Elemosina in limousine

Mi sembra ieri che fiorivano i comitati e nascevano le collette per i bimbi del Kossovo, e adesso non se ne parla più. E’ esplosa la ricchezza, laggiù, o le collette seguono l’onda emotiva suscitata dai media? Buona la seconda. A giudicare dagli ultimi arrivati (bimbe slave portate dal padre a prostituirsi, piccoli rumeni costretti a suon di botte a mendicare nei tram con la fisarmonica, bambini rom scatenati nei furti e nei borseggi) i balcanici non se la passano molto bene. Eppure si fanno collette per i bimbi iracheni e afghani: ovunque si sposti la guerra degli Usa, là i bambini diventano degni di attenzione. Non altrove.

C’è qualcosa di equivoco, in tutto ciò, ma ad essere ancora più equivoco è, almeno qui in occidente, l’accattonaggio in sé. I robusti e sanissimi zingari che da qualche anno presidiano i semafori sono l’ultima sfrontatezza del settore. Hanno imparato in fretta le frasi-chiave: “in nome de Dio” per toccare il cuore dei credenti e “solo per mangia” per impietosire con la fame. Eppure qui a Torino, tra Cottolengo, Sermig, Caritas e altri enti, vengono distribuiti oltre 3000 pasti gratuiti al giorno. E in più si possono avere gratis vestiti, cure mediche, aiuto nella ricerca di lavoro, eccetera.

La verità è che l’accattonaggio rende. Più del furto, più del borseggio, più del lavoro, e non è nemmeno più reato, in Italia. Dei falsi zoppi che si trascinano col piede rovesciato e le stampelle uno l’ho visto io, a fine turno, claudicare teatralmente fino a un isolato di distanza e poi, girato l’angolo, drizzarsi e camminare spedito fino all’auto. Era una Mercedes. I giornalisti che si sono travestiti da mendicanti per vedere quanto rende quell’attività, lo confermano: secondo il posto e l’abilità (cioè la capacità di impietosire), rende dai 100 ai 300 euro al giorno. Una paga da dirigente industriale o bancario.

A questo punto mi si rivalutano i cinesi, che magari sfruttano nel lavoro nero i connazionali appena arrivati (hanno anche loro una mafia che anticipa le spese d’immigrazione e poi li schiavizza finché hanno ripagato tutto), ma non li vedi mai questuare, rubare, far prepotenze. E ora che ci penso, anche gli africani li vedi magari spacciare (i maschi) o prostituirsi (le donne), ma non chiedere l’elemosina. Molto più spesso li vedi lavorare onestamente, loro. Gli zingari, mai. Ma se lo dici, passi per razzista. Persino a chiamarli zingari vieni perseguitato dai talebani del “politically correct” che brulicano nelle sinistre: bisogna usare il termine ‘nomadi’. Anche se nomadi i Rom non lo sono più, perché ormai si sono trapiantati qui nel paese di bengodi, e nessuno li schioderà mai, come i Sinti nei secoli passati. Altro che figli del vento! Sono figli del “vengo”.

 

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3 risposte a Elemosina in limousine

  1. Anonimo ha detto:

    Centrato come sempre l’argomento. Esemplare e coraggioso articolo. Tutti la pensano come te ma quasi nessuno lo ammette. Bravo Manlio!
    Ciao Brunello, un ex lettore di torino cronaca

  2. Anonimo ha detto:

    Caro Manlio,
    é difficile, più di quanto tu possa imaginare, avere un’opinione veramente obiettiva e scevra da pregiudizi sulle persone (perchè di persone si tratta!!) che tendono la mano ai semafori in cerca di qualche monetina per elemosina.
    Come sempre la stessa medaglia ha non due ma più facce; si può pensare che dietro ad una mano tesa vi sia l’ombra del racket dell’accattonaggio o l’affare remunerativo di chi ha capito che “tendere la mano” rende più di altre attività più faticose (il lavoro?) piuttosto che il vero e sincero bisogno di sopravvivere in un contesto sociale che non ha saputo dare alternative più dignitose.
    Io ti posso solo raccontare, fra tante, un mia esperienza di “benefattore” (parola grossa!!) per un caso in cui mi sono sentito in animo di “contribuire” con qualche lira (non c’era ancora l’Euro) a quello che ho ritenuto un bisogno che potevo soddisfare traendone, peraltro,un senso di pace con me stesso per avere in qualche modo aiutato un mio simile.
    E veniamo ai particolari…
    1989… con la mia auto mi recavo quotidianamente in uficio (prime esperienze di dipendente regionale) dovendo affrotare l’annoso problema del posteggio in pieno centro; accadde che, pur riuscendo a trovare un tranquillo posteggio in prossimità del mio ufficio, un giovane di evidente origine nord africana, mi chiedesse un “quid” per “avermi consentito il posteggio” peraltro libero, ovvero per una improbabile custodia della mia auto.
    Naturalmente mandai a quel paese l’arrogante algerino, profferendo a mia volta serie minacce di ritorsioni se fosse accaduto qualche danno alla mia auto!!
    Dopo alcuni giorni, susseguitisi nella più totale indifferenza, il giovane mi avvicinò, e con modi cortesi mi chiese: “perché non vuoi dare soldi ad Alì?” … ed io di rimando:”perché dovrei?”…
    La risposta quasi mi spiazzò… “perché Alì ha bisogno di mangiare e di mandare soldi a casa”..
    Da questo breve colloquio, da uomo a uomo, quasi in confidenza, ho preso coscienza di una realtà per me solo raccontata, e subito proposi” ti dò 5000 lire alla settiamna e tu mi risolvi il problema del posteggio”… accettò con un sorriso… inutile dire che non mi era facile trovare posto per la mia auto se non occasionelmente, e che avere qualcuno che se ne prendesse carico mi era di grande aiuto:
    avevo trasformato l’elargizione di una elemosina (quasi estorta, per la verità) in un rapporto di scambio paritetico, nel rispetto della dignità del ricevente e con buona soddisfazione del cedente.
    Per quasi un anno, ogni giorno, lasciavo le chiavi della macchina al fido Alì scambiando solo qualche parola, ma ciò fù sufficiente a creare un feeling particolare talché, pur non sapendo nulla l’uno dell’altro, imparammo a percepire i rispetivi umori e stati d’animo cosicchè ognuno di noi trovava sempre la “mezza parola” per consolare o incoraggiare l’altro ad affrontare la giornata con un sorriso in più.
    Fu forse per questo che capii subito quando venne il giorno che non avrei più trovato Alì ad aspettarmi al mattino e a salutarmi la sera alla fine del lavoro: quel giorno mi accolse non con il solito sorriso da scugnizzo ma con aria mesta e triste: mi disse che doveva tornare al suo paese…. lo abbracciai e così ci salutammo … non so che fine abbia fatto.
    Non so chi dei due ha dato o ricevuto di più… non sono ancora capace di fare questi conti.

    Sempre Valter, da Palermo

    non so se sia un capo o un gregari della comunità cui palesemente appartiene , e comunque non manco mai di porgere qualche monetina (quando i ciclo semaforico lo consente e quando mi trovo ad avere in tasca) a quell’Uomo che con tanta dignità non chiede ma accetta l’aiuto dei passanti, capace di rendere la semplice “elemosina” una sorta di complice scambio di un sorriso o di una parola buona dell’uno verso l’altro, al di là dell’avvenuta elargizione.

    a qualche

  3. celsius ha detto:

    Your artiles are always surprise me so much. So impressive.

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