Sugar Tojo (da "69 racconti di goliardia")

Sempre a proposito di Clerici Vagantes e di scherzi improvvisati, ne ricordo volentieri un altro che, più che uno scherzo, fu un esempio memorabile di stile nel gestire una classica situazione goliardica come l’uccellatio. Il termine “uccellatio” è latino maccheronico, e significa “l’atto dell’uccellare”. Uccellare, a sua volta, è verbo venatorio in italiano puro, e significa catturare gli uccelli con destrezza (reti, panie, trappole varie), senza usare armi. Si può quindi tradurre il vocabolo goliardico “uccellatio” con “abile sottrazione, furto con destrezza” o giù di lì. Ma a noi non importa tanto come tradurlo (perchè lo useremo sempre in latino), quanto sapere cosa significa in pratica. Bene: significa portar via, sottrarre un’insegna goliardica o un paramento ad un altro goliardo, senza usare la violenza. Come paramento s’intende tutto ciò che i goliardi portano addosso di atto ad identificarli come tali, ad indicare da che città vengono, a quale università sono iscritti e di quale Ordine Goliardico sono membri o insigniti.

In primo luogo, quindi, è uccellabile la feluca (che tutti i goliardi devono avere e portare possibilmente in testa) e poi via via il mantello, la “placca” (cioè il collare dal quale pende lo stemma del proprio Ordine), l’eventuale giustacuore, scudo, bandiera, gonfalone, stendardo, gagliardetto, purchè “identifichi” qualcosa. Un mantello nero senza segni particolari, voglio dire, non è uccellabile, perchè sarebbe come rubare un cappotto, o una giacca a vento. Se invece il manto ha sopra ricamate le sigle del proprio ordine, o cucito il relativo stemma, diventa uccellabile, anzi, preda ambitissima. Perché? Perché le insegne, dalla notte dei tempi, sono sacre, e sacro è il rispetto per le divise. Per far capire il concetto alle matricole, si tende loro ogni genere di tranelli. Per farsi dare, ad esempio, la feluca, “fammela provare” è la frase-trappola più tipica. Appena la feluca passa di mano e chi l’ha presa pronuncia la fatale parola “uccellata!” non la si può più recuperare se non pagando un riscatto in “valuta goliardica”. Vale a dire in Bacco (vini, liquori, pranzi, pasticcini…), Tabacco (sigarette, sigari, trinciato…) o Venere (una bella scopata con una professionista pagata dal “derubato”). Ma la matricola, dopo il primo inganno, nel consegnare la feluca o il manto pronuncia a voce alta (di fronte a testimoni) la formula “te l’affido!”, e a questo punto l’altro è obbligato a restituirla senza pretendere riscatto. Non solo: finché non l’avrà restituita ne risponderà in tutto e per tutto. Se per caso la uccellassero a lui dovrebbe pagarne il riscatto al posto del legittimo proprietario.

Il riscatto è oggetto di trattative e, come avviene nelle sfide a bolli, è consigliabile affidarsi per le stesse a un mediatore, meglio se anziano e amico dei contendenti. Il valore del riscatto sale man mano che sale l’importanza goliardica dell’oggetto uccellato e del suo proprietario. Una feluca da matricola, per esempio, può valere al massimo una bottiglia di grappa, mentre per una feluca di Capo Ordine (come il Pontefice Massimo a Torino, o il Tribuno a Padova) ci vogliono intere damigiane. Per il gonfalone si passa ai banchetti, e così via. Il riscatto, ovviamente, viene pagato (e chi si rifiuta di pagarlo viene bollato con ignominia e ostracizzato dalla comunità goliardica), purché la sottrazione dell’effetto goliardico sia avvenuta senza violenza, su persone e su cose. Non vale, ad esempio, strappare la feluca o il mantello di dosso a chi li porta, così come non vale forzare le portiere di un’auto, o scassinare le serrature di un alloggio o di un armadio per attuare l’uccellatio. Il che, in pratica, riduce l’uccellatio agli effetti lasciati incustoditi o, peggio, dimenticati.

Vi è ancora un caso in cui essa non è consentita, ed è quando il Capo Ordine (o il più alto di grado, in sua vece) dichiara solennemente l’immunità speciale (detta anche “pax goliardica”) nel luogo in cui ci si trova. Agli esteri, comunque, è sempre meglio non fidarsi e tenersi tutto ben stretto addosso, perchè ci sono certi Ordini (come i Clerici Vagantes) che non riconoscono per statuto alcuna immunità, da chiunque sia proclamata. Chi uccella è obbligato a chiedere il riscatto entro 24 ore. Non può, cioè, trattenersi il maltolto a mo’ di trofeo, e questo vale a sottolineare che si tratta di un’usanza educativa, volta ad inculcare nei goliardi rispetto e amore per le proprie insegne, e non di uno sport per collezionisti di prede. Ci cascano infatti solo i pivellini, di solito, oppure gli anziani ubriachi, come vedremo nell’episodio che segue.

