Nuntio vobis gaudium magnum: habemus pontificem

Sabato sera, nel ristorante sito all’interno della stazione di partenza della tramvia Sassi-Superga, i goliardi torinesi hanno celebrato il 50° anniversario della chiusura dei casini (ex iniqua lege merlina). Nella notte, poi, il Sacro Concistoro (composto dal Pontefice uscente e dai cardinali) si è riunito in conclave, e verso mezzogiorno di ieri è stato eletto il nuovo Pontefice Massimo del SOTC. Sua Santità per l’anno accademico 2008/2009 è Luca Pautasso, che è asceso al Soglio col nome di Renatus XIV. Il Supremo Ordine del Corno Taurino, in latino Supremus Ordo Taurini Cornus  (SOTC) è l’Ordine goliardico sovrano in Piemonte. Fu fondato nel 1945, e nel suo Statuto si riprese a burla l’ordine gerarchico della Chiesa Cattolica Romana, per cui si crearono le cariche di Cavaliere  (con diritto a portare sulla feluca la piuma di struzzo gialla), di Curiale  (piuma verde), di Vescovo  (piuma viola, necessariamente capo di una Vola di almeno sedici goliardi), di Cardinale  (piuma rossa), di Pontifex  (piuma bianca e feluca bianca con rete d’oro) e infine di Senatore  (piuma nera). Per le donne (allora rare in goliardia) fu creato il coro delle vestali  (piuma azzurra), con a capo la vestale massima, o Vesta  (piuma biancoazzurra).

Fu deciso che il Pontefice dovesse automaticamente decadere ogni autunno, e che i Cardinali si dovessero riunire in Conclave per eleggere il nuovo (o rieleggere il precedente, anche per più anni consecutivi, ma sempre in Conclave, e a voto segreto) prima del 25 novembre, festa delle Caterinette. Al gran ballo delle Caterinette il nuovo Pontefice dal palco benediceva le folle e ne veniva consacrato nella sua prima uscita “ufficiale”. Questo rinnovo annuale della massima carica seguiva la tradizione torinese prebellica e si allineava a città di antica tradizione goliardica come Padova, dove il capo, o Tribuno, era eletto ogni 8 Febbraio. La cadenza annuale ebbe come conseguenza l’ascesa al Soglio di personaggi talvolta poco rappresentativi, frutto magari di compromessi tra i veri “boss” goliardici del momento, ma impedì che si insediassero al vertice dell’Ordine dinastie provenienti dagli stessi gruppi ristretti. Rischio, questo, puntualmente verificatosi in altre città, come Firenze, dove il Gran Priore abdica quando gli pare, e designa lui il suo successore. Ritornando a Torino, il rito del Conclave era divertentissimo, almeno fino agli anni ’60: veniva convocato in luogo segreto, ma non troppo, per lasciare al popolo il piacere di scoprirlo. Era preceduto da un banchetto luculliano, tra fanciulle e canti, dopo il quale i cardinali si ritiravano in una stanza appartata a votare. Il popolo intanto continuava a gozzovigliare in attesa della fumata bianca, che a volte non arrivava fino all’alba, o addirittura al pomeriggio del giorno dopo. 

Non si votava mai seriamente fino alla sessantanovesima votazione, ma tutto era scrupolosamente annotato sul libro dei verbali. Alle prime tornate si sprecavano i voti ‘alla cazzo’ (Brigitte Bardot, Stalin, la maiala di to’ mà…), poi piano piano si delineavano le correnti, le candidature, le ambizioni, le vere forze in campo. Ogni tanto le LL EE (le loro eminenze, cioè i cardinali) si concedevano una pausa, per sgranchirsi, durante la quale il Cardinal Decano dava la “fumata” (appariva, cioè al popolo, per annunciare la fumata nera). Quando, finalmente, la fumata era bianca (era necessaria l’unanimità dei voti), egli dava l’annuncio al popolo gaudente con la formula di rito (“nuntio vobis gaudium magnum: habemus Pontificem, qui nomen sumpsit…”), e tosto si iniziava a fare la colletta per pagare la puttana della “coram populo”. Costei, mandata a prelevare nella notte, si univa carnalmente col nuovo eletto, e l’alcova era il tavolo dell’osteria, coperto dai mantelli goliardici di tutti. Il Pontifex, vestito del suo solo cappello, la possedeva  coram populo (cioè davanti al popolo)  fra urla di giubilo, mentre i Cardinali, strettamente obbligati al “presentat-arm” (a fare cerchio, cioè, con l’uccello in mano), ritmavano in coro la prestazione del Capo: “banda, banda come un mulo falle tremare … eccetera”.

Il primo ad introdurre questo rito fu Gino Grignolio, Pontifex del 1957/58, che fece la sua ‘coram populo’  sul biliardo del Caffè Università, in Via Po. La fallofora si chiamava Jeannette. Per questo exploit Gino scelse di adottare ufficialmente, dopo il nome “Johannes III”, il soprannome  “Fornicator”. Ancora oggi, alla sua pagina, nel Sacro Libro del Senato spicca sul fondo giallo del suo stemma un verde tavolo da bigliardo sormontato da una stecca e due palle.

 


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2 risposte a Nuntio vobis gaudium magnum: habemus pontificem

  1. Anonimo ha detto:

    Ricordi antichi, non da esserne fieri, mi sembrano fatti mediovali, anzi preistorici!
    Rattristante.

  2. jianglufi ha detto:

    Great blog I thought ,it was very interesting.

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