Zucche vuote senza lume

I baciapile e i paladini dell’identità culturale (col sindaco di Venezia Cacciari in testa) se la prendono con Halloween. Perché è pagana, perchè è di fresca importazione e d’incerto pedigree… Invece, se venisse capìta, quella tradizione servirebbe. In fondo è la versione nordica di due feste, i santi e i morti, che da tempo qui hanno perso il loro senso originario per diventare due semplici giornate in cui il piacere di far vacanza schiaccia ogni altra valenza. I santi e i morti sono feste antiche, di gran significato, comuni a tutte le civiltà e tutte le epoche. Dovrebbero toglierti dai soliti pensieri, e richiamarti ad altri più profondi. La festa celtica di Halloween, al di là del suo rituale ludico e della sua iconografia macabra (simbologie scaramantiche) premia gli spiriti sui corpi. Evoca cioè l’attività inquietante dei trapassati, la loro vita in un’altra dimensione, le loro interferenze con la nostra dimensione, la certezza dell’esistenza di un al di là pieno di spiriti. Noi cristiani invece ci limitiamo a lustrar lapidi e deporre fiori su quel che resta dei corpi

E i santi? Quanti sanno che di santi ce ne sono tantissimi, anche più di quanti ne citi il più dettagliato dei calendari, quello di Frate Indovino? Chi ha letto le loro vite? Senza nulla togliere a Padre Pio, divenuto icona nazional-popolare suo malgrado, ci sono centinaia di santi semisconosciuti che sono interessanti quanto lui, e molti di essi non figurano neppure nei calendari, anzi, a volte non si sa neanche bene dove siano sepolti. E’ bello e giusto, quindi, rivolger loro un pensiero devoto almeno una volta l’anno, e rivolgerlo anche a tutti i morti offesi dall’oblìo dei vivi, quelli buttati nell’ossario comune. Lo trovo un luogo caro, l’ossario, perché racchiude nella superiore e livellatrice grazia del suo abbraccio anonimo il vero senso dell’omaggio ai defunti.

E poi, se si perde memoria di chi giace nei cimiteri, pensate a quanti, nei millenni, sono morti senza sepoltura, o sono stati sepolti in fretta nella nuda terra, con una rozza croce di legno presto abbattuta dalle intemperie. Pensate alla mummia di Similaun, per 5000 anni sepolta sotto il ghiaccio, e ai tanti corpi come quello che, inghiottiti dai crepacci nel corso dei secoli, ancora fluttuano lentamente  nelle viscere dei ghiacciai. Pensate ai soldati russi del generale Suvarov, caduti nel 1799 e gettati nudi nella cisterna della Cittadella di Torino. Sono ancora là sotto, i loro scheletri, e pochi lo sanno. Erano gente umile, contadini, popolani, gente morta lontano da casa e presto dimenticata, come quelli dell’ossario.

Fermiamoci magari là, il 2 novembre. Almeno col pensiero, perché il grande pozzo cinquecentesco (che sta dietro la Caserma Cernaia) non è visibile. Anzi, dopo che è morto il generale Amoretti, il suo localizzatore ed ultimo esploratore, difficilmente sarà più riaperto, anche se è un’opera di architettura militare unica, con due rampe d’accesso elicolidali (una per scendere, una per salire) che permettevano di calare fino in fondo ad attingere l’acqua addirittura coi muli, senza incrociarsi. Con un quarto di quello che è costato il solo tetto dello stadio olimpico, si sarebbe potuto scoperchiare quest’assoluta opera d’arte, restaurarla e renderla visitabile. Ma quelle sono altre storie, che fanno rabbrividire come le maschere di Halloween e soprattutto hanno come emblema, anch’esse, zucche vuote. Senza lumi dentro, però.

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4 risposte a Zucche vuote senza lume

  1. Anonimo ha detto:

    Eh Caro Manlio, e che dire di quella stupenda cittadella medievale che venne alla luce sotto piazza San Carlo durante i lavori prima delle Olimpiadi del 2006? Penso che sarebbe stata un’attrazione mondiale, però in compenso ora al suo posto c’è uno splendido parcheggio sotterraneo perennemente vuoto…
    ps.: come va il tuo braccio?
    Alessandro

  2. Anonimo ha detto:

    Vero. Ma non credo che quei ruderi medioevali (perché di ruderi si trattava, poco più che avanzi di muri) avrebbero potuto costituire una grande attrattiva per i turisti. Il pozzo, invece, che è ancora perfettamente integro, sarebbe visitatissimo, e facendo un biglietto unico porterebbe visitatori anche al museo dell’artiglieria, ospitato (per ora, ma dicono che vogliono sfrattarlo) nel Mastio della Cittadella, a pochi metri di distanza.
    Il braccio è ingessato e fa un po’ male, ma sempre meno. Le radiografie di controllo dicono che si sta saldando bene. Spetuma e vëdduma.

  3. Anonimo ha detto:

    Grazie ,caro Manlio, per quanto dici in relazione alla nota cisterna della Cittadella. Il gen. Amoretti ci ha lasciati da poco ma il suo lavoro di ricerca non si deve dimenticare.
    Auguri per il braccio.
    Franz

  4. dfgpkhf ha detto:

    Scanning your blog is a necessary task that I do everyday.

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