Opera ipsa est periculum

 

Nessuno è bravo come gli italiani a fare il virtuoso a parole. Dote innata o tratto caratteristico distillato nei secoli dalla necessità di mentire ai tiranni? Mah… Difficile dirlo, vedendo l’ipocrisia buonista del “politically correct” trionfare in paesi di antica tradizione democratica come l’Inghilterra o gli Usa. Di certo, un buon contributo alla nostra eccellenza dissimulatoria l’ha dato la chiesa cattolica, con l’inquisizione prima e con il bigottismo intransigente poi, ma non perdiamoci in quesiti sulle origini di questo nostro neo. C’è, e basta. A maggior ragione adesso che la realtà si è fatta mediatica (basta annunciare una riforma in Tv perché la gente la dia per fatta), c’era da aspettarsi tutto quel can can mediatico sulle ‘morti bianche’ che ci viene somministrato ad ogni incidente sul lavoro con più di due vittime.

Nessuno che parafrasi Terenzio? Il grande commediografo latino scrisse circa i mali senili “senectus ipsa est morbus” la vecchiaia stessa è una malattia. E allora, ragionando sui pericoli del lavoro, si potrebbe dire “opera ipsa est periculum”, l’attività stessa è un pericolo. Nel senso che la prudenza è buona consigliera non solo nel lavoro, ma in tutte le fasi della vita  attiva. Persino di quella passiva come il sonno, perché non dormire abbastanza accresce la pericolosità della veglia. Se occorre stare attenti a quel che si fa da quando si mette il piede fuor di letto a quando ci si tira la coperta sul naso, perché non si dovrebbe essere vigili e prudenti (a maggior ragione) sul lavoro?

Tutto è pericoloso nella vita, fin dal mattino. Come ci si lava, come ci si veste, quello che si mangia, e in molti casi anche quello che si dice… La pretesa dei governi di tutelarci come bambini ritardati è una delle cose più indisponenti della moderna organizzazione sociale. Mangiate questo e quello, fate moto, se fa caldo bevete, se fa freddo copritevi, mettetevi il casco sulle due ruote e sugli sci, allacciatevi le cinture, non fate il bagno se c’è il mare mosso, portatevi dietro questo e quello (dal triangolo in auto ai razzi segnalatori in barca)… Se fossero solo raccomandazioni, pazienza. Ma nel momento in cui diventano leggi, e prevedono sanzioni salatissime per gli imprudenti che le violano, mi stanno francamente sulle palle.

Qui in Italia abbiamo, anche grazie all’Europa dei burosauri (che non avendo altra funzione politica se non quella di partorire regolamenti astrusi e fissare le dimensioni dei cetrioli, ci stressa di continuo con queste idiozie), il regolamento più severo sulla sicurezza del lavoro che esista in occidente, la legge 626. Tralascio le sue incongruenze e il suo costo per le imprese. Mi chiedo solo se vogliamo contemplare una buona volta anche la sua violazione da parte degli stessi lavoratori. Si è distratto. Non si era legato. Non aveva il casco. Si è addormentato al volante…

Non voglio arrivare sempre al “se l’è cercata”. Voglio solo che si prenda in considerazione quest’eventualità, senza pretendere di prevenire l’incidente sempre e in ogni caso, di anticipare le negligenze più improbabili, di scongiurare una pericolosità che, ripeto, è insita nell’attività quotidiana di chiunque, che lavori o no. Perché aggiungendo costi notevoli al lavoro con le loro cervellotiche norme antiinfortunistiche, i legislatori invogliano sempre di più gli imprenditori strozzati da margini irrisori a violarle. Se il gioco vale la candela, la gente gioca. E sull’altro versante, se il lavoro viene presentato come un’attività “ope legis” scevra da rischi, si incoraggia la negligenza, la sicumera di chi lavora credendosi al riparo da ogni rischio. Ultima domandina: quella di Unterkircher, l’alpinista professionista morto nel crepaccio sull’Himalaya, è da considerarsi morte bianca? 