Eravamo ad una cena dei Clerici, a Padova, durante una festa delle matricole dei primi anni ’70. Fra i partecipanti di grande prestigio figurava Tojo Basteri (oggi purtroppo salito alle celesti piole) che era non proprio il fondatore, ma il 2° Capo Ordine e il vero nume ispiratore dei temutissimi Cavalieri degli Scacchi di Ferrara. Ovviamente Tojo era anche Clerico, e aveva invitato al desco delle volpi il Connestabile (così si chiamano i capi degli Scacchi) di quell’anno. Non ne ricordo il nome. Ricordo che era un ragazzone corpulento come un armadio, e che beveva in proporzione alla sua mole. Ad un certo punto della serata (che intanto procedeva frizzante e musicale come non mai) costui si alzò per andare in cesso a vomitare. Fra tutti i presenti il solo Kalimero si accorse che, al ritorno, non aveva più il collare di Capo-Ordine al collo: evidentemente se l’era tolto in cesso per vomitare meglio, poi si era dimenticato di riprenderlo.

Come prima ho spiegato, il collare, il mantello o la feluca di un Capo-Ordine valgono, in termini di riscatto, una fortuna. Non si parla più di magnum di champagne, ma di banchetti, di camion di damigiane. In un attimo Kalimero si alzò e sgattaiolò in bagno, dove puntualmente trovò il Gran Collare appeso al termosifone. A questo punto un goliardo normale se lo sarebbe messo in tasca, si sarebbe goduto le ricerche affannose e vane del proprietario, e infine avrebbe fatto pervenire la richiesta di riscatto. Normale. Ma Piero “Piretto” Paltrinieri, detto Kalimero, non era un goliardo normale. Era ed è un genio della goliardia, una figura eccezionale che riuscì ad uccellare persino il palio di Siena. Dunque, trovato il collare del Connestabile, se lo mise al collo, e riapparve in sala nel bel mezzo di una canzone dal ritmo trascinante il cui ritornello diceva: “…ma perchè, amore mio, sei andato via e non mi hai detto addio!”.

Tutti cantavano e battevano il ritmo con le mani, meno Kalimero, ritto in piedi sullo sfondo, monumentale nella sua folta barbona nera da Rasputin, vicino alla porta della toilette. Poco per volta, uno per uno, tutti si chiesero perchè non tornava al suo posto. Poi guardarono meglio, videro il collare del Connestabile appeso al suo collo, e capirono. Però fecero finta di niente e continuarono a cantare, girandosi verso il  Tojo, gran protettore degli Scacchi. Costui, nel frattempo, si stava dilettando (si era ormai al caffé) in un numerino per lui abituale, che consisteva nel leccarsi continuamente l’indice dopo averlo intinto nella zuccheriera, sul tavolo. Non storcete il naso: se è per quello, Sandrino Loretti, appena entrato nei ristoranti, si metteve tutti gli stuzzicadenti negli orecchi e nelle narici, e poi li ricollocava al loro posto. Il gioco stava nel vedere chi, ignaro di questa sua abitudine, si metteva in bocca ad un certo punto uno degli stecchini “trattati”.

Ma torniamo a Padova. Ho detto che le volpi, man mano che si accorgevano della clamorosa uccellagione, continuavano a cantare, ma guardando fisso il Tojo, il quale, ad un certo punto, si chiese il perché del convergere  degli sguardi su di lui. Gli bastò alzare gli occhi: vide il collare al collo di Kalimero e capì tutto nel volgere di un nanosecondo. Rimase lì, paralizzato dalla sorpresa e dalla rabbia, col dito bianco di zucchero fermo a mezz’aria. Una frazione di secondo dopo scoppiò una delle più omeriche risate ch’io ricordi. Il buon Basteri aveva dato alla goliardia degli Scacchi un taglio un po’ troppo militaresco (divise, borchie, medaglie, sbattere di tacchi, mano sul petto, saluto obbligatorio ai superori, disciplina ferrea) e a noi che glie lo rimproveravamo rispondeva che era l’unica maniera perché il suo Ordine non facesse mai brutta figura sulle piazze.

Immaginate dunque cosa significava quell’uccellatio per lui: una pugnalata, uno sputtanamento epico. Ma dovette abbozzare. E siccome era considerato il guru, il vero capo spirituale degli Scacchi, fu soprannominato da quella sera “sugar Tojo”. L’Ordine degli Scacchi dovette naturalmente riscattare il collare del suo capo, il Connestabile, con un grande banchetto gratuito, offerto in Ferrara a tutti i Clerici. Beffa nella beffa: le volpi ci andarono indossando ognuno, come insegna, un collare di spago con al fondo legata una bustina di zucchero. Beffa nella beffa nella beffa: a fine cena Kalimero insignì solennemente Basteri del “Diabetico e Distratto Ordine della Zuccheriera”, con tanto di collare (spago&bustina), pergamena e Gaudeamus. “Sugar Tojo”, noblesse oblige, dovette chinare la testa ed accettare la beffarda onorificenza.

 

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Sugar Tojo (da "69 racconti di goliardia")

  1. Anonimo ha detto:

    Ciao, sono un fante degli Scacchi, e mi sono imbattuto per caso in questo blog, girovagando per la rete!
    Fà sempre piacere poter leggere di aneddoti divertenti sul Tojo, peccato che non l’abbia potuto conoscere…

  2. Anonimo ha detto:

    anch’io mi sono imbattuto per caso…. non conoscevo l’episodio. Come Clerico mi ha divertito, come Connestabile primo altrettanto, ma con tanta tanta tristezza
    GIN

    gags03@tiscali.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...