Ciulate coi timbri

Doccia scozzese. L’argomento apparentemente frivolo dell’ultimo post (la storia del reverendo Scott Mansfield citato in tribunale per aver “collocato in inferno”, durante l’omelia funebre, un suo parrocchiano defunto che gli stava sul cazzo) diventa ponderoso e scottante grazie all’acuto commento lasciato da Michele. Andate a leggervelo. Nell’analizzare il post, Mike si concentra  sulla sua parte finale, e cioè sulla mia critica all’usanza americana del PQL (patto di quota lite: “io sono avvocato, tu mi dai l’incarico, io non ti chiedo un dollaro, ma se vinco si fa mécia”), dicendo cose molto interessanti.

Vedi tu, come da un “argomento del cactus” possono nascere dibattiti interessantissimi, che meriterebbero un intero seminario! Ringrazio Mike, col quale sono senz’altro d’accordo, almeno per i risvolti liberali e pauperisti che ha il PQL rispetto alla totale mancanza di concorrenza del nostro sistema forense, ingessato e corporativo. Gli ricordo solo che in troppi casi l’esasperazione del PQL (unita alla coglionaggine e alla smania di protagonismo di certi giudici yankees, a dimostrazione che tutto il mondo è paese…) ha combinato dei veri e propri sconquassi, specie nelle “class actions”.

Da un lato, cioè, ha prodotto effetti tragici come il riconoscimento di indennizzi spropositati rispetto ai danni effettivamente subìti, per pagare i quali le imprese condannate sono fallite, con perdita del lavoro per i loro dipendenti e ricadute negative sull’economia Usa. Dall’altro ha prodotto effetti comici, come quello delle case produttrici costrette ad accompagnare i loro prodotti con libretti di istruzioni che sono dei volumi spessi e complicati (e quindi difficili da consultare) perchè farciti di raccomandazioni idiote.

Qualche esempio? Nelle istruzioni di un phon: “se lo usate stando immersi nell’acqua evitate che venga a contatto con essa”. In quelle di un trapano: “se avete la punta del trapano in una mano, non schiacciate il grilletto d’avvio con l’altra”. In quelle di una canna da pesca: “La casa produttrice non risponde dei danni derivanti dall’eventuale uso improprio di questa canna telescopica, sia chiusa che aperta, come surrogato fallico”, eccetera. Senza contare il puritanesimo yankee, che mescolato all’avidità di giovani avvocati spregiudicati a caccia di clienti PQL, ha creato intorno all’atto sessuale una micidiale atmosfera di pericolosità legale.

Molti studenti, nei campus americani, hanno ormai l’abitudine di farsi firmare, prima di accedere ad un coito occasionale, una liberatoria. In essa il partner dichiara di essere consenziente, e di aver avuto conferma dai certificati medici opportunamente esibiti che il suo cociulante è esente da Hiv e da altre malattie veneree (oppure, in mancanza di certificati, che accetta liberamente il rischio di contrarle).

Pensa tu, che bel clima romantico aleggia intorno a queste scopate! Probabilmente il consiglio che si è sempre dato ai giovani amanti inesperti in questi casi (quello di abbondare, di soffermarsi molto sui preliminari) verrà da loro interpretato come necessità di presentare alla firma pile di documenti, prima di spogliarsi. Già gli yankees erano diventati maestri assoluti nella contrattistica prematrimoniale, proprio perché costretti a difendersi, nei divorzi, dagli eccessi delle PQL. Ora stanno burocratizzando anche la galuppa e salutare ciulata di una notte e ciao… Giuradìsna, ci sarà pure il giusto mezzo fra lo stupro animalesco di certi depravati e la ciulata “notarile” anti PQL degli americani!

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5 risposte a Ciulate coi timbri

  1. Anonimo ha detto:

    Il titolo di questo commento “Ciulate coi timbri”, è fantastico, soprattutto per quanto risulta esilarante dopo averne letto il contenuto. In effetti, le osservazioni di Manlio riguardanti l’esasperato utilizzo, in USA, del PQL sono sensate e, quindi, del tutto condivisibili. Ma è pur vero che, come può peraltro evincersi dal post, non viene messa in discussione, astrattamente, la funzionalità di alcuni mezzi giudiziari (PQL e class actions), bensì la loro esasperazione applicativa. Infatti, si sottolinea che l’esagerazione ingiustificabile nell’uso degli istituti in parola è frutto della scorrettezza professionale che concerne sia l’applicazione degli stessi da parte di qualche (invero troppi) “Azzeccagarbugli” dalla scarsa sensibilità deontologica e sia, soprattutto, l’arbitraria accettazione del PQL e della class actions da parte di una magistratura spesso in cattiva fede (Manlio lo scrive con la consueta chiarezza: “…unita alla coglionaggine e alla smania di protagonismo di certi giudici yankees…” e, poi, “…l’avidità di giovani avvocati spregiudicati a caccia di clienti PQL”). Al di là dei gradevoli richiami alle grottesche, ma assolutamente reali, situazioni che si possono ingenerare a seguito della sconsiderata manipolazione delle class actions e del PQL da parte di avvocati poco scrupolosi e giudici orientati verso un buonismo sociale alquanto ipocrita, mi pare che dall’ennesimo bel pezzo del Collino emerga – e non è affatto una banalità – che non esistono strumenti giuridici sufficientemente adeguati a far funzionare bene qualsiasi ordinamento giudiziario, in quanto essi, calati nella realtà giuridica quotidiana, necessitano di essere “guidati” sempre “cum grano salis”, da operatori del diritto che si muovano all’insegna di un inderogabile “buon senso giuridico” (nei paesi anglosassoni, il principio in questione veniva definito “Equity” in apparente contrapposizione al c.d. “Common Law”). In altre parole, è un vizio grave e molto diffuso che i giuristi spesso commettono (io per primo, nel mio commento di ieri), quello secondo cui si tende sempre e solo a dibattere a proposito delle REGOLE anziché dei COMPORTAMENTI. Ringrazio, quindi, Manlio per le opportune precisazioni. Rimanendo sul tema, si può anche notare come nel post del Collino venga richiamato un altro interessantissimo argomento (da lui già affrontato nei suoi indimenticabili Buona Notte). In particolare, si tratta della pericolosità relativa all’interpretazione giuridica fornita su alcuni casi di violenza sessuale “…il puritanesimo yankee…ha creato intorno all’atto sessuale una micidiale atmosfera di pericolosità legale”. Per far comprendere meglio cosa intendo ai lettori del blog, invito l’articolista a riproporci, sul punto, le sue (a mio avviso acutissime) considerazioni afferenti la castrazione fisica nell’ipotesi di commissione di reati sessuali, con riferimenti al caso Tyson. Il tutto era stato oggetto di un meraviglioso BN che, come quello odierno, si soffermava, seppure muovendo da altri presupposti di fatto, sul problema di una regola “buona” applicata in modo da farla diventare quantomeno esagerata rispetto all’effettivo risvolto criminoso della vicenda.
    Scusandomi per l’eccessiva lunghezza del commento, saluto e ringrazio Manlio per le interessanti disquisizioni.
    Michele

  2. Anonimo ha detto:

    Mi permetto una sintesi tendente a riepilogare, ma soprattutto a valorizzare, i vari punti forti che emergono dalle tre tesi proposte (Manlio, Michele e Bernardo): se è vero che il PQL, se non altro in linea teorica, è espressione di alta democrazia giudiziaria, per le ragioni addotte da Michele, è altrettanto vero che la degenarazione applicativa dell’istituto in oggetto – per via di erronei adattamenti alla realtà storica da parte di troppi operatori del diritto – è un fatto innegabile, come giustamente precisato da Manlio. Si tratta, tuttavia, di ipotesi che riguardano quasi esclusivamente la combinazione del PQL con la “class action”, così come rilevato, di nuovo, da Manlio e così come può evincersi dalla proposta di inserimento di “filtri” (Michele), neppure sempre necessari, in virtù di ostacoli “naturali”, ben descritti da Bernardo.
    In conclusione, basterebbe forse vietare il PQL ogni qual volta la causa in questione si possa configurare come una class action (tutto ciò sempre nell’utopia della buona fede di avvocati e magistrati).
    Diletta

  3. Anonimo ha detto:

    Solo per dire a chi fosse incuriosito dal BN su Tyson citato da Michele, che l’ho ripreso ed approfondito in questo Blog nel post “Andateci piano coi gioielli” del 19/5/08.
    Per chi non si districa bene nel blog, se desidera leggerlo basta che scriva “Tyson” nel rettangolino bianco in alto a destra, sopra i mesi, e poi clicchi “search”.
    Grazie a Michele e a tutti. Manlio

  4. Anonimo ha detto:

    Grazie a te, Manlio. Non sarebbe stato facile trovarlo, senza la tua precisa indicazione.
    Michele

  5. refined ha detto:

    It’s good to write, I like the look of your text and conversation!

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