Capperi!

 

Strada Val Pattonera, a Torino, prima di arrampicarsi verso pian del Lot corre in basso fra alti muri, ed ha sul lato un canaletto per lo scorrimento dell’acqua piovana dove in estate crescono molte erbacce. L’altro giorno ho visto un anziano che ne accarezzava una, sembrava che la potasse. Mi sono fermato a curiosare, e ho visto che ne staccava con cura piccole gemme verdi: erano capperi. «Ce ne sono molti, qui in collina – mi ha detto l’anziano raccoglitore – nelle parti ben esposte al sole». Io a dire il vero mi sono un po’ vergognato. Fosse cresciuto sotto casa mia, quel cespuglio, l’avrei strappato e buttato per fare pulizia, senza saper cos’era.

M’è venuta in mente la mia prozia, magna Lia, che andava in collina a raccogliere i “luvërtin” (asparagi selvatici) e certe ortiche con cui faceva frittate deliziose. Ho ripensato anche a com’era nel dopoguerra Corso Vittorio, verso Piazza Rivoli: tutto prati e pochi palazzi. Mamma non voleva che ci andassimo per via delle bombe inesplose, ma in primavera i prati erano pieni di gente col culo all’aria, intenta a raccogliere i “virasoi”, i girasoli (l’insalatina di tarassaco). Che patrimonio di conoscenze agroalimentari s’è perduto con le ultime generazioni! Le “erbëtte” – pensavo – chi le raccoglie, chi le riconosce più ormai?

Invece mi sbagliavo. Su Internet ho trovato addirittura 177 siti che ne parlano. Con descrizioni, ricette, foto, gite e corsi per conoscerle. Una meraviglia. Ho imparato che la margheritina (“bellis perennis”), di cui il mio giardino è pieno d’estate e d’inverno, non solo ha foglie commestibili, ma è prodigiosa per rimarginare le ferite, dote alla quale deve il nome “bellis” (da “bellum”, guerra). Ma ho letto anche che ogni settimana scompaiono due razze d’animali d’allevamento, e ben 1.350 sono a rischio estinzione (dati FAO). Negli ultimi 15 anni, 300 delle 6.000 specie vegetali (tra selvatiche e coltivate) identificate dalla FAO si sono estinte. Nei millenni circa 10.000 di esse erano state utilizzate a scopo alimentare. Ora, non più di 120 specie coltivate forniscono il 90% del cibo d’origine vegetale. Viva Internet, che è arrivata appena in tempo per salvare quel poco che non abbiamo ancora perso. Però bisogna che i giovani si diano da fare, come l’omino dei capperi di Cavoretto.

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...