Perché Alitalia DEVE fallire

Dopo la rottura delle trattative (avvenuta per colpa dei rossi della Cgil, lo si dica e lo si ripeta fino alla nausea, così la gente comincerà ad inchiodare i “duri” del pugno chiuso alle loro responsabilità) e il ritiro dell’offerta Cai, il governo ha una fantastica occasione per far fallire Alitalia e mandare tutti quei fagnani a spasso, senza ammortizzatori sociali. Sarebbe una salutare virata alla rotta bolscevica che ha preso l’Italia da 40 anni in qua. E la crisi mondiale, che è già iniziata (Pil dell’occidente in picchiata, borse allo sbando, banche in falllimento, e siamo solo alle prime gocce e alle prime raffiche di un tornado tipo Katrina…), consiglia più che mai di farlo.

La rotta rossa dell’Italia era (è) impressa da timoni occulti come i sindacati, la scuola, le coop pigliatutto, la kultura, i “salotti buoni” radical-chic… tutti timoni anomali, o quantomeno non previsti dalla (ai compagni tanto cara, ma solo quando gli fa comodo) Costituzione Repubblicana. Inutile incolpare i governi: sarebbe come incolpare il timoniere per aver preso la rotta sbagliata in una barca sulla quale di nascosto uno tiene un remo piantato in acqua, un altro ha buttato un’ancoretta che ara il fondo, e un altro ancora ha agganciato lo scafo ad un lontano sottomarino.

L’Alitalia perde 25 mila euro l’anno per ognuno dei suoi dipendenti (che sono quasi ventimila), cioè due miliardi e mezzo di lire  AL GIORNO. Ha 5 aerei cargo sui quali si alternano 135 piloti. Ha un Cda di 17 poltrone: tre per i sindacalisti e una per il Provveditore generale dello Stato, che dovrebbe occuparsi di comprare la carta, le lampadine e le sedie dei ministeri. La direzione, solo per decidere i nomi da dare agli aeroplani, ha istituito una commissione apposita di 8 persone (strapagate), e nel 2005, quando il passivo era già spaventoso e il fallimento dietro l’angolo, ha deciso di trasformare il logo aziendale. Schiacciando il tasto del computer, il grafico dell’agenzia pubblicitaria incaricata ha passato la scritta in corsivo, mantenendone gli stessi colori, dimensioni e caratteri. Costo di quel clic? 520mila euro (un miliardo di lire). In vent’anni Alitalia ha cambiato dieci capi-azienda: nessuno di costoro se n’è andato alla scadenza naturale del suo mandato, ma tutti hanno avuto liquidazioni faraoniche.

Le 9 (nove!) diverse sigle sindacali dell’Alitalia durante le ricorrenti crisi hanno preteso sempre di trattare direttamente col governo, scavalcando l’Amministratore delegato (controparte naturale) e dimostrando così che questa figura, anche se strapagata, è sempre stata solo un burattino messo lì dai politici. Infatti nelle trattative tutti i ministri hanno sempre calato le brache. Questo spiega come mai mentre tutte le compagnie straniere, alle prese con le crisi, tagliavano il personale e riducevano i costi, l’Alitalia faceva il contrario.

Per 14 anni, fino al 1999, è rimasto aperto a Città del Messico un ufficio dell’Alitalia con 15 dipendenti, nonostante gli aerei avessero smesso di atterrare lì fin dal 1985. Gli equipaggi in transito a Venezia vengono fatti alloggiare nel lussuoso Hotel Des Bains del Lido, con trasferimento in motoscafo. Per tutto il 2005 la compagnia ha pagato 600 stanze d’albergo (a 4 stelle) nei dintorni dell’aeroporto della Malpensa, tenendole a disposizione dei dipendenti residenti a Roma. Stanze peraltro rimaste quasi sempre vuote, perché i romani che lavoravano in lombardia preferivano venire (gratis) in aereo ogni mattina e tornarsene in famiglia ogni sera, occupando a sbafo (sulla tratta nazionale più redditizia) posti che altrimenti la compagnia avrebbe potuto vendere.

Se si divide il numero di dipendenti per RPK (quantità di passeggeri paganti) o per RTK (tonnellaggio di cargo trasportato) si scopre quante persone servono mediamente in una compagnia per far volare un cliente o trasportare una tonnellata di cargo. Bene: nel settore passeggeri per fare il lavoro di un dipendente Lufthansa servono due dipendenti Alitalia e per il trasporto merci ne servono quattro per fare il lavoro di un dipendente British Airways o Lufthansa.

