Lei, da che parte è morto?

Pian piano si sta procedendo alla rivisitazione storica del secondo ‘900 (rifiuto con fermezza sia il termine leninista “revisionismo”, sia il dogmatico “negazionismo”, che sottintende l’intoccabilità della verità acquisita), una rivisitazione a lungo auspicata e finalmente avviata, sia sul piano storico-scientifico, sia su quello mediatico-divulgativo. Ci sono voluti 50 anni perchè si osasse parlare di gulag, di fòibe, di guerra civile italiana. Poi, grazie anche ad opere di larga diffusione come i libri di Pansa e il film di Spike Lee su Stazzema, la gente comincia a interrogarsi sulla credibilità di una storiografia così strabica come quella imposta dai rossi. Però, guarda che scherzi fa la politica: proprio oggi che le sinistre sono in vacca, i ruoli si rovesciano.

A settembre un uomo di destra, il presidente della Camera Gianfranco Fini, leader di An, dice che i soldati della Rsi “combatterono dalla parte sbagliata”. Il mese dopo un uomo di sinistra, il nostro Presidente della Repubblica (un comunista così ortodosso che nel ’56 lodò e avallò, come membro del comitato centrale del Pci, l’invasione sovietica di Budapest) dice che i militari italiani caduti in 5200 nella battaglia di El Alamein “furono tutti guidati dal sentimento nazionale e dall’amor di Patria, loro come chi combatté con altre divise”. E non solo. Il compagno Napolitano aggiunge che “quella sconfitta non ha gettato alcuna ombra sui valori di lealtà e di eroismo dei combattenti italiani o tedeschi, ma fu dovuta alla soverchiante superiorità di mezzi e di uomini dell’opposto schieramento”.

Proviamo allora a fare un salto indietro di 2000 anni. Spostiamoci a Porta Collina, nell’antica Roma. Siamo nell’82 avanti Cristo. Silla, legato all’oligarchia aristocratica degli ottimati (oggi si direbbe un conservatore) arriva nell’Urbe alla testa dell’esercito romano, reduce dalla vittoriosa campagna mitridatica. I suoi nemici sono i “mariani”, i popolari di Cinna, che oggi potrebbero essere il Pd, e vogliono (vizio antico della ditta) spodestarlo con un ribaltone. Le due parti si danno battaglia. Vince Silla, e muoiono 40.000 mariani. In attesa che il compagno Fini mi dica se sono morti almeno dalla parte giusta, plaudo comunque al camerata Napolitano, che ad El Alamein ha reso onore a dei caduti, fregandosene della parte per la quale combattevano.

L’imparzialità dell’inquilino del Quirinale di fronte alla morte, ha però sollevato l’indignazione di chi dice “uffa, basta, è roba passata” quando si parla di purghe staliniane o di BR, ma insegue coi suoi giudici le SS novantenni, e non riesce ancora a metabolizzare il ventennio. Quest’odio viscerale per ogni cosa che odori anche lontanamente di orbace ci ha portato, nel dopoguerra, a buttar via il bambino con l’acqua sporca, cioè a sminuire tutto quanto stava a cuore al Duce. Dal latino allo sport, dalla goliardia agli alpini, tutto era sospettato, dopo, di “rivisitazione nostalgica”. E così, dài e dài, il latino è stato abolito, lo sport è sopravvissuto (stentatamente) solo grazie al Totocalcio, la goliardia è stata ridimensionata e lo spirito di corpo degli alpini è stato annacquato con l’abolizione delle leve regionali.

La ratio dell’odio rosso per gli alpini è anche un’altra, oltre al sospetto che le penne nere fossero in gran parte leghiste, e in ogni caso refrattarie all’indottrinamento comunista. L’altra ragione è che per chi usa le piazze come sostituti delle urne, per chi ama sentirle risuonare solo di slogan violenti, tafferugli e vandalismi, è insopportabile vederle vibrare solo di canti e di allegria, stracolme di goliardi o di alpini. Eppure gli alpini hanno lasciato, solo nel gelo della Russia, 85mila morti. Che però, fino a quando il gerarca Napolitano non andrà sul Don a sdoganarli come ha fatto coi caduti di El Alamein, resteranno morti “dalla parte sbagliata”.

 

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5 risposte a Lei, da che parte è morto?

