Ci vuole spirito

Gotto di frèisa in mano, parlavo a casa d’amici del “pericolo islamico”. Il mio interlocutore era un vecchio immigrato pugliese (laureato) che aveva saggiato sulla sua pelle l’astio piemontardo degli anni ’50 contro i “napuli”, quello dei cartelli “Affittasi, non a meridionali”. Ricostruivo, fra ‘na fëtta ‘d salàm ‘d la reusa e l’aotra, le quattro grandi ondate migratorie subìte daTorino da due secoli in qua. La prima fu quella dei “pacu”, i paesanotti, che fra il 1830 e il 1860 quasi raddoppiò la popolazione della capitale dell’allora Regno di Sardegna. Erano tutti piemontesi, contadini e montanari, spinti dalla fame e disposti a fare i lavori più umili. Calare a Torino fu per loro ancora un privilegio, rispetto a quelli che emigrarono in Francia e nelle due Americhe. La seconda ondata, nel primo ‘900, fu quella dei veneti. Era già un’immigrazione operaia, che trovò facile collocamento nelle nascenti industrie metalmeccaniche e tessili (Fiat, Lancia, Snia Viscosa…). Poi venne il secondo dopoguerra, e fu la volta della terza ondata, quella dei “terroni”. Baffi neri e coppola, scendevano spaesati a Porta Nuova dai “treni del sole”, con la valigia di cartone in una mano, e la chiamata di Valletta nell’altra. In trent’anni ne vennero così tanti che superarono, come numero, la popolazione preesistente. Però anch’essi, chi più chi meno celermente, s’integrarono.

La quarta, ultima e peggiore ondata ha investito la città (e la nazione intera) verso la fine del secondo millennio. E’ l’invasione massiccia degli extracomunitari (africani, balcanici, asiatici, rom…), quelli che nessuno vuole e nessuno ha chiamato qui, e che creano enormi problemi di convivenza perché non hanno alcuna intenzione d’integrarsi. “Specialmente gli islamici preoccupano – dicevo, passando al cotechino – per via del loro fanatismo religioso”. La risposta dell’ex-tèradapipe addottorato mi ha lasciato di sale: “basterebbe ribattere colpo su colpo, come fa Israele. Ad ogni attentato, spianare un loro paese”. Non so cosa intendesse per spianare. Se abbattere le case con le ruspe dopo averne evacuato gli abitanti (come in effetti faceva Sharon), oppure bombardarle a tappeto uccidendo migliaia d’innocenti (come a volte fanno gli americani in Iraq e in Afghanistan).

Non ho voluto approfondire, e mi sono alzato da tavola con la scusa di fumare. Non ero indignato (riconosco a chiunque piena libertà d’opinione e d’espressione), ma ero convinto che quel tipo di reazione non avrebbe funzionato, soprattutto per il casino che ci avrebbero costruito su le sinistre in tutto il mondo. Però, sinceramente, non avrei saputo cosa proporre in alternativa alla soluzione “forte”. Perché, se la strategia del ‘pugno di ferro’ non ha finora risolto il problema dell’aggressività islamica, la pratica cristiana del porgere l’altra guancia lo ha addirittura aggravato, ringalluzzendo i mullah.

Passando al culatello, pensavo fra me e me che se alla battaglia di Lepanto, lo scontro navale che vide soccombere i maomettani di fronte alla flotta cristiana (della quale – lo sottolineo con un pizzico d’orgoglio – faceva parte anche la marina sabauda), se a Lepanto – cogitavo – i cannoni dei nostri velieri fossero stati caricati a fiori anziché a granate, altro che culatello, altro che frèisa, stasera! E mentre meditavo su un’ipotetica terza via tra Fallacinghiate e arcobaleccate, mi sono versato una grappa. L’ho fatto istintivamente. Certe cose vanno prese con spirito, e quello ai maomettani manca proprio, in entrambi i sensi.

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2 risposte a Ci vuole spirito

  1. Anonimo ha detto:

    Quello che ha detto il signore , fa il paio con quello che dissi, più di dieci anni or sono, quando cominciarono gli sbarchi clandestini” Si doveva sparare al primo che metteva piede sulla nostra terra ,senza permesso.” Avremmo evitato le centinaia di morti che sono avvenute, durante tutti questi anni, sui barconi, nei container, ed in tutti gli altri modi con cui i clandestini sono entrati. Chi ha guadagnato, in tutto questo permissivismo, è soltanto la delinquenza organizzata.
    Cesco

  2. dsfthsrd ha detto:

    Scanning your blog is a necessary task that I do everyday.

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