Il diavolo fa anche i coperchi

Mentre in Vaticano si attende ancora che si concluda l’istruttoria per la beatificazione di Suor Maria Laura Mainetti , uccisa con 19 coltellate a Chiavenna il 6 giugno 2000 “in nome di Satana”, le tre assassine, all’epoca minorenni, sono già tutte in libertà. Ambra, la capobanda, fu ritenuta capace d’intendere e di volere, e si beccò 12 anni. E’ uscita, fra buona condotta e indulto, nel 2007. Veronica e Milena, invece, ne beccarono solo 8 e mezzo perchè ritenute “parzialmente incapaci di intendere e di volere”. Anche loro sono fuori dal 2004. Il quotidiano “La Provincia” riferisce che Veronica, oggi 23enne, è incinta. Chissà come tirerà su il nascituro una che a Panorama, in un’intervista concessa appena liberata, alla domanda “come si decide di uccidere a 16 anni”? aveva risposto: “Stando sedute sei ore davanti ad una birra in un piccolo bar di paese. La nostra vita era senza valore”.

I perbenisti sono allibiti: già erano state comminate pene ridicole, rispetto ad un delitto così efferato, ma è possibile che non le abbiano scontate neanche per metà? I dietrologi insinuano che sono già libere perché il satanismo deve avere occulte protezioni “in alto loco”. I Crepet di turno, invece, buttano acqua sul fuoco (elemento in cui peraltro Satana si trova a suo agio): “in fondo” fu “solo” una deprecabile deviazione nel percorso di accresciuta autonomia dei giovani d’oggi, già liberi a quindici anni di decidere su gran parte della propria vita, progetti, studi, svaghi, abbigliamento, alimentazione. C’è da riflettere sui quei due termini: “in fondo” e “solo”. Sono quelle, le pentole del diavolo. Perché effettivamente oggi i minorenni escono di sera, rientrano quando vogliono, viaggiano da soli e in gruppo, dormono (ragazzi e ragazze) insieme, fanno sesso senza problemi, assumono droghe, si ubriacano, decidono loro come vestirsi e come comportarsi e prendono iniziative con un’indipendenza precoce che gli adulti non si danno la briga di contrastare perché sanno che sarebbe inutile. Però non tutti ammazzano suore come fossero zanzare.

Resta il fatto che dietro il permissivismo si nasconde la vigliaccheria di molti genitori d’oggi. Ex figli dei fiori, o del ’68, o del ‘77, essi fanno mancare ai figli uno schema su cui misurarsi, regole contro le quali lottare. Anzi, fanno a gara per “farseli amici”, per apparire ancor più fragili di loro, annegando in un lassismo apparentemente progressista la rabbia (o il rimorso) di essere invecchiati senza crescere. Hanno continuato, essi per primi, a stordirsi con ogni genere di droghe, da quelle chimiche come l’alcol o le canne, a quelle psichiche come il denaro, le mode, il successo, il calcio, il fitness. Hanno proposto ai giovani, come riferimento, un mondo “adulto” fatto di edonismo nevrotico e di relativismo etico, all’insegna della non-decisione (che rivela solo viltà di fondo e cinismo, anche se mascherati da furbo e accattivante anticonformismo).

Pronunciata questa scontata filippica (che suona bene) bisogna però aggiungere, per dovere di cronaca, che le tre assassine di Chiavenna erano figlie di brava gente, di lavoratori senza grilli per la testa, di famiglie salde e timorate di Dio. Tutt’altro che ex-sessantottini. Quindi la spiegazione del cattivo esempio parentale, dell’eccessivo permissivismo, della mancanza di regole, in questo caso non funziona. E torna a farsi sotto, inquietante, la tentazione della spiegazione satanica. Dicono che il diavolo faccia le pentole, ma non i coperchi. A Chiavenna Satana potrebbe essersi nascosto in un bicchiere di birra centellinato per sei ore, dando un valore fittizio a vite senza valore, scuotendo con un brivido profondo tre esistenze piatte, eccitando con una potente droga endogena (l’adrenalina) tre menti che non sapevano dove comprare, o non potevano pagarsi, quella esogena. Se le coltellate alla suora sono le pentole, quelli potrebbero essere i coperchi.

 

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2 risposte a Il diavolo fa anche i coperchi

  1. Anonimo ha detto:

    I giovani di oggi hanno la vita vuota perchè hanno la pancia piena e non sanno cosa vuol dire aver paura di non riuscire a sopravvivere fino al giorno dopo.
    Ero giovane anch’io ma avevo davanti agli occhi il macabro spettacolo di altri giovani impiccati senza tanti complimenti.
    Altro che birra centellinata!
    Cesco

  2. Anonimo ha detto:

    Di tutto il post, fuor di dubbio condivisibile, è in particolare interessante (e soprattutto coraggiosa) la conclusione. Senza cadere in uno sterile cinismo, infatti, mi pare essa dia credito all’idea che il Male, semplicemente, esiste. E’, questa, un’idea superata (ne è prova, tra il resto, il fatto che i media affrontano assai di rado l’argomento, se non mediante i toni morbosi dedicati a talune vicende di cronaca nera), in quanto snobisticamente ritenuta quasi retrò, manco si trattasse di una problematica suscettibile di essere tenuta a riguardo in base a ciò che è, in ambito sociale, più di “tendenza” in un dato momento. Anche l’ambiente ecclesiastico pare distratto, a proposito della questione in esame. Eppure, mi sembra non vi sia alcuna ragione per eludere un dibattito sull’ontologia nonché sulla presenza, in mezzo a tutti noi, del Male. Rilevare questo non significa affatto negare la necessità di cercare (anche) altrove le cause di vari episodi di crudeltà; invero, si vuole solo mettere l’accento sul fatto che la famiglia, i media, le cattive compagnie e la società tutta non possono di per sé sole esaurire il novero delle spiegazioni afferenti ciò che costituisce il complesso (anche in senso teologico) fenomeno della malignità. Detto in termini meno noiosi (e politicamente corretti), si potrebbe osservare che la cattiveria è nella natura degli esseri umani, perciò non è moralmente accettabile scaricare ogni responsabilità individuale su fattori esogeni (scuola, famiglia, eccetera), fermo restando che tra i citati fattori vi rientra anche il Male, ma anche esso, sebbene forse in misura minore rispetto agli altri, è dominabile. In tal modo, il cerchio si chiude, tornando all’inevitabilità della colpa personale in relazione a comportamenti malvagi.
    Saluti.
    Michele

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