La goduria dell'anguria

Una delle mie “terronerie” è mangiare angurie. Le adoro. Ne faccio vere scorpacciate. Ci faccio colazione. Le uso persino per riempirmi lo stomaco quando sono a dieta, per sentirmi sazio senza pagare prezzi calorici eccessivi. Purtroppo, come quasi tutte le derrate alimentari, con l’avvento dell’Euro è diventata cara anche l’anguria. Nei chioschi la trovi (intera e calda) a 50/60 centesimi al chilo, da portar via. Che sono 1000/1200 lire, quando nel 2000 si trovava in agosto a 200/300. Nei supermarket costa meno, perché fa da articolo-civetta (30-40 cents), ma è calda anche lì. I furbi la comprano nel reparto frutta (refrigerato a temperature polari) dei market all’ingrosso (29+Iva). Rischiano la polmonite, ma almeno si portano a casa un’anguria fresca. 

I market all’ingrosso come la Metro, col doppio reparto (food e non-food) ad accesso libero sono il regno dei furbi. In teoria dovrebbero vendere solo a chi rivende, in realtà la tessera la danno a bracchi e verri (allocuzione dotta che sta per “cani e porci”). I negozianti ci vanno, ma comprano incrociato: quelli di alimentari vanno nel reparto non-food, e quelli di non-food viceversa. Ragionano così: “La merce del mio settore, di cui so i prezzi, non la compro qui perché so dove trovarla a meno. Per tutto il resto non conosco i prezzi, ma qui costerà sempre meno che fuori, non mi faccio mica fregare dai dettaglianti”. E così si fregano a vicenda.

Ma io mi ricordo di 30-40 anni fa, quando le angurie erano ancora color verde chiaro, e lunghe lunghe. Le comperavo a Porta Pila, ma verso sera, direttamente dai “bateur”. Niente bilancia, si andava ad occhio. Capannello di acquirenti sotto la sponda del camion, e il battitore in piedi sul cassone che si faceva lanciare al volo un anguria dai suoi garzoni, ne decantava le virtù con eloquio esilarante, poi le faceva il “tassello” con un coltellaccio, lo mostrava (“guardate com’è rossa, sangue, sangue e zucchero!”), lo faceva assaggiare ai più vicini, poi iniziava l’asta a calare: “Sarà quindici chili almeno. Chi mi dà mille lire? Nessuno? Siete dei pidocchiosi! Novecento? Neanche? Mannaggia a me che son venuto fin quassù da Foggia… ottocento? Alla faccia di San Nicola, mi avevano detto che a Torino ci stavano i signori, ma devono essere scappati tutti… settecento, fa cinquanta lire al chilo, non ci pago neanche il trasporto… Tutti sapevamo che a cinquecento l’avrebbe data, e infatti aspettavamo che lo dicesse, con aria schifata, dopodiché iniziava il lancio. Gli ovoidi da oltre dieci chili (quindici l’aveva detto lui, ma si sapeva che pesavano dai dieci ai dodici) venivano gettati a ripetizione direttamente dal cassone ai ragazzi a terra che li afferravano al volo e li consegnavano a chi aveva alzato la mano, incassandone il prezzo battuto. Altro che football americano! Lanciatori e ricevitori come quelli, abituati a lanciare ed afferrare al volo bestioni di 12 chili (30 cm di diametro per 60 di lunghezza) avrebbero spopolato al Super Bowl, con quel misero pallone ovale da mezzo chilo! E niente sacchetti di plastica: chi comperava andava via col mostro issato sulla spalla.

Adesso il prezzo al chiosco è di 3 euro la fetta, seduti, con piatto e coltello. Sembra caro, ma una granita (ghiaccio grattato con uno sbrincio di sciroppo) nei déhors dei bar costa 5 euro. E i chioschi delle angurie, poi, non sono più quegli accampamenti miserabili d’una volta, col tendone, il graticcio di canne tutt’intorno, i tavolacci comuni con la tela cerata e le angurie a bagno nell’acqua. Oggi sono in cemento e vetro, hanno frigoriferi, luci, déhors eleganti (poltrone in resina, siepi, tavolini, ombrelloni), e servono di tutto, dal caffé al whisky. Purtroppo mi succede da qualche tempo di starnutire, quando taglio l’anguria, e dopo averla mangiata am brusa ‘l pertus dj’erbëtte (mi s’infiamma quel posto dove non batte il sole). Ho pensato ad un’allergia senile, poi ho scoperto, parlandone col medico, che succede a molti: “sono i fertilizzanti chimici” ha spiegato. Che fare? Tanto, ormai la frutta è tutta così. Bella e dopata. Pazienza. Conto sui miei leggendari anticorpi “modello ferie matricolari” e trangugio. Dopotutto d’anguria non è ancora morto nessuno. Al massimo qualche Sirchia del futuro obbligherà i cocomerai a metterci l’etichetta. «Attenzione, nuoce lievemente alla salute».

 

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3 risposte a La goduria dell'anguria

  1. Anonimo ha detto:

    Caro Manlio, sono di corsa ma ho voluto trovare un minuto per dirti che l’elegia dell’anguria mi ha reso felice perchè pensavo di essere rimasto il solo a rimpiangere quei baracconi per le strade, comandati da un terrone, che ti vendeva le fette di anguria come fosse chissà cosa. Ma vuoi mettere il godere di mangiare una fetta di anguria, che stava su un pane di ghiaccio “pulitissimo”, bagnandosi sino alle orecchie e facendo a gara a chi sputava i semi più lontano!Ciao. Il solito parà con sangue terrone.

  2. Anonimo ha detto:

    E’ vero!
    A Porta Palazzo, alla sera, c’era un camion di angurie, che venivano vendute come ben descritto da Manlio!
    Me ne ero quasi dimenticato…
    Grazie.
    Roberto Topino

  3. Anonimo ha detto:

    Caro Manlio,
    Le più belle r buone angurie che ho incontrato in vita mia erano rotonde, con la buccia scura ed potevano pesare sino a venti chili. Le trovai in Toscana ed ho una adeguata documentazione fotografica. Peccato che quasta fotografia risalga a prima della ultima guerra. Oggi , su quei campi imperversano i girasoli per l’olio di semi.
    Cesco

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