Presa per il culatello

 

Riporto qui di seguito il “Buonanotte” citato nei commenti al post di ieri. Mattia ricorda una vacca, ma era una scrofa. E non per questioni di maggior mansuetudine o minori dimensioni dei suini rispetto ai bovini: semplicemente il garzone indiano aveva a tiro quelli, e bon. Circa gli amplessi con gli ovini lascio la parola a Manfredi nel BN, e su quelli con gli equini ricordo la scena del film “Padre padrone” in cui il pastorello protagonista sale su un trespolo per far sesso con una mula (Trieste non c’entra). Ecco il pezzo:

 

Denunciato a Castelleone (Cremona) un indiano trentenne sorpreso a far sesso con una scrofa, dopo averla legata al recinto. Pare che non fosse la prima volta. Il proprietario delle scrofe s’era addirittura appostato, perché voleva capire cosa le rendesse da un anno così inquiete, di notte. Il servizio del Tg-Com, nel riportare la vicenda, ha usato termini come “fattaccio, abuso sessuale” e l’ha trattata con toni molto scandalizzati, ma in fondo cos’ha fatto quel povero garzone di stalla? L’amore con troie quadrupedi, non avendo i soldi per le bipedi. Avesse derubato il padrone e fosse fuggito, del suo reato non si sarebbe occupato neanche il giornaletto locale. Invece ha fatto sesso, e per di più maltrattando un animale, così è finito nei Tg nazionali. La solita sessuofobia di matrice cattolica, tipicamente italiana, esige che in questi casi tutti si dicano indignati. Nel caso specifico anche indispettiti, per non poter dare del porco al reo senza implicitamente assolverlo.   

Ben altri e ben peggiori sono i maltrattamenti inflitti dall’uomo agli animali. Bovini e suini presi al lazo, sbattuti a terra, legati e marchiati a fuoco. Ovini idem, per la tosatura. Polli chiusi in microgabbie poco più grandi di una scatola da scarpe, con la luce sempre accesa perché crescano più in fretta. Oche immobilizzate e ingozzate a forza con un imbuto perché il loro fegato si ammali e degeneri in foie gras. Circa il sesso, ditemi: per una scrofa, una mucca o una cavalla è peggio venir legata per ricevere nella vagina un pene umano, o per ricevere l’intero avambraccio del veterinario armato di siringa per la fecondazione artificiale? E che mi dite degli stalloni famosi come Varenne, costretti a montare un manichino spruzzato d’ormoni femminili per depositarvi dentro il loro prezioso seme? Anche il metodo classico è crudele: per non rischiare un flop del campione, si fa ‘scaldare’ la femmina dal cosiddetto “cavallo ruffiano”, un povero stallone che fa petting, si struscia, la bacia, la eccita, e quando finalmente si alza sulle zampe posteriori per montarla gli danno una frustata sui coglioni e lo trascinano via, mentre il campione termina la monta. Altro che l’indiano! 

Nino Manfredi, che da ragazzo fece occasionalmente il pastore in Ciociaria, non nascondeva d’aver fatto sesso con le pecore. Una volta, ad una giornalista che glie ne chiedeva conferma (pensando d’imbarazzarlo) il grande attore rispose: “Deve sapere, signorina, che quella è una pratica diffusissima fra i pastori, specie in passato. Ai miei tempi le ragazze non la davano, il paese più vicino distava dall’ovile mezza giornata di cammino, e comunque i soldi per le puttane non li avevamo. E poi, mi creda: nel far sesso la pecora ha almeno tre vantaggi sulla donna. Primo, non vuole essere pagata. Secondo, non si lagna se sei rapido. Terzo, quando hai finito non ti dice:”E adesso cosa penserai di me?” 

 

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