  1. Anonimo ha detto:

    Interessante questo articolo, come sempre del resto. Ma non è stato il secondo Governo Berlusconi, tra il 2001 e il 2003, ad abolire il servizio di leva regionale?
    Spero che la sua guarigione proceda bene.
    Rebecca

  2. Anonimo ha detto:

    Sbagli, Rebecca. Intanto confondi l’abolizione della leva tout court (che poi, se vai a guardare bene la legge, non è ABOLIZIONE, bensì SOSPENSIONE a tempo indeterminato) avvenuta nel 2004 con l’abolizione della selezione su base territoriale dei militari di leva, avvenuta vent’anni prima. In pratica una volta potevi avere la precedenza nell’entrare fra gli alpini se vivevi in una delle regioni pedemontane. Questo “privilegio” era già stato abolito negli ultimi anni ’80, in pieno boom lghista, dai governi di centro-sinistra craxiani, proprio per annacquare lo spirito di corpo “padano” degli alpini con robuste iniezioni di burbe marittime, meridionali e insulari. Poi nel 2004 si arrivò all’abolizione (sospensione) della leva, ma la SMALP (la leggendaria Scuola Militare Alpina di Aosta, comandata anche dal mio prozio Generale Barbi per alcuni anni) era già stata chiusa nel 2000 dal governo ulivista. Lo stesso che aveva ideato e varato la legge di abolizione della leva poi approvata sotto il governo polista. Tant’è che il ministro della difesa di Berlusconi, Martino, così commentò lo storico voto in Parlamento: “Con esso si conclude un iter legislativo che – è doveroso ricordarlo – è iniziato nella scorsa legislatura per iniziativa della maggioranza di allora e in particolare del mio predecessore, Onorevole Mattarella (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, del Pds e dei Democratici di sinistra-Ulivo)”. T’è capì, bèla tosa?

  3. Anonimo ha detto:

    a lai capì!
    Grande Manlio.
    Rebecca

  4. Anonimo ha detto:

    Chiedo scusa a Manlio e Rebecca, ma io, invece, non ho capito. Non del tutto, perlomeno. Incuriosito dal commento della “sciura”, ho fatto qualche approssimativa ricerca. Ok, sulla distinzione (invero alquanto sottile, benchè effettiva) tra la sospensione a tempo indeterminato e l’abolizione. Ok, inoltre, sulla differenza tra l’ “abolizione” tout court disposta dalla Legge n.226/2004 e quella, avvenuta vent’anni prima, afferente la selezione su base territoriale dei militari di leva. Ciò premesso, a me risulta comunque che la sospensione a tempo indeterminato della leva obbligatoria fosse, da tempo, un pallino della destra, oltrechè, da sempre, un’idea di sinistra. Intendiamoci: non della “cultura” di destra e nemmeno del maggior numero dei partiti di destra: Lega e AN, infatti, mi pare di ricordare fossero contrari. Tuttavia, Forza Italia, dopo aver vinto le elezioni del 2001, ne fece un cavallo di battaglia. Ora, è vero che può risultare storicamente discutibile l’attribuzione, al partito del Cav., di una cultura politica di destra, ma non c’è dubbio che, almeno in termini di schieramento elettorale, FI si colloca a destra; centro-destra, magari, ma pur sempre destra. Inoltre, è vero che fu il governo ulivista a ideare e varare la legge di abolizione della leva, ma l’approvazione della stessa, giust’appunto, avvenne da parte dell’ex Polo, il quale – proprio per via delle forti pressioni in tal senso sostenute da FI – ritenne doveroso continuare sulla strada dell’abolizione, intrapresa dal precedente governo di sinistra. Rimane il fatto che non era tenuto, il governo del Cav., a concludere l’iter legislativo in questione, se non per via di quella “coerenza” di cui Manlio scrive nel post odierno, visto che FI si era mostrata a favore della sospensione quando di essa si era iniziato a discutere con il precedente esecutivo di sinistra.
    Questa, mi pare di aver capito essere la storia della vicenda. Ma se sbaglio anch’io, mi scuso e preciso che mi farebbe senza dubbio piacere ricevere eventuali correzioni.
    Michele

  5. tweede ha detto:

    Such as the Valley of the lilies, fresh and clean, refreshing reading

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