L'arte di mungere lo Stato

Berlusconi ha inaugurato l’altro ieri la nuova scuola di San Giuliano di Puglia, in Molise. Il terremoto del 2002 aveva fatto crollare la vecchia, causando la morte di 27 bambini. Sei anni per fare una scuola elementare sembrano tanti, ma non è un record. Di Pietro, ad esempio, deve avercene messi almeno dieci… Comunque, ironie a parte, burrasche e alluvioni, anche se ricorrenti, colpiscono geograficamente a caso. Un po’ meno i terremoti, per i quali esiste un elenco delle zone a rischio (anche se S. Giuliano, per esempio, non vi figurava, ma il terremoto non sa leggere), però chi ha costruito sui fianchi di un vulcano attivo come l’Etna non ha diritto a lagnarsi se la terra trema.

E il Vesuvio? Dal 1944 (ultima eruzione) è “in quiescenza” ma attivo, come dimostrano le fumarole sui suoi fianchi, e si sta caricando come una bomba H.  Eppure sulle sue pendici si continua a costruire e a vivere nell’incoscienza, senza neanche fare le prove di evacuazione secondo il piano che esiste, ma che è basato su dati urbanistici superati e soprattutto è sconosciuto alla popolazione. Così, quando il Vesuvio scoppierà, si griderà all’emergenza. In italia c’è il culto dell’emergenza: permette di fare i sapientoni («io lo sapevo»), fornisce una scusa per attaccare il governo («piove, governo ladro») e intorbidisce i flussi degli aiuti, pubblici e privati, così i furbastri ci guazzano.

Non per nulla i politici locali, al primo imperversar degli elementi, chiedono regolarmente lo “stato di calamità naturale”, preludio a stanziamenti e a scorciatoie burocratiche in cui i faccendieri si muovono come topi nel formaggio. La cassa statale viene bucata con i trapani più ingegnosi, come quello che dà ai sardi la “continuità territoriale”, cioè viaggi gratuiti o fortemente scontati in aereo e in nave per metterli alla pari con chi non ha il mare fra sé e il resto d’Italia. Sulla stessa base livellatrice, però, noi del nord potremmo reclamare la “continuità termica”. Qui si gela, d’inverno. Perché noi dobbiamo spendere fortune in riscaldamento, mentre al sud si godono il tepore mediterraneo? Sembra un paradosso, ma vedendo che lo Stato rimborsa gli skilift travolti dalla lava sull’Etna, vien voglia di provarci.

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Una risposta a L'arte di mungere lo Stato

  1. rate663 ha detto:

    I like the content, but that your articles have so many spaces should be modified I think, and epically the end.

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