Bisogna assolutamente che il commissario Fantozzi faccia proclamare dal Tribunale il fallimento della nostra compagnia di bandiera. E se tergiversa (lui o il Tribunale) bisogna che qualcuno li denunci penalmente per omissione di atti di ufficio. Fallimento, fallimento. Tutti a casa. Poi la Cai o le altre compagnie europee (che di fronte al boccone ghiotto si farebbero subito avanti col curatore) assumeranno chi serve scegliendolo fra i meno fannulloni e meno piantagrane, e gli altri che si arrangino. Così un’altra volta imparano a farsi raccomandare dalla casta per avere il posto.

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6 risposte a Perché Alitalia DEVE fallire

  1. Anonimo ha detto:

    Sottoscrivo ogni parola di Manlio e aggiungo.
    Domani, 20 settembre, a mezzo secolo dalla chiusura dei bordelli statali, l’attuale governo ha una ghiotta possibilità di varare un provvedimento di ineguagliabile valenza sociale e politica. Può, insomma, salvare dalla disoccupazione i dipendenti Alitalia e incidere, nel contempo, sull’ordine pubblico. E’ finalmente possibile riaprire i casini impiegando gli alitaliani in mobilità. Le hostess potranno svolgere a pagamento quell’attività che oggi svolgono per dovere deontologico e volontaristico. Gli assistenti di volo potranno pulire i cessi, gettare i goldoni nel non recuperabile e disciplinare il traffico in sala d’attesa. I piloti non cambieranno mansione: guideranno, infatti, i veicoli speciali per prelevare e riportare i disabili, i malati e i carcerati a trombare.
    La vendita dei velivoli, delle attrezzature, degli impianti, consentirà al Paese di iniziare il lento recupero delle faraoniche perdite di bilancio che hanno sottratto agli Italiani larghe aliquote di crescita, dando loro in cambio un catastrofico disavanzo.
    Pingosss

  2. Anonimo ha detto:

    Grande!! grande Manlio.
    Nella tua pregevole sintesi evidenzi quanto tutti sapevano e facevano finta di non conoscere.
    Da decenni i vari paraculati della ben poco darwiniana politica cattocomunista, ambivano come massima espressione professionale alla privilegiata posizione della verde uniforme con le alucce
    ( a seguire : ministeri, Rai e via con i vari enti pubblici , talvolta inventati ad hoc !)
    Offrendo alla fine un servizio tra i peggiori in assoluto ed altrettanto per maggiori costi , tra le varie compagnie aeree.
    Quindi: FALLIMENTO!! Fallimento e nessun aiuto statale. Basta aiuti caricati sulle ( s )palle di chi rusca e produce veramente.
    Hanno festeggiato alla notizia del ritiro dell’offerta??? Collioni! …adesso prendete le vostre “ scatole” e via in mezzo alla strada!
    brunoz

  3. Anonimo ha detto:

    Il guaio grosso e che finira’ tutto a tarallucci e vino……
    siamo in Italia….

  4. Anonimo ha detto:

    Grande!!! Grande il tuo scritto.
    Hai sinteticamente detto quanto tutti sanno ma pochi, pochissimi denunciano.
    Fallimento allora e che vadan a spazzar strade; ma senza ammortizzatori ed aiuti dello stato. Adesso basta.
    Han ciucciato dalle mammelle italiche per 30 e più anni; hanno rifiutato l’opportunità di avere un lavoro ( vero ) ed essere produttivi, non più ” spesa morta”; ed allora: tutti a casa.

    Ciao Manlio un caro saluto.
    bruno sancineto.

  5. Anonimo ha detto:

    Bravo! Bravo!
    Tutto giusto. Peccato che, come ha già commentato qualcuno prima di me, finirà a tarallucci e vino. Lo dimostra il fatto che quelle faccie toste hanno riso allegramente quando hanno appreso che la CIA si ritirava.
    Sanno che l’ Alitalia sarà assorbita dallo Stato e, quindi, la festa continuerà ,alle nostre spalle.Non hanno ritenuto sufficenti gli otto anni di integrazione ( a fare nulle) all’ottanta per cento dello ttipendio, promesso da Berlusconi. Già questa promessa era ignobile ma non bastava.
    Prepariamoci alle porcate future.
    Cesco

  6. sdfhrterdff ha detto:

    I like the article, but that from the article I know maybe we can be good friends.

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