Il lombrico-rapa

Commentando lo sciopero dei piloti Alitalia (che potrebbe addirittura figurare in un saggio sociologico come paradigma della degenerazione sindacale, da quanto esibisce di egoismo corporativo, superbia, ignoranza tattica, mancanza di solidarietà fra lavoratori, spregio delle leggi, inquinamento politico, presunzione d’impunità, perfidia sadica nel cercare di arrecare col minimo salasso in busta il maggior disagio possibile ad estranei incolpevoli e non coinvolti nella vertenza, disprezzo della democrazia nel ritenere che l’ostinazione di pochi valga più dell’interesse della maggioranza, ecc…) lo paragonavo, parlando con mia moglie, ai recenti scioperi delle maestre elementari, che hanno portato bambini sotto i 10 anni in piazza, a quello dei docenti universitari che hanno fatto perdere sessioni d’esame e di laurea a centinaia di migliaia di studenti per difendere i propri squallidi privilegi di casta, a quello dei professori delle medie e delle superiori scesi in corteo contro la Gelmini “a prescindere”, cioè indipendentemente dal fatto che la ministra abbia effettivamente varato provvedimenti che li toccano. Per militanza politica, e basta. Per aiutare la sinistra a non mollare un grammo del potere usurpato in 60 anni di paziente infiltrazione della scuola.

E’ stato a questo punto che Anna mi ha ricordato un piccolo, ma significativo episodio della vita di mia figlia Maria Claudia, morta tre anni fa. Titti era bravissima in italiano, forse per questione genetica. Ma alle medie aveva un professore sfigato, un flaccido scapolo ultraquarantenne ex panterino che ad insegnare non valeva un tubo (e a tenere la disciplina ancora meno, dato che il suo carisma si posizionava a metà fra il lombrico e la rapa lessa), ma in cambio li imbottiva di “verità” rosse. Tra le quali, manco a dirlo, frequenti ed ossessivi richiami all’olocausto e ai sei milioni di ebrei uccisi nei lager. Finché una volta Titti, che certe cose le sentiva dire in casa fin da quando andava all’asilo, gli chiese perché non accennava mai ai gulag, agli stermini di Stalin in Russia, di Mao in Tibet e di Pol Pot in Cambogia, che di morti ne avevano fatti cento milioni, non sei.

Il lombrico-rapa la zittì dicendo iroso che il male non si valuta a numero di morti, e poi si vendicò nello scrutinio, a giugno, abbassando a “distinto” la valutazione di “ottimo” che mia figlia aveva largamente meritato. Ordinaria amministrazione, per un pusillo come lui. Il dissenso e il revisionismo, per certe barbabietole rosse, vanno estirpati fin dall’infanzia. Purtroppo Titti non aveva ancora la cultura necessaria (e dire che ne sarebbe bastata poca…) per tenergli testa. Altrimenti gli avrebbe ribattuto che se il male nella storia non si valuta a numero di morti, non devono neanche esserci morti di serie A e altri di B o C, come le migliaia di cristiani che i fondamentalisti islamici continuano ad uccidere (nella totale indifferenza delle sinistre) in Sudan, in Indonesia, in Pakistan, in Nigeria, in Somalia. O come gli africani massacrati nelle guerre tribali in Biafra, Rwanda oppure (è storia di questi giorni) in Congo.

Quel professore non avrebbe neanche avuto la prontezza di farle notare, dopo una simile obiezione, che se adesso i cristiani vengono perseguitati dagli islamici in tutto il mondo, ci fu un tempo in cui la chiesa cattolica faceva lo stesso con gli eretici. Dolciniani, Albigesi, Catari, Valdesi, Ugonotti, preti scomodi, presunte streghe… furono sterminati a centinaia di migliaia. Storie orrende di torture, roghi, villaggi bruciati, donne e bimbi squartati… tutti martiri innocenti per i quali non esiste, come per quelli delle catacombe, un’agiografia che ne celebri il sacrificio. Né avrebbe avuto, quel rimasuglio irrancidito del ’77, la saggezza per dire a mia figlia e ai suoi compagni che purtroppo il male abita in noi, e ha sempre finito per stravolgere tutte le utopie buoniste (cristiane, islamiche, marxiste…) che abbiamo concepito nel corso della storia. Il che non allevia, sia chiaro, la gravità dell’olocausto: al contrario, è opportuno ricordare quello sopra tutti, perché in esso si sono uniti in un diabolico connubio il male più atroce e la civiltà più raffinata. Questo avrebbe dovuto dire il lombrico-rapa, per far capire ai ragazzi il suo insistere sui lager.

Avrebbe dovuto porre loro una domanda che non ha risposte: come può essersi consegnata anima e corpo ad un pazzo come Hitler una nazione che ha dato all’umanità tanti giganti del pensiero e dell’arte come Kant, Hegel, Goethe, Mozart e Beethoven? Avrebbe dovuto sottolineare che nelle stragi naziste sorprende ed atterrisce la fredda organizzazione scientifica, il metodo industriale, più che la crudeltà. Aggiungendo però che Stalin di ciò non ebbe bisogno, ma fece anche di peggio: ricorse alle carestie indotte per far morir di fame intere popolazioni, o le deportò in Siberia dove il gelo e gli stenti fecero le veci del gas. Si può compiere uno sterminio di massa in tanti modi: i Tutsi, ad esempio, tagliavano i tendini agli Hutu (e viceversa) perchè non potessero fuggire, e poi li lasciavano in pasto alle belve, o li buttavano vivi nello Zambesi.

E avrebbe potuto concludere, il soldatino rosso di guardia al bidone di benzina scolastico, che il fatto che i tedeschi uccidessero più razionalmente ed efficacemente (e quindi meno dolorosamente) non toglie orrore al loro gesto, anzi, ne aggiunge. Solo questa consapevolezza potrebbe offrire un labile riscatto al cretino di turno che volesse (impresa vana e ipocrita) mettere in ordine etico le stragi della storia. Insinuando il dubbio sistematico nelle giovani menti dei suoi allievi, il flaccido prof. avrebbe insegnato loro a diffidare dei fabbricanti di certezze, nel nome delle quali furono sempre compiute le peggio porcate d’ogni tempo. “Pace in terra agli uomini di buona volontà” è una delle più acute frasi cristiane, perché ciò che maggiormente manca agli uomini è proprio la buona volontà. Il saper dire “non capisco, ma ci provo; ho smarrito la verità, ma la cerco umilmente.” E non: “Ti abbasso il voto, piccola stronzetta, così impari a non pensarla come vuole il partito”.

 

 

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8 risposte a Il lombrico-rapa

  1. Anonimo ha detto:

    LISTA DEI TARANTOLATI COLLINIANI
    In ordine di iscrizione.
    Pingosss iscrive automaticamente chiunque manifesti consenso al progetto “Manuale di contro-pensiero”.

    0001 – Pingosss
    0002 – Missis Horse
    0003 – Sancho

  2. Anonimo ha detto:

    0004: Alessandro B.

  3. Anonimo ha detto:

    LISTA DEI TARANTOLATI COLLINIANI
    Aggiornamento 11/11/08 h. 23,10
    In ordine di iscrizione.
    Pingosss iscrive automaticamente chiunque manifesti consenso al progetto “Manuale di contro-pensiero” (vedere commenti al post del 5 novembre 2008).

    0001 – Pingosss
    0002 – Missis Horse
    0003 – Sancho
    0004 – Alessandro B.
    0005 – Missis Passera

  4. Anonimo ha detto:

    Nella vita si incontrano ahimè troppi lombrico-rapa, gli sfigati cattivi. Quelli che cercano di usare in modo subdolo il loro pseudo potere da quattro soldi, magari proprio con bambini/adolescenti.
    Che bello avere la consapevolezza dei 35/anni, i lombrico-rapa che incontro sulla mia strada spesso si dileguano!
    Un abbraccio enorme a Manlio.
    Rebecca

  5. Anonimo ha detto:

    L’osservazione svolta dal lombrico-rapa a Maria Claudia risulta essere un’idiozia anche per altra ragione rispetto a quelle, validissime, addotte da Manlio. Infatti, il maestrucolo rosso, sostenendo che “il male non si valuta a numero di morti”, mostra di aver equivocato sull’enorme differenza che sussiste tra il profilo etico-sociale della questione (in effetti, da questo punto di vista, il numero è assolutamente irrilevante) e quello storiografico, in base al quale il numero conta eccome. Altrimenti, verrebbe provocatoriamente da chiedere al lombrico per quale motivo su qualunque libro di storia (non solo in Italia) non si studiano tutti gli omicidi – magari episodici, ma comunque effettivi – qualora perpetrati da qualunque autorità pubblica a danno di un insieme di privati cittadini, in ipotesi molto piccolo. Al riguardo, si potrebbe rilevare che, in termini giuridici, gli omicidi di cui sopra consistono in reati delittuosi (inquadramento giuspenalistico) connotati dalla violazione di diritti umani (in quanto realizzati da pubblica autorità: inquadramento giuspubblicistico, di matrice comunitaria) che configurano stragi (tecnicamente: più morti, non determinati in anticipo rispetto al fatto, come sistematicamente avviene, ad esempio, nel corso di rappresaglie sui civili da parte di forze armate; nuovamente, inquadramento giuspenalistico: articolo 422 codice penale). Orbene, come mai, trattandosi di stragi compiute da autorità pubbliche (come l’Olocausto), non vengono studiate a scuola, ovviamente nei corsi di storia? E’ probabile, va da sé, non solo per ragioni numeriche, tuttavia soprattutto per questo, posto che tali eventi assumono un indubbio rilievo etico, sociale e giuridico, ma non storiografico, almeno fino al momento in cui non acquistano una sistematicità circoscritta nel tempo e nello spazio, come, ad esempio, nei casi citati dalla figlia di Manlio o in relazione all’Olocausto.
    Saluti.
    Michele

  6. Anonimo ha detto:

    Vuol scommettere, missis Passera,che diventeremo grandi amiche? Di solito queste scaramucce sono il preludio ad una sana amicizia.
    Buona giornata e complimenti per l’adesione..
    missis Horse

  7. Anonimo ha detto:

    Lo credo anch’io, buona giornata anche a lei
    Missis Passera.

  8. Anonimo ha detto:

    Di professori così ne ho avuti tanti ma li ho sempre contestati duramente. Per questo ho preso la maturità a 23 anni! Dio stramaledica i rossi …….e gli inglesi.
    Un abbraccio dal parà ex lettore di cronaca qui.

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