Ragionevolmente nudo?

Solo nel 2000, a furia di sentirlo ripetere nei telefilm americani, i legislatori italiani si decisero ad inserire nel Codice Penale (Art.533/1: “Se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli, il giudice pronuncia sentenza di condanna…”) la precisazione tipica della giurisprudenza anglosassone “Se l’imputato risulta colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio eccetera”. La ragionevolezza recupera così la sua dignità nel campo giudiziario, dove l’uomo ha sempre cercato di anteporle la tecnica giuridica per sottrarsi alla pesante responsabilità di dover pronunciare una sentenza. Come se gli articoli di un codice, quale esso sia, potessero da soli giudicare un caso, e il magistrato non fosse che un robot incaricato di prenderne atto.

Invece no. Uomini sono (con tutti i loro limiti e le loro debolezze) coloro che stesero il codice, e uomo resta colui che lo applica. Così è successo che in Canada un giudice ha assolto sette omosessuali che avevano sfilato nudi al Gay Pride di Toronto con addosso solo gli occhiali da sole e le scarpe, perché in quelle condizioni la nudità “non era tecnicamente dimostrabile”. In quel termine “tecnicamente” c’è il senso del mio discorso introduttivo. I latini, infatti, dicevano: “summum jus, summa iniuria”, la massima giustizia equivale alla massima ingiuria. Nel caso canadese ingiuria al buonsenso. Però ingiuria comprensibile, perché la tecnica sembra sempre uno strumento più affidabile della ragione. E tutto sommato lo è: il più astruso dei codici sarà sempre preferibile ad un “buonsenso” così soggettivo e mutevole nei tempi e nei luoghi da aver permesso che venissero condannati Socrate, Cristo e Galileo.

Il rito latino del lavarsi le mani quando non si era certi della colpevolezza dell’imputato (come fece Pilato con Cristo) simboleggia proprio quello: chi condanna si lorda le mani col sangue del condannato. Purtroppo l’uomo deve comunque “sporcarsi le mani” con una sentenza ispirata alla ragione e al buonsenso, perché la tecnica da sola non può bastare. Anzi, porterebbe alla paralisi della giustizia. Guardate quanti disastri sta portando l’ipergarantismo. Il principio per cui va assolto (o ha diritto ad attenuanti) il reo che nel commettere il reato si trovava “tecnicamente” (cioè la circostanza è dimostrata da perizie medico-scientifiche) nella “momentanea incapacità d’intendere e volere”, per depressione, raptus, plagio, sonnambulismo, droghe o altro. La riduzione della pena alla Franzoni da 30 a 16 anni in appello, è dovuta a questo principio. 

Quasi tutte le cose sono “tecnicamente indimostrabili”. Per esempio che gli autonomi dei centri sociali siano coperti di privilegi dalla sinistra in cambio del loro intervento violento e intimidatorio nelle dimostrazioni di piazza. Che il finanziamento pubblico dei partiti, nonostante l’80% degli italiani l’abbia abolito con un referendum, sia continuato sotto forma di “contributo elettorale”. Che la piaga delle consulenze sia l’espediente blindato che ha sostituito le bustarelle. E via dicendo…

Il giudice canadese che ha assolto i settebelli va capito, se non approvato. “Tecnicamente” si sarà chiesto: perché una donna in topless e tanga non viene considerata nuda e un uomo con addosso solo scarpe e Rayban sì? Solo perchè l’apparato riproduttivo nel primo caso è coperto (seppur da un minuscolo triangolo) e nel secondo no? Ma allora il “nudo integrale” si deve riferire solo ai genitali, o è un concetto tecnico (corpo nudo = corpo senza alcuna copertura in ogni sua parte) privo di implicazioni sessuali?

Difficile decidere. Mai concetto fu tanto variabile nella storia quanto quello di pudore. Ancora oggi, spostandosi di poche miglia, si può passare dalle donne in topless a quelle in burqa. I nostri nonni si arrapavano per una caviglia scoperta (beati loro), mentre oggi rischia di passare inosservata persino la patata, talmente viene esibita in Tv, pettinata, rasata, truccata, persino modificata con la chirurgia plastica (tramite iniezioni di silicone nelle grandi labbra).

Vedrete che di questo passo finirà presto per essere sdoganata al nudo, almeno in spiaggia, come successe quarant’anni fa al seno con l’affermarsi del topless. Meno facile sarà lo sdoganamento del pisello, ma solo perchè le sue dimensioni sono spesso fonte di imbarazzo per il padrone. Però, se nudo dovrà essere, che lo sia per tutti. E’ il vangelo dei naturisti: il nudo di per sé non è eccitante, siamo noi che ci eccitiamo nel vedere ciò che prima era coperto. Come Adamo ed Eva che, stufi di mangiar mele, si eccitarono coprendo con una foglia di fico le posate. 

 

 

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Una risposta a Ragionevolmente nudo?

  1. Anonimo ha detto:

    Bell’articolo davvero. Una breve nota aggiuntiva. L’introduzione della formula giudiziaria “al di là di ogni ragionevole dubbio”(dalla quale non si può prescindere nel caso di condanna) dimostra, nella sua applicazione, la propria intrinseca contradditorietà, a riprova del fatto che l’inserimento del “buon senso” quale linea guida per la formulazione di una sentenza male si adatta a costrizioni codicistiche. Provo a spiegare il concetto con un esempio, a mio avviso lampante: se un soggetto viene assolto in prmo grado e, successivamente, condannato in appello (sulla base dei medesimi elementi, diversamente interpretati dal giudice del secondo grado), non è forse quella condanna, quale che sia la nuova motivazione, sempre giuridicamente viziata dal mancato rispetto del principio dell’assenza di ogni ragionevole dubbio? Infatti, come può non esservi un ragionevole dubbio, stante la precedente sentenza di assoluzione? Lascio alla magistratura la risposta….
    Saluti e complimenti al Collino, che meriterebbe di scrivere per testate ben più prestigiose di quella che non si avvale più del suo indiscusso talento.
    Michele

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