Bondì… cerèa…

Possiede una prosaica sua complessità, il mattino, come la lenta retromarcia di un grosso Tir a bilico. Ha persino un suo odore peculiare, in città, fatto di scappamenti d’automobile, brioches calde, caffè e scie di fragranze appena messe (deodoranti, dopobarba, profumi…) e ti lascia addosso un umore particolare, un po’ rassegnazione alle ineludibili incombenze che ti aspettano, un po’ speranza nel giorno che esordisce, novello gioco pieno di sorprese.

Chi è già in pista a quell’ora è tutto preso nel pensare “avanti” e non si rende neanche conto che quella sua strana tensione, quell’involontaria concentrazione ansiosa gli viene da dentro, da lontano, dalla notte dei tempi. E’ l’eco genetica di remotissime albe in cui la stessa sopravvivenza poteva dipendere dalla bontà di decisioni prese in fretta, appena alzati: che strada, armi o vesti prendere nell’andare a caccia o in guerra; che vele issare, reti ed esche portare nell’andare a pesca; che mezzo, via e compagni scegliere nel partire in viaggio… Oggi no, tutto è programmato e quindi prevedibile, ma quell’ansia primordiale del dopo-risveglio resta ancora vagamente impressa nei nostri cromosomi.

Per ciò le prime ore della giornata , in città, sono piene di facce indaffarate e concentrate, ben visibili nel formicolio di gente che è già al lavoro o ci sta andando, o comunque è diretta verso un posto preciso. Qualcuno è ancora assonnato, qualcun altro sembra assorto a pensare, ma sono pensieri che a quell’ora riguardano sempre un programma: devo arrivare in tempo qua o là, devo fare questo o quello, devo vedere Tizio o Caio… Se altre ore, nel corso della giornata o della sera, possono essere poetiche, quella del primo mattino è quasi sempre un’ora prosaica, in cui la società si mette in moto e fa vibrare i suoi complessi meccanismi. Ogni più piccolo ingranaggio ricomincia a girare, ogni cinghia si tende nel primo, faticoso sforzo.

Persino i vecchi marciano più dritti e svelti, per sfruttare al meglio le poche energie che l’età dispensa loro dopo la ricarica notturna. Si potrebbe quasi definirla l’ora dei vecchi, l’alba. E infatti loro, che dormon poco e s’alzan di buon’ora, vanno in giro spavaldi, di mattina presto, bucando nebbie e freddi coi loro passi brevi, dribblando sui marciapiedi i cani che tornano al guinzaglio da rapide evacuazioni mattutine, scansando davanti a serrande semiaperte l’andirivieni sbadato dei garzoni che scaricano, concentrati e taciturni, i furgoni fermati in doppia fila.

Una volta (fino a metà del secolo passato, più o meno) nelle primissime ore del mattino si vedeva per le strade anche la processione tacita e frettolosa delle donne col velo in capo, dirette a “messa prima”, tornando dalla quale avevano la colazione da preparare, la famiglia da svegliare e da avviare alla quotidiana fatica. Ed è proprio pensando a quei veli e a quei gesti amorosi che la poesia, anche a quest’ora ed anche qui in città, prende un fugace sopravvento sulla prosa.

 

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2 risposte a Bondì… cerèa…

  1. Anonimo ha detto:

    LISTA DEI TARANTOLATI COLLINIANI
    In ordine di iscrizione.
    Pingosss iscrive automaticamente chiunque manifesti consenso al progetto “Manuale di contro-pensiero”.

    0001 – Pingosss
    0002 – Missis Horse
    0003 – Sancho

  2. Anonimo ha detto:

    Iscrivi pure anche me Pingosss, anche se rischio l’aggressione da parte di Missis Tarantola ogni
    volta che scrivo, condivido pienamente il vostro progetto e questo è l’unica cosa che conta.
    Missis Passera.

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