 

 

 

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4 risposte a Opera ipsa est periculum

  1. Anonimo ha detto:

    Splendido pezzo, ricco di un anticonformismo sano, tutt’altro che di facciata. Vorrei commentare più a lungo, ma, ahimè, il tempo è tiranno.
    Complimenti a Manlio, che non ci delude mai, così come, invece, ci delude assai TorinioCronaca, che continua imperterrita a non voler ammettere quanto talento ha inopportunamente perso decidendo di non servirsi più del prezioso Collino.
    Saluti.
    Michele

  2. Anonimo ha detto:

    A ocnferma di quanto esprime molto bene, come sempre, Manlio, vorrei
    aggiungere qualche riflessione dettata da una vita passata nel mondo del lavoro. Per decenni ho costruito apparechiature di sicurezza da applicarsi
    sulle macchine pericolose come , ad esempio, le presse. Stranamente ho incontrato l’ostilità dei sindacalisti i quali vedevano ,in queste apparecchiature ,un mezzo per accelerare la produzione e quindi lo sfruttamento del lavoratore.Ne hanno sabotato l’applicazione affermando che i raggi infrarossi nuocevano alla fertilità delle donne ed alla vista degli uomini! Basti pensare che al mare vi sono raggi infrarossi migliaia di volte più intensi di quelli emessi dalle mie apparecchiature e le donne ne approfittano per la tintarella. Ho dovuto far ricorso alla consulenza
    di professori emeriti ,specializzati nella medicina del lavoro, per far cadere nel ridicolo le affermazioni dei sindacalisti. Mi fermo per non abusare della pazienza dei lettori.
    Sancho

  3. Valter Burrescia ha detto:

    Sono d’accordo in parte.
    Vero é che per rispettare le norme di sicurezza le Imprese evono affrontare dei costi, ma é anche vero che, se la sicurezza si persegue con i giusti mezzi e con i giusti modi, ciò che si spende può trasformarsi in economia: basti pensare al costo derivante ad un imprenditore per l’assenza di un operaio o di un dipendente che deve assentarsi dal lavoro a seguito di un infortunio, o all’economia in termini di riduzioni contributive previste per le imprese che rispettano le norrme.
    Da conoscitore della materia, (sono stato il primo Responsabile per la Sicurezza Sul Lavoro della Regione Siciliana ecc. ecc.) e per le informazioni che ho dalla stampa, devo dire che se da un lato sembra che spesso sia stato lo stesso incidentato a non rispettare le norme e le precauzioni di sicurezza, é anche vero che non si sà fino a che punto gli sia stata fornita la necessaria formazione e informazione in merito ai rischi del suo lavoro e ai mezzi per ridurne gli effetti.
    Sempre da conoscitore della materia ritengo che la vera sicurezza vada ricercata nel buon senso: soffro molto quando apprendo di morti sul lavoro che si potevano evitare solo con il buon senso… ma questo, purtroppo, non sempre si può apprendere con i “corsi di formazione” imposti dalla norma!!
    Valter

  4. Anonimo ha detto:

    Alcune parole del Sig. Valter mi incitano a ritornare sul discorso della
    sicurezza. Egli dice” sembra che spesso sia stato lo stesso incidentato
    a non rispettare le norme” Ricordo che le norme di sicurezza per le presse
    richiedevano un comando con due pulsanti per azionare la macchina.Purtroppo
    qualcuno, per motivi suoi, bloccava con uno stecchino uno dei pulsanti e quindi lavorava con un solo pulsante. L’incidente era inevitabile perchè solo una delle mani era impegnata e l’altra poteva trovarsi nella zona di pericolo.In una azienda, per evitare questo, avevano messo le manette agli
    operatori. Qualsiasi movimento verso la zona di pericolo provocava l’arresto della macchina.La strada della sicurezza è lunga:
    Sancho

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