Signori, si scende

Finalmente il caldo, anche qui al nord. Ed è subito estate. In leggero ritardo come le belle donne, ma trionfante di odori, d’insetti e di sudori, corredata dal canto dei grilli e dalle regolari imprecazioni per l’afa da parte degli stessi insoddisfatti cronici che fino a pochi giorni fa imprecavano per la pioggia ed il freddo. Sono le notti più corte dell’anno, queste. Le belle notti quando alzi il capo e il primo albore ti sorprende col bicchiere in mano e la discussione a metà “òstia, ragazzi, abbiamo fatto l’alba”. Quelle in cui per chi legge o per chi giace insonne senza poter vedere fuori, giunge dai rami viciniori l’annuncio dell’alba dato dal pigolare degli uccellini, che insieme al rumore dei primi bus usciti dal deposito sostituisce per noi cittadini i perduti chicchirichì e l’ormai vietato din don dei campanili.

Estate. Sonno intermittente per impraticabilità di letto. Frescura inseguita per viali e per giardini, o sul terrazzo chi ce l’ha, se no va bene anche il balcone, e persino il gioco sapiente della corrente d’aria fra le finestre spalancate. Malinconia sottile nel pensare che d’ora in poi le giornate saranno sempre un po’ più corte… e sembra proprio d’aver svoltato un angolo, di essere già in marcia sul rettilineo opposto, in fondo al quale sta quell’inverno che ripaga del calore, a immaginarlo, ma fa sentire più vecchi. Il solstizio d’estate ha in sè la gioia e la malinconia delle date/capoverso, come i compleanni, adorati dai bambini, festeggiati dai giovani, tollerati dai maturi, odiati dai vecchi.

Cominciano, almeno, i piacevoli riti del mangiare all’aperto e del poter fumare senza doversi alzare da tavola. Rientra in servizio la barbecue. “Il” o “la” barbecue? Il dizionario dice “il” perché è un termine inglese derivato dallo spagnolo “barbacoa”, a sua volta importato dai Caraibi. Ecco, vedi: uno apre il vocabolario e in un amen ha già fatto un viaggio di ventimila leghe: il vocabolario è l’internet di chi è refrattario al computer. Forse va bene l’articolo femminile “la” per indicare la mangiata, il rito culinario, e quello maschile “il” per indicare l’arnese vero e proprio (fornello o camino che sia) dove si fa la brace. Volendo, si può usare l’ottimo termine italiano “grigliata”, femminile. Rigidamente maschile invece, per accettata tradizione americana, è il ruolo dell’officiante del rito sull’altare fumante, tanto che spesso egli si barda con grembiuli quasi sacerdotali, buffi a vedersi.

E’ un punto d’onore, per il padron di casa, cucinare personalmente la grigliata. E gli altri maschi, solidali, ti stanno tutti intorno a suggerire e commentare (“…ma come, la brace per il pesce non la fai col legno d’ulivo? Peccato! L’ulivo è la pira ideale per i defunti di mare come lo è il corbezzolo per quelli di terra…”) e tu non sai se parla sul serio, caso nel quale ti vien voglia di mandarlo in mona, o se ti prende solo in giro, e allora va bene perché fa allegria. “Attento alla salsiccia, che cuoce prima… gira quella costina… bagna, che secca tutto… soffia, che la brace muore… abbassa la griglia… no, il sale dopo…” e alla fine il risultato di tanto affannarsi è spesso una gran vassoiata di carni quasi carbonizzate.

E’ a quel punto che la padrona di casa, subdola, celebra il suo trionfo. Zitta zitta va in cucina ed estrae dal forno i polli arrosto belli caldi, appena comperati di nascosto al Pam. La grande abboffata è salva. Applausi.

 

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3 risposte a Signori, si scende

  1. Anonimo ha detto:

    Molto “buono”, questo pezzo: fa venire l’acquolina in bocca, a leggerlo. Per quanto riguarda il/la “barbecue” io credevo, in base a quanto mi si raccontava da bambino, che il termine derivasse dal francese: “dalla barba alla coda”, intendendosi, con tale locuzione, una modalità di cottura della capra. Si vede che per farmi mangiare ne inventavano di tutti i colori; adesso, di sicuro, non ce n’è più bisogno…
    Michele

  2. Anonimo ha detto:

    A me il barbecue riesce bene, bisogna fare un po’ di attenzione, preparare la brace e avere i “gusti” a portata di mano.
    Buon appetito!
    Roberto Topino

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