El bocon dël prèive

Quando sono solo, d’estate, mi capita spesso di cenare con un pollo arrosto bello caldo e croccante. Primo, perchè è “di pronta magna” (versione masticatoria di quella buffa qualifica tracannatoria “di pronta beva” inventata dagli enologi per i vinelli che è meglio non lasciar invecchiare) e questo è importante per chi, come me, ha il tetto delle sue capacità culinarie nel toast e nell’uovo strapazzato. Secondo, perché è buonissimo, o almeno a me piace, da matti. Terzo, perchè costa relativamente poco, rispetto al desiderio che ne ho. Il pollo rappresenta ancora una ghiottoneria per me che da bambino, sui giornalini, lo vedevo sempre disegnato in un fumetto sopra i personaggi che sognavano di mangiare. Anche se al discount adesso il pollo costa al chilo meno delle castagne, nel mio immaginario è rimasto un cibo da ricchi, mentre le castagne, per care che costino, mantengono la loro valenza di cibo umile, da poveri.

Mi ricordo una cosa stupefacente, che mi è capitata mangiando il pollo arrosto da solo, non molti anni fa. Quando ero già giovanile, voglio dire. Giovanile, sì, perché la maturità (o anzianità, o vecchiaia, come vi pare) per un goliardo non esiste. Per noi la vita ha solo tre età: quando si è bòcia, quando si è giovani e quando si è giovanili. Poi si sale alle osterie celesti. Comunque quella volta mi ero seduto col cartoccio del pollo caldo innanzi a me, e l’avevo estratto per mangiarmelo con le mani. Mangiare con le mani è un gesto ancestrale che adoro, perché in esso i miei cromosomi barbarici repressi si sentono finalmente liberati, appagati. In fondo mezzo mondo mangia con le mani ancora oggi, e anche noi occidentali siamo passati dalle dita alle posate solo da cinque o sei secoli.

Così riflettevo mentre divaricavo le cosce del pollo per staccarle. Ed è stato in quel preciso istante, con quelle cosce aperte in mano ed il boccone del prete ben visibile in mezzo ad esse, che ho capito. Per chi non lo sapesse, viene chiamata “boccone del prete” la punta posteriore della gallina. Mia nonna la dava sempre al nonno, e ci spiegava che quel pezzo si chiama così perché, essendo la parte più buona dell’animale, la si dà al capofamiglia o all’ospite di riguardo, quale spesso è il prete. Tutti, sempre, mi hanno confermato questa spiegazione, anche se a me quella specie di cuscinetto grasso con l’ossicino in mezzo non è mai piaciuto tanto, anzi, a dir la verità ho sempre trovato strano che tutti fossero d’accordo nel giudicarlo il boccone migliore del pollo.

Ma in quel momento, guardandolo in quella posizione, ho capito. Ci ho messo cinquant’anni, porca miseria, ma finalmente ci sono arrivato. Che ingenuo! Altro che boccone migliore! Quello è l’organo sessuale delle galline, la polpa tondeggiante che circonda l’orifizio da cui escono le uova, ed anche gli escrementi. Praticamente è figa e culo insieme, due parti anatomiche che nella donna i preti  hanno sempre ammirato (e spesso praticato) di nascosto. Certo, il clero una volta era potente e permaloso, ed era meglio non alludere esplicitamente a queste sue debolezze; quindi l’astuto popolino era ricorso alla sua arguzia millenaria inventando questa bugia ammiccante, questa allusione travestita da complimento. Più ci penso, e più ne sono certo: il “boccone del prete” era per i nostri avi una metafora del sesso femminile. Mi ha fatto ridere di gusto, quest’allegoria beffarda e nel contempo inattaccabile, quando l’ho capita. Però poi, quando ho avvicinato le labbra a quella parte ancora tiepida e l’ho succhiata piano, delicatamente, ben a fondo, ho provato come un piacere nuovo.

 

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6 risposte a El bocon dël prèive

  1. Anonimo ha detto:

    Manlio
    E’ un discolo tremendo,oltre al piacere
    di mangiare il pollo arrosto,(gallina)
    riesce a trovare, forse la verita’….
    sul boccone del prete!!!
    Tanti saluti e una veloce guarigione
    Carmen

  2. Anonimo ha detto:

    Fantastico questo post! Non conoscendo la storia, l’ho trovato anche, come dire, “istruttivo”. Quel che apprezzo, di questi pezzi, è che riescono a coinvolgere anche quando “toccano” argomenti (solo in un certo senso) frivoli.
    Bravo Manlio!
    Un saluto e un ulteriore augurio.
    Michele

  3. Anonimo ha detto:

    Stupendo! Sig. Manlio lei è semplicemente fantastico!
    Riesce sempre, con i suoi pezzi, a trasmettere sensazioni e mi creda, da “mangiatrice” di informazioni Le dico che è una dote ormai rara.
    Buona guarigione.
    Viola

  4. Anonimo ha detto:

    Caro Manlio,
    Sono vecchio ed ero già arrivato alla scoperta, da tempo. Forse la causa è la mia origine monferrina e contadina.
    Auguri cordiali.
    Cesco

  5. Anonimo ha detto:

    ME LO AVEVA RACCONTATO UN VECCHIO ZIO, MA TU LO HAI RACCONTATO MEGLIO. CERCA DI GUARIRE IN FRETTA CARO MANLIO GIOVANILE CHE ANDIAMO A BERCI NA BUTA D FREISA.CIAO MANLIO.
    BRUNELLO ANCH’IO GIOVANILE.
    P.S.ADESSO SI USA DIRE DIVERSAMENTE GIOVANE, MA GIOVANILE MI PIACE DI PIU’.

  6. mason ha detto:

    It is my pleasure to find your blog…Please do me a favor to update your article, i really appreiate it!!

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