv… tutti ci chiedono qualcosa per qualcuno. Telethon, derby del cuore, spettacoli “benefici”, vendite domenicali di fiori e frutta nelle piazze di tutta Italia per la lotta contro la tale o talaltra malattia, adozioni a distanza, e chi più ne ha più ne metta. Sotto Natale, poi, quando si suppone che i nostri cuori siano più inteneriti e i nostri portafogli più pieni, è un crescendo rossiniano. Il che sarebbe anche lodevole e pio, se potessimo controllare a fondo i conti di chi ci chiede soldi per salvare dall’estinzione il delfino del fiume giallo o dall’inedia i bambini del Darfur. Invece non possiamo. Se ci sono istituzioni poco trasparenti, anzi, del tutto opache, sono le Onlus e gli enti benefici in genere.

Oggi siamo spiati ovunque e di continuo. Grazie al cellulare c’è chi sa sempre dove siamo e con chi parliamo, e lo registra su tabulato. La rete d’ascolto Echelon sa anche cosa diciamo. Telepass rivela dove viaggiamo. Siamo controllati anche nell’uso delle carte di credito e negli spostamenti telematici di valori. Uno dice: pazienza, tanto io non ho nulla da nascondere, ma così almeno si catturano i malviventi e si possono seguire i proventi delle mafie e le tangenti internazionali…

Macché. L’orecchio del Grande Fratello telematico cattura solo i pesci piccoli. Per gli altri, oltre ai famosi “paradisi fiscali”, c’ è la Svizzera. La civile Svizzera, che ti multa se butti la cicca in terra, è da sempre cassaforte segreta di tiranni, capimafia e politici corrotti. Il suo sistema bancario è impenetrabile. Anche quello notarile, a giudicare da come furono trattati a suo tempo i membri della commissione parlamentare Telecom-Serbia saliti a Lugano per verificare le rivelazioni di Igor Marini. E questo fa già incazzare. Ma la segretezza è difesa in Italia anche a livello spicciolo, nella contabilità degli enti pubblici, delle fondazioni, delle Onlus, e questo fa incazzare ancor di più.

Capisco tutelare la privacy di chi muove denaro e merci a scopo di lucro (se i concorrenti sanno da chi compri, a chi vendi, e a quanto… addio!), ma non di chi dice farlo senza scopo di lucro. Costui dovrebbe essere assolutamente limpido, e disposto a dimostrarlo a chiunque, in ogni momento. Invece certe cooperative che usano i volontari (ma si fanno pagare ben cari i servizi) non mostrano i libri neppure ai soci. Lo stesso vale per certe associazioni benefiche che chiedono soldi solo per esistere, cioè per pagare stipendi, uffici e auto blu a chi le dirige. Un’esempio clamoroso? Nonostante la legge che lo impone, la maggioranza degli enti pubblici non ha ancora comunicato i nomi di chi ha svolto per essi le famose e costose consulenze.

Nei bilanci pubblici quella spesa imbarazzante (tramite la quale, da tangentopoli in poi, sono state legalizzate le bustarelle) è riunita come somma in uscita, sotto la voce generica “consulenze”. Idem per le “spese di rappresentanza”. Impossibile saperne di più. Il cittadino, spiato, seguito 24 ore su 24, dovrebbe almeno poter spulciare questi conti come fa con quelli del suo condominio. E dovrebbe anche poter controllare a fondo i conti delle associazioni “benefiche”, che in virtù di questa loro qualifica non si limitano a chiedere soldi a lui, ma li chiedono (e ne ricevono parecchi) anche agli enti pubblici. Invece non gli è possibile.

Mi viene in mente il modo pittoresco con cui mia nonna ci faceva tacere, da gagni: “Tì, parla mach quand che le galin-e a pisso” (tu, parla solo quando le galline pisciano, cioè mai, quindi stai zitto). Ecco. Noi cittadini potremo controllare a fondo e in ogni momento i dettagli dei bilanci degli enti pubblici e delle Onlus quando le galline pisceranno. Questa è una delle ragioni per cui non sono contrario all’ingegneria genetica. Gli scienziati hanno già clonato pecore e maiali: quanto tempo ci vorrà ancora perché facciano pisciare una gallina?

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Una risposta a Onlus non lucet in tenebris

  1. robin ha detto